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Giornata decisiva?

Quirinale alla resa dei conti: centrodestra deciso su Casellati, centrosinistra spiazzato

Orientamento nazionale dopo una notte di incontri rispecchiato dalle intenzioni dei delegati molisani. Toma e Micone convinti sulla presidente del Senato, mentre il M5S si astiene alla prima chiama e dal Misto timide aperture per una convergenza su Casellati

Potrebbe essere il giorno della resa dei conti per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Il centrodestra ha deciso di forzare la mano e votare per Maria Elisabetta Alberti Casellati, attuale presidente del Senato. L’indicazione è arrivata al termine di una notte e di una mattinata di confronti e riunioni è perfettamente rispettata nelle dichiarazioni di stamane dei due esponenti dai delegati regionali del Molise.

Spiazzato invece il centrosinistra, così come parte dei 5 Stelle che per il momento hanno deciso di astenersi almeno alla prima chiama, non ritirando la scheda. Qualche timida apertura verso il nome di Casellati arriva anche dal Gruppo misto. Bisogna considerare infatti che oggi 28 gennaio si procederà a due votazioni, una già in corso iniziata alle 11 che sarà una sorta di prova di forza (o in caso di fallimento prova di debolezza) del centrodestra, l’altra eventuale dalle 17.

Maria Elisabetta Alberti Casellati dovrebbe disporre di almeno 441 voti dei delegati dell’intero centrodestra, ma ne servono 505 per arrivare al quorum e approdare al Quirinale. Se alla prima votazione Casellati farà incetta di voti dal Gruppo Misto potrebbe già diventare Presidente della Repubblica, ma non si esclude che un buon risultato questa mattina possa essere funzionale a una elezione nella votazione del pomeriggio dove potrebbe trovare ulteriore sostegno la sua candidatura.

La conferma da Fabrizio Ortis, senatore campobassano. “Io voterò Nino Di Matteo. Per quanto ne so, sulla Casellati la prima votazione è per effettuare una conta interna al centrodestra. Se dovesse restare il suo nome in campo anche alle successive votazioni, valuterò se possa essere una soluzione accettabile per il bene del Paese. Ad un certo punto la Realpolitik imporrà a tutti di scegliere un candidato che abbia la possibilità di essere eletto e sbrogliare l’attuale situazione di stallo. Su tutto staglia l’egoismo di Draghi che pur di ottenere il Quirinale è disposto a danneggiare il Paese che gli è stato affidato, incurante di ogni conseguenza. Il nome di Draghi, per quanto mi riguarda, è il più irricevibile di tutti”.

Voteranno Casellati sin da subito l’onorevole Annaelsa Tartaglione, il governatore Donato Toma e il presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone.

“Se Casellati non raggiunge il quorum – spiega quest’ultimo -, nel pomeriggio pare ci sarà una seconda chiama e sarà riproposta la Casellati se prenderà un buon risultato, altrimenti sarà proposta una terna Casellati, Casini, Massolo”. Possibilità che Casellati ce la faccia? “È la presidente del Senato, se prende dei voti dal Gruppo Misto sì”.

Centrosinistra e M5S sembrano invece in difficoltà e al momento si stanno astenendo. Ad esplicitare la posizione dei Dem è Giuseppe Provenzano, vicesegretario del Pd, che ribadisce la posizione delineata dal segretario Enrico Letta: “Proporre la candidatura della seconda carica dello Stato, insieme all’opposizione, contro i propri alleati di Governo sarebbe un’operazione mai vista nella storia del Quirinale. Assurda e incomprensibile. Rappresenterebbe, in sintesi, il modo più diretto per far saltare tutto“.

Per questo, dopo aver criticato il centrodestra che l’ha fatto ieri, ora il centrosinistra si sta astenendo. A confermarlo Antonio Federico, deputato grillino. Nel M5S potrebbe quindi verificarsi una faida interna e non si esclude la possibilità che Giuseppe Conte porti in dote a Casellati i voti decisivi.

Col risultato della fine dell’esperienza di Governo di Mario Draghi e probabili elezioni anticipate. Se invece Casellati verrà impallinata dai franchi tiratori (cioè esponenti di centrodestra che non la votano), allora la prova di forza potrà dirsi fallita e sarebbe più probabile un armistizio fra i vari gruppi parlamentari con elezione di una personalità esterna ai partiti. Il Governo Draghi appare però già logorato da quanto sta accadendo nella sua maggioranza.

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