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Nulla di fatto dopo la sesta votazione

Quirinale, dopo disfatta di Casellati si stringe su un altro presidente donna: svolta su Elisabetta Belloni

Nemmeno nel quinto e nel sesto scrutinio è stato raggiunto il quorum necessario per eleggere il nuovo Capo dello Stato. E' stata un'altra giornata caldissima, durante la quale si è consumata la bruciante sconfitta del centrodestra sulla candidatura del presidente del Senato Elisabetta Casellati a causa di circa sessanta franchi tiratori. Il Movimento 5 Stelle pone ancora veti su Draghi, l'onorevole molisano Federico: "Ha un compito importante ed è presidente del Consiglio dei Ministri". Chances per la diplomatica della Farnesina, sponsorizzata da Giuseppe Conte e da Matteo Salvini.

belloni casini draghi

Giuseppe Conte e Matteo Salvini vorrebbero un presidente donna al Quirinale, bipartisan e di alto profilo. Un identikit che coincide con quello di Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina e prima donna in Italia alla guida dei servizi segreti. Ma ci sarebbero chances anche per Mario Draghi e Pierferdinando Casini. Sullo sfondo un’àncora di salvataggio: il secondo mandato di Sergio Mattarella. Sono i nomi comparsi sul tavolo dei partiti che nel pomeriggio iniziano a ragionare “seriamente”, dopo giorni di teatrini e strategie, sul candidato alla Presidenza della Repubblica.

La svolta dopo il disastro della quinta votazione, quando la candidatura proposta dal centrodestra del presidente del Senato Elisabetta Casellati viene ‘impallinata’ da 70 franchi tiratori: si ferma a quota 382 preferenze. Lo schieramento annovera 452 grandi elettori. I dissidenti lanciano segnali: alcuni esponenti del centrodestra votano Silvio Berlusconi (8 voti), altri Antonio Tajani (7 voti). Ancora consensi per il presidente uscente Sergio Mattarella (46), Di Matteo ottiene 38 voti. Il centrosinistra sceglie l’astensione.

La mancata condivisione sulla candidatura della Casellati scatena veleni e mal di pancia bipartisan nei confronti del leader della Lega Matteo Salvini che sta portando avanti le trattative per il Quirinale. E in una ‘partita’ in cui il metodo è sostanza (una regola sempre valida in politica) la disfatta del centrodestra mette in subbuglio il quadro politico, al tempo stesso è la scintilla che fa riaccendere il motore.

Il quorum non viene raggiunto nemmeno nella sesta votazione che si conclude in serata. Il centrodestra si astiene, il centrosinistra vota scheda bianca. Ed emerge un altro segnale: 336 voti per Sergio Mattarella. Consensi espressi da Pd e 5 Stelle. Le schede bianche sono solamente 106. 

Eppure, con il passare delle ore e l’intensificarsi del dialogo tra centrodestra e centrosinistra, iniziano ad assumere maggiore concretezza tre ipotesi: Draghi, Casini o la diplomatica Belloni, romana, 63 anni, alla guida del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza.

Tra i delegati molisani il presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone non ha dubbi su questa rosa si candidati: “Tra i tecnici le ipotesi sono tante, e il punto di arrivo è rappresentato da Mario Draghi. Ma se si intende percorrere ancora una opzione che rimetta al centro la politica il nome di Pierferdinando Casini è quello giusto”. Il capo dell’assemblea legislativa molisana si dice contento dalle voci, “che ci sono state fin dal primo momento e che nelle ultime ore stanno riacquistando forza”, che vedrebbero proprio in Casini il possibile candidato di convergenza tra le due coalizioni. “Per noi sarebbe una vittoria – dichiara Micone – per tante ragioni, a cominciare dal fatto che è il fondatore dell’Udc”. “Tra le soluzioni politiche quella di Casini – aggiunge – è l’unica a mio avviso che possa raggiungere un risultato”. Infine, una previsione per domani: “Spero – dice ancora Micone – che la giornata di domani, sabato, sia quella definitiva. Ce lo auguriamo tutti”.

Donato Toma e Salvatore Micone Quirinale

Non si sbilancia il governatore Donato Toma: “Il quadro è variegato. Vedremo chi la spunterà tra Draghi, Mattarella e Casini”. Massimo riserbo da parte dell’onorevole di Forza Italia Anna Elsa Tartaglione, la quale fornisce solo un’indicazione sui tempi: “Domani (sabato 29 gennaio, ndr) si chiude”.

Il deputato del Movimento 5 Stelle Antonio Federico invece escluderebbe un nome dalla rosa emersa dalle ultime trattative: quello del premier Mario Draghi. “Draghi ha un compito importante ed il presidente del Consiglio ha un ruolo completamente diverso da quello del presidente della Repubblica”, commenta a Primonumero mentre è in corso lo spoglio della sesta votazione. “Ad urne aperte è complicato dire qualcosa – aggiunge Federico – però sicuramente il centrodestra e Salvini oggi hanno fatto un’azione scomposta con la candidatura della seconda carica dello Stato, peraltro senza fare i conti con i franchi tiratori della sua coalizione”.

In serata anche Enrico Letta (Pd), oltre a Matteo Salvini e Giuseppe Conte, lancia segnali sulla possibilità di eleggere una presidente donna al Quirinale: l’identikit è quello di Elisabetta Belloni? Domani mattina alle 9.30 si riparte con una nuova corsa, con la settima votazione: sono necessari 505 voti per eleggere il nuovo Capo dello Stato. Sarà la volta buona?

 

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