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L'omicidio di campobasso

Delitto di Natale, De Vivo ora chiede di parlare con il sostituto procuratore

A dieci giorni dall'omicidio si sente pronto a deporre, domani l'avvocato Mariano Prencipe presenterà l'istanza al Pm. La lite con una delle persone presenti non era esplosa per l'hascisc e la somma non era di 50 euro

Davanti al gip Veronica D’Agnone – il 27 dicembre scorso – era stato in silenzio. Aveva pianto a lungo ma avvalendosi della facoltà di non rispondere aveva dichiarato che sarebbe stato pronto a chiarire. E all’uscita dal tribunale di Campobasso, l’avvocato Mariano Prencipe, lo aveva ribadito: “Siamo pronti a collaborare per ricostruire la verità dei fatti”.

Omicidio di Natale, De Vivo in lacrime non risponde al gip. Il nodo da chiarire: 50 euro di hascisc

Giovanni de Vivo, il 38enne di Campobasso, arrestato con l’accusa di omicidio volontario e rinchiuso nel carcere di Benevento, ieri, martedì 4 gennaio – nel Penitenziario campano – ha incontrato il suo legale e a lui ha manifestato il desiderio di voler parlare e raccontare come sono andate le cose quella notte del 24 dicembre in via Giambattista Vico.

Il difensore, una volta lasciata l’Istituto di pena ha quindi confermato che venerdì– 7 gennaio – chiederà formalmente che il suo cliente venga sentito dall’autorità giudiziaria. Titolare del fascicolo è il pm Elisa Sabusco.

“Il nostro obbiettivo, come ho detto sin da subito, è contribuire a ripristinare la verità dei fatti. Inizieremo da qui, dalla deposizione al Pm” chiude, laconico, Prencipe soltanto precisando che “sulle indagini non c’è nulla che si possa dire. C’è il segreto istruttorio e al momento bisogna soltanto lavorare e lasciar lavorare”.

Il penalista ha annunciato che a fronte della lungo colloquio con il suo cliente, nei prossimi giorni depositerà anche una richiesta al tribunale del Riesame. Passaggio, quest’ultimo, che mentre in prima istanza era stato escluso da Prencipe, ora invece pare più plausibile: De Vivo dunque potrebbe svelare al Pm elementi importanti di quanto accaduto quella notte attorno alle 23.30 e l’avvocato potrebbe auspicare una misura meno afflittiva del carcere.

Il caso presenta alcuni profili oscuri. A cominciare dal tipo di sostanza stupefacente che sarebbe alla base del litigio nato prima al telefono tra De Vivo e uno dei due testimoni.

Non si tratterebbe di hascisc come dichiarato da una delle due persone che era con Cristiano, e la somma non sarebbe di 50 euro.

L’altro aspetto poco chiaro è il coltello. Sembra infatti che nelle risposte rese agli investigatori, nessuno dei due testimoni ammetta di aver visto il coltello e né che De Vivo lo avesse tra le mani quando si sono incontrati.

Intanto dal fronte delle indagini, gli inquirenti sono al lavoro: stanno analizzando i quattro telefoni cellulari sequestrati e tutti i tabulati che riguardano le persone coinvolte nel delitto di via Vico. Ma altri elementi potrebbero emergere dalle telecamere di videosorveglianza e dagli esami condotti sul coltello che è stato sequestrato dai carabinieri.

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