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Casi in liguria e piemonte

Peste suina africana, pericolo per gli allevamenti di maiali: “Evitare che arrivi in Molise”

La malattia riscontrata nei cinghiali è altamente contagiosa per i suini ma non colpisce le persone. Coldiretti chiede interventi per tutelare i circa 20mila capi di maiale della regione

Intervenire subito per evitare che la peste suina africana si diffonda anche in Molise e metta a rischio gli allevamenti di maiali.

Lo chiede oggi Coldiretti Molise dopo i casi riscontrati su cinghiali in Piemonte e Liguria. Queste le richieste dell’associazione di categoria: “Misure tempestive per creare una barriera sanitaria, con il coinvolgimento dei servizi veterinari, vigilando oltre che sul piano sanitario anche contro le speculazioni di mercato a tutela degli allevatori e del sistema economico ed occupazionale; monitoraggio continuo consentendo la semplificazione per il contenimento e controllo dei cinghiali, nelle campagne come pure in ambito urbano”.

Coldiretti conferma che “la peste suina colpisce cinghiali e maiali ed è altamente contagiosa e spesso letale per questi animali, ma non è, invece, trasmissibile agli esseri umani”. Quindi non ci sono pericoli per le persone, ma per gli animali sì e questo mette a repentaglio gli allevamenti suini.

“Il proliferare della fauna selvatica, in particolare dei cinghiali, adesso più che mai è argomento indifferibile – afferma il direttore regionale di Coldiretti Aniello Ascolese – e bene ha fatto la Regione Molise, attraverso il Servizio Veterinario, a convocare il Comitato Regionale Zooprofilassi, per affrontare l’emergenza peste suina africana. Bisogna stringere i tempi – aggiunge – poiché il rischio della diffusione della Peste Suina Africana (PSA) attraverso i cinghiali è concreto; non è più rinviabile la loro riduzione sia numerica che spaziale attraverso le attività venatorie e le azioni di controllo. Occorre – prosegue Ascolese – un’azione sinergica su più fronti intensificando gli interventi, per tutelare e difendere gli allevamenti e compensare, nella non auspicabile ipotesi di diffusione del contagio, gli eventuali danni economici alle imprese. Una particolare attenzione – aggiunge il direttore di Coldiretti – va data anche all’elevato rischio di un afflusso non controllato di suini provenienti da fuori Regione e possibili portatori di peste”.

Per questo Coldiretti, come sollecitato dal Comitato Regionale Zooprofilassi, sensibilizzerà i propri soci, sia che allevino suini a livello intensivo che per autoconsumo, a segnalare tempestivamente al Servizio Veterinario eventuali morti sospette di capi in azienda, come anche in caso di ritrovamento di carcasse di suini o cinghiali sui propri fondi.

In Molise, ricorda Coldiretti, “ci sono oltre 5000 allevamenti (di cui circa il 95% a gestione familiare per autoconsumo, aventi in media 3 capi ad allevamento), con circa 20mila mila capi complessivi”.

“Non vorremmo, – conclude Ascolese – che la filiera dei suini che annovera in Molise eccellenze produttive con investimenti in risorse e marketing da parte degli allevatori suinicoli, subisse ripercussioni per una vicenda che è, ed auspichiamo rimanga, ben lontana da noi”.

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