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L'ultimo addio

Ciao Big Gino, il saluto commosso della sua Campobasso: “Era dalla parte delle persone”

Si sono celebrati questa mattina alle 11 nella chiesa di San Giuseppe Artigiano i funerali di Gino Di Bartolomeo. Il feretro è stato avvolto dalla sciarpa rossoblù “scannett allert” dei tifosi del Campobasso. Lutto cittadino con la presenza di tutte le autorità e tantissimi cittadini che hanno voluto rendere onore all’ex sindaco del capoluogo, presidente della Regione, del Consiglio Proviciale e senatore della Repubblica

C’è la sciarpa con i colori rossoblù della sua città. E la scritta che era un po’ il suo leit motiv “Scannett allert” sulla bara portata nella chiesa di San Giuseppe Artigiano, scortata dai vigili urbani in grande uniforme. Ci sono i gonfaloni del Comune e quello della Regione Molise: è il segno immediato e tangibile della missione e del pensiero di Gino Di Bartolomeo, ex sindaco del capoluogo dopo un percorso politico che lo ha portato sugli scranni della Regione, della Provincia e del Senato.

È il funerale della città. In chiesa non possono entrare tutti. Lungo la navata centrale ci sono la politica cittadina e regionale. Ma il colpo d’occhio è la gente, un po’ ovunque: è un funerale in cui prevale la comunità. Quella di Gino Di Bartolomeo.

“Era uno di noi – dicono tutti – perché quell’aria empatica lo portava vicino a chiunque”.

Funerali Big Gino

“Ginuccio era l’amico che tutti avremmo desiderato, che sicuramente ci avrebbe aiutato” piange un signore sull’ottantina mentre si tiene al braccio del nipote adolescente e si avvia “ai posti davanti – sussurra all’orecchio del ragazzo – che lo devo salutare per bene”.

Funerali Big Gino

“Gino pregava, a modo suo, in silenzio, ma pregava. Credeva in Dio e ne voleva la presenza nella sua vita e la chiedeva anche nella sofferenza che certamente non gli è stata risparmiata – ha detto dal pulpito Don Vittorio Perrella, parroco di San Giuseppe ma soprattutto amico storico del senatore -. Di Gino tutti portiamo nel cuore la sua onestà. Schietta, qualche volte finanche burbera, ma sempre trasparente. Mai finta”.

Ma a celebrare messa con don Vittorio, al suo fianco, è Monsignore Giancarlo Maria Bregantini che di Gino di Bartolomeo dice “era la dignità di chi con orgoglio urlava le proprie origini sane e irreprensibili. Era la passione per la politica e per le storie delle persone. Un ambizioso che non ha mai ceduto a compromessi. Era l’amore per la sua città: nessuno più di lui incarnava la campobassanità. Quella vera”.

Funerali Big Gino Fratangelo

Fino alla fine auspicava un rinsavimento della politica, resa mediocre da dinamiche a cui lui mai si è sottomesso. Auspicava il cambiamento, il perseguimento di idee forti con modi rispettosi che fossero al servizio della popolazione. Auspicava: giudizio.

D’altronde proprio luiHa superato muri che sembravano insuperabili soprattutto quando è stato sindaco e lo ha fatto con la tenacia di una fermezza gentile, ironica, mai fuori posto. Lo ha fatto con la forza della prudenza, dell’attenzione e della perspicacia”. Sì, perché Gino Di Bartolomeo “ci vedeva lungo” ha detto dal pulpito anche il sindaco di Castellino del Biferno, Enrico Fratangelo, che del suo Comune ha reso Gino “cittadino onorario”.

Politico appassionato, uomo per bene, padre affettuoso, zio di mezza città, nonno dei bambini, mentre gli altri pensavano a cosa fare, lui aveva già individuato le possibili soluzioni. Mentre “gli altri pensavano a come fregarlo” lui aveva già tirato un cazzotto sul tavolo palesando il primo altolà.

Tutti gli interventi ne hanno ricordato la vivacità intellettuale, l’arguzia politica, la risolutezza, la praticità, l’empatia, la gentilezza ma anche l’impegno per i deboli, la scelta di parlare alla gente senza artifizi ma con un linguaggio semplice, schietto e diretto. “Sono stato eletto dai cittadini non dai politici. E’ alla gente che devo rendere conto” rispondeva a chi sottolineava la sua irriverenza ai tavoli della politica, quella fatta nelle stanze dei bottoni “che io – diceva – proprio non digerisco”.

Lo riconosce anche il sindaco di Campobasso. Roberto Gravina che – commosso – quando prende la parola rammenta: “E’ difficile salutare una platea commossa per la dipartita di un uomo che ha indossato, con orgoglio, la stessa fascia che oggi mi onoro di indossare io per salutare un Sindaco… un primo cittadino di nome e di fatto. Quell’orgoglio, Luigi di Bartolomeo, per tutti Gino, lo ha sempre mostrato, sin da quando, apertamente, anche contro alcuni, dichiarò a gran voce di voler diventare sindaco della sua amata Campobasso. Perché il politico, Gino, lo aveva già fatto a 360 gradi, salendo ai vertici di tutte le istituzioni locali, arrivando anche a Roma, dove non nascondeva il suo disagio per essere un semplice numero, distaccato dalla gente, dalla sua gente. È così che Gino diventa big Gino, capace di una comunicatività tutta sua, capace di passare da argomenti leggeri, con una ilarità travolgente, a momenti estremamente seri, con un piglio e una capacità di analisi concreta frutto di anni e anni di esperienza amministrativa, a momenti riflessivi e interiori, con una sensibilità che non ti aspettavi. Ed è qui che il politico non c’entrava nulla, è qui che veniva fuori il personaggio, perché Gino di Bartolomeo, oggi, viene celebrato prima ancora che come politico come un personaggio di questa città.

Il lutto cittadino, infatti, raccoglie il sentimento che la comunità ha manifestato per la perdita di una figura che ha rappresentato la campobassanità radicata nella nostra collettività cittadina e lo testimoniano le innumerevoli manifestazioni di affetto che la sua dipartita ha provocato. Una campobassanità capace di essere comunicata in modo trasversale: dai più piccoli, ai ragazzi e agli adulti, ognuno è stato raggiunto e toccato dalle sue parole dirette, coraggiose e leali che mettevano al primo posto, dinanzi a ogni discussione anche forte, i rapporti sociali e umani”.

C’è il presidente della Regione Donato Toma, visibilmente commosso, che lo ricorda, imitandone l’inconfondibile vocione, quando gli telefonò perché sistemasse il Bilancio del Comune di Campobasso. E c’è la gente che, all’uscita dalla chiesa, bacia il feretro, lo accoglie con un lungo applauso, con l’urlo commovente di Umberto Annuario, altro campobassano verace: “Gino, nessuno sarà come te”.

Ci sono lacrime inghiottite e mani che asciugano le lacrime difficili da trattenere. Ma adesso basta, lo avrebbe detto anche Gino. Anzi, lui, in mezzo a questo fiume di parole si sarebbe alzato diretto verso l’uscita per accendersi un’altra sigaretta. Ciao Gino, continuerai a fare rumore.

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