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L'analisi

Il Molise non esiste come una profezia che si autoavvera: dall’autonomia a oggi 60mila residenti in meno

I numeri demografici forniti dall’Istat svelano che molto presto la regione andrà sotto i 290mila abitanti. E pensare che nel 1963, all’istituzione della Regione Molise, i residenti erano oltre 353mila

C’era una volta la soglia psicologica dei 300mila abitanti. Per il Molise, molto presto verrà abbattuta anche quella dei 290mila. La tendenza appare inarrestabile e conferma uno spopolamento ormai evidente anche semplicemente visitando i comuni della regione. I numeri disponibili sul portale dell’Istat non mentono: la seconda regione più piccola d’Italia sta scomparendo. La battuta ‘Il Molise non esiste’ rischia di diventare una profezia.

Interessante – a pochi giorni dal 58esimo compleanno regionale – fare il raffronto col passato. Prima dell’istituzione della Regione Molise, il territorio che un tempo era parte degli Abruzzi arrivò a sfondare quota 400mila abitanti, proprio nell’immediato secondo Dopoguerra.

Il calo demografico iniziò quindi prima della separazione dall’Abruzzo. Emblematico è lo studio ‘La caduta demografica del Molise dal 1861 al 2011’ di Cristiano Pesaresi: Tra il 1951 e il 2011 si osserva un trend opposto rispetto a quello dell’intervallo 1861-1951. In particolare, tra il 1951 e il 1971 si rileva un crollo demografico, che nel giro di soli venti anni porta la popolazione dal suo massimo storico al suo primo minimo, quello del 1971, con 319.807 abitanti”. Nel 1963, anno di nascita del Molise come regione autonoma, l’Istat registrava 353.363 residenti.

Sono gli anni di una forte ondata di emigrazione, specialmente verso Canada, Stati Uniti, Brasile, Svizzera e diversi altri Paesi, ma anche di trasferimenti in altre regioni e in particolare Lazio, Lombardia e Piemonte. “Così, tra il 1952 e il 1971 – scrive Pesaresi – il saldo migratorio, secondo i dati Istat contenuti nel Sommario storico di statistiche sulla popolazione è stato sempre pesantemente negativo (per ridimensionarsi considerevolmente tra il 1972 e il 1980), con picchi particolarmente accentuati nel 1956 (-10.029 unità), 1957 (-10.198) e 1967 (-10.713)”.

Il ventennio degli anni Settanta e Ottanta appare invece l’unico periodo in controtendenza, probabilmente a causa di ragioni economiche, alle quali vanno ricondotte eventi decisivi come l’insediamento industriale della Fiat a Termoli.

Ma dagli anni Novanta il Molise ha ripreso a spopolarsi. Gli oltre 331mila residenti del 1991 sembrano oggi un miraggio. Come mostra questo grafico di Tuttitalia, relativo al nuovo Millennio, quello che sembrava un trend stabile sta assumendo i contorni di un crollo. Se il terremoto di San Giuliano di Puglia non sembra aver realmente cambiato il corso demografico molisano, ben più incisiva si è rivelata la crisi economica degli anni 2008-2013.

grafico spopolamento

È dall’inizio dello scorso decennio che il Molise sembra mandare chiari segnali di crisi demografica cronicizzata, in un contesto come quello italiano che di certo non aiuta, fra basso tasso di natalità e invecchiamento della popolazione.

La mazzata finale potrebbe averla data il Covid. I dati aggiornati della demografia molisana 2020 sono allarmanti. In un anno il Molise ha perso oltre 6mila residenti, passando dai 303.516 registrati il 1 gennaio 2020 ai 294.294 del 31 dicembre dello scorso anno. Colpa di un saldo naturale altamente negativo, a causa di soli 1.713 nati vivi contro 4.049 deceduti, ma anche di un saldo migratorio pesantemente in rosso (8.452 cancellazioni contro sole 6.427 iscrizioni). A questo va aggiunto il saldo censuario totale, dovuto al riallineamento del calcolo della popolazione residente per effetto del censimento che ha fatto segnare un -1861 residenti.

Ma sono dati vecchi di quasi un anno. I dati parziali del 2021 confermano la tendenza, visto che al 31 ottobre 2021 (ultimo riferimento disponibile sul portale Istat), i molisani residenti erano soltanto 291.572. Probabile che si arrivi a meno di 290mila abitanti all’inizio del prossimo anno.

Un tracollo al quale nessuna località è immune. Campobasso è scesa a poco più di 47mila abitanti, Termoli fa poco più di 32mila, Isernia non arriva a 21mila. Ma tanto per fare un esempio, Guglionesi che è il decimo centro più popoloso del Molise, nel 2021 ha fatto registrare all’incirca 90 morti e 30 nati. Insomma un neonato per ogni tre deceduti. In ultimo, ma non per importanza, lo spopolamento sta toccando ormai anche la componente straniera, come emerso di recente.

Dal Molise vanno via anche gli stranieri: calano a 12mila, -3,7% in un anno

Senza contare che poi i residenti effettivi, specie a causa di lavoratori e studenti fuori sede, sono molti meno e probabilmente vanno considerati attorno ai 250mila.

Utile evidenziare che quello del Molise non è un caso isolato, sebbene lo spopolamento sembri ormai diventato problema cronico, a differenza che altrove dove il calo demografico è più recente. Il cugino Abruzzo fra il 2019 e il 2020 ha perso circa 12mila abitanti. Ma il suo trend negativo è iniziato dopo il 2010, per gli effetti della crisi economica, mentre nei quattro decenni precedenti era sempre stato in crescita. E se al momento della separazione contava 1 milione e 270mila residenti, oggi ne fa 1 milione e 281mila, dato da aggiornare a fine 2021 e sicuramente da rivedere al ribasso, ma la sostanza è chiara.

Una riflessione sulle ragioni sociali ed economiche che hanno portato a questo prosciugamento di risorse umane appare ormai necessario per trovare una strada diversa per invertire la rotta, qualunque sia il futuro istituzionale del Molise.

 

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