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Il caso

Il medico va in pensione e Campodipietra resta senza assistenza. In Molise sono 20 i paesi scoperti

Col pensionamento del dottor Padulo i suoi assistiti di Campodipietra sono rimasti senza medico di famiglia: chi ha trovato posto si è rivolto ai titolari degli ambulatori di Toro o Campobasso ma quella della carenza di specialisti di medicina generale è un problema che riguarda molti altri paesi in Molise. Asrem ha pubblicato un avviso il mese scorso per coprire 23 postazioni nei distretti del capoluogo, Isernia e Termoli.

Uno studio dentistico, una farmacia, poste, una pediatra, una bella scuola, addirittura un laboratorio odontotecnico, ma il medico di base non c’è.

Succede a Campodipietra, comune al confine con Campobasso popolato da circa 2400 residenti. A fine dicembre lo storico dottore del paese, Graziano Padulo, è andato in pensione e non è stato sostituito.

Accade ogni volta. Primonumero lo ha raccontato in più occasioni col risultato, ahimè anche questo sempre uguale, che gli assistiti restano senza assistenza a volte per un breve periodo altre volte molto più a lungo.

Attivo sul territorio da diversi anni, il dottor Padulo seguiva centinaia di persone. Il 31 dicembre ha smesso di lavorare “e da allora – ce lo conferma anche il sindaco Peppe Notartomaso – ho ricevuto un sacco di telefonate per questa situazione di disagio che molti dei sui ex pazienti, specie quelli più anziani, stanno vivendo”.

campodipietra

Che tutto questo sarebbe successo la Asrem lo sapeva già tanto che, prima di questa data, aveva individuato le zone carenti di medicina generale per l’assistenza primaria nei tre distretti di Campobasso, Isernia e Termoli (delibera 1512 del 17/12/2021).

Sono 23, in 20 paesi differenti, i medici che, al 2021, mancano all’appello e per i quali, lo leggiamo sempre sul Burm del 5 gennaio scorso, la Asrem ha pubblicato un avviso invitando i medici interessati a presentare le domande così da coprire le zone carenti che sono di seguito elencate: San Biase, Petrella Tifernina, Baranello, Castropignano, Spinete, Campodipietra per il distretto di Campobasso; Cantalupo, Montaquila, Bagnoli del Trigno e Sant’Angelo del Pesco per quello di Isernia; Termoli (dove ne mancano 2), Campomarino, Casacalenda, Civitacampomarano, Guglionesi (ben 3), Castelmauro, Montemitro, Montefalcone nel Sannio, Tavenna e Portocannone per il distretto di Termoli,

I tempi di quell’avviso pubblico sono abbondantemente trascorsi ma le sedi degli ambulatori sono ancora scoperte cosi che molti assistiti hanno ripiegato su ambulatori nei comuni a loro più vicini.

A Guglionesi, per esempio, dove la carenza è addirittura di tre medici, la soluzione è stata quella di andare dal medico di base di San Giacomo. A Campodipietra ci si è rivolti negli studi dei dottori Tucci o Salzmann di Toro. Oppure direttamente a Campobasso data la vicinanza col capoluogo regionale.

Il problema però resta, come ci racconta il dottor Roberto Salzmann: “Ho preso ex assistiti del dottor Padulo in piccola parte perché ho già raggiunto il massimale (che per i medici di base è di circa 1500 persone, ndr). Farò qualche ricongiungimento (mamma e figlio per esempio) ma non posso andare oltre anche se non di rado mi capita di visitare pazienti non miei per non lasciarli senza assistenza”.

Il fenomeno della carenza dei medici di famiglia è diffuso in Molise come nel resto d’Italia. Nella nostra regione la questione è complessa anche per ragioni legate allo spopolamento, all’anzianità degli assistiti e per il tipo di territorio che rende ridicole certe distanze chilometriche solo sulla carta. Questo scoraggia sia chi è rimasto senza medico a spostarsi in un comune  diverso da quello di residenza, sia gli stessi medici a dare disponibilità per curare un piccolo gruppo di persone per le quali non vale la pena affittare un locale che poi deve avere alcune caratteristiche particolari per essere autorizzato come ambulatorio medico.

Peppe Notartomaso

Il sindaco di Campodipietra ha una soluzione in tasca che potrebbe risolvere in tutto o in parte questo problema: “Vorremmo mettere a disposizione dei locali comunali per creare una sorta di poliambulatorio dove le persone del posto e dei comuni vicini possono rivolgersi anche se non troveranno sempre lo stesso medico o il medico che gli è stato assegnato. Almeno così si potrebbe garantire l’assistenza”.

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