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Campobasso

Una maledizione chiamata Roxy

La storia e l’identità urbanistica di ogni città è, come sappiamo, determinata dai suoi centri storici, dai sui monumenti, da chiese, ville e palazzi istituzionali dove si svolgono funzioni civili, educative, amministrative e politiche. Opere che da sempre conferiscono a grandi e piccoli centri dignità culturale, urbanistica, istituzionale e perfino timore reverenziale.

Campobasso vanta vari edifici storici e imponenti come il Municipio, il Convitto “Mario Pagano”, la “Casa della Scuola”, il Palazzo di Giustizia, palazzi nobiliari, un carcere e un distretto militare monumentali, un Teatro di tutto rispetto e non ci resta che piangere per la perdita di un bene culturale e gioiello liberty come il Cinema Teatro Ariston.

Detto questo, c’è da chiedersi come mai in più di mezzo secolo dall’agognata autonomia regionale, la classe politica molisana non sia stata capace di progettare un edificio all’altezza di un evento così storico.

Timidezza, ristrettezza, provincialismo, mancanza di orgoglio, di visione e d’intraprendenza? Solo così si spiega che la scelta della sede politicamente più rappresentativa di una regione sia caduta su un insignificante edificio civile come il palazzo intitolato a Carlo Vitale. Si pensi solo a quell’assurda colonna piantata al centro dell’aula consiliare che, tolta la bella opera di Pasquale Napoli dal fondo, funzionerebbe solo come mensa aziendale. Nè si spiegano poi i milioni buttati per aprire (e poi chiudere) improduttive e spropositate sedi di rappresentanza a Bruxelles e a Roma. Per non parlare degli eterni esborsi affittuari, intoccabili al punto da destare sospetti.

Non sarebbe allora stato infinitamente meglio indebitarsi per una sede degna del suo ruolo, disponendo per di più di un’area strategica nel Capoluogo di regione, quella del Roxy, oggi scandalosamente degradata, incancrenita ed esibita alla pubblica tristezza.

E’ una storia lunga e penosa. Così oggi il Comune di Campobasso non ha un piano urbanistico per recuperare un’area detenuta dalla Regione che a sua volta, operando all’insaputa del Comune, ha destinato ad altro i soldi per abbattere l’Hotel chiuso da vent’anni, non sa dove e come spillarli e ora naviga a vista in un porto delle nebbie tra burocraterie, bandi, riprogrammazioni e project financing da parte di anonimi gruppi imprenditoriali che si fanno avanti.

Idea: ma perché non fare un conveniente exchange financing col Ministero della Difesa e trasferire per sempre la Regione al distretto militare?

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