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L'Ospite

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Il vino e l’amore

nozze di cana mosaico

di don Mario Colavita

Se c’è una cosa che non possiamo tacere è la gioia cristiana che ci viene dall’amore e dalla presenza di Dio in mezzo a noi.

Dopo il tempo di Natale, la chiesa ri-comincia il suo cammino ordinario avendo sempre innanzi il volto di Cristo: egli è il Salvatore che porta la pace a Israele e alle nazioni (Epifania); il Figlio di Dio sul quale è disceso lo Spirito Santo perché proclami il lieto messaggio della liberazione dal peccato (Battesimo); è lo sposo messianico che suggella la definitiva alleanza tra Dio e l’umanità nel simbolo del vino.

Nel mondo antico il vino è segno di allegria, festa gioia, comunione. Una rilettura cristiana del vino ci aiuta a comprendere la gioia messianica.
Il vangelo delle nozze di Cana ci aiuta a comprendere il vero miracolo del vino è nel dare qualità all’amore che Dio ha donato e dona a ciascuno.
La gioia è saper passare dalla consapevolezza che l’acqua non ci basta più abbiamo bisogno del vino buono/bello che è Cristo, il vino dell’amore, della fedeltà, della fraternità, il vino della gioia di poter camminare insieme, con una parola nuova dire “sinodare”.

Le nozze di Cana sono per noi la terza epifania di Cristo che ci aiuta a comprendere la sua, di epifania, quella definitiva, quando sulla croce l’ora della glorificazione avviene.
Il vangelo di Giovanni presentandoci questa scena di festa matrimoniale ci vuole aiutare a comprendere chi è il vero sposo che può dare gioia e felicità alla sposa, chi è che può cambiare l’acqua delle nostre paure e ansie nel vino buono della sicurezza e della speranza?

Per il vangelo è Gesù e il segno di questa presenza è il credere che lui è il Salvatore, il messia, lo Sposo che dà la vita per la sua sposa.
Con questo “segno-miracolo”, Gesù si rivela come lo Sposo messianico, venuto a stabilire con il suo popolo la nuova ed eterna Alleanza, secondo le parole dei profeti: “Come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te” (Is 62,5). E il vino è simbolo di questa gioia dell’amore; ma esso allude anche al sangue, che Gesù verserà alla fine, per sigillare il suo patto nuziale con l’umanità.

Rileggendo questo passo di Giovanni non possiamo fare a meno di confermare il nostro amore in colui che è la sorgente d’amore nuovo, il vino che ci inebria e ci appassiona a Dio.

Un poeta-teologo del VI secolo, Romano il Melode, invoca Cristo-sposo perché possa custodire il vino dell’amore:  “Altissimo, Santo, salvatore del mondo,/ custodisci genuino il vino che è in noi,/ Tu che a tutto presiedi:/scaccia di qui i seguaci di cattive dottrine…”.

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