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Vibonese-Campobasso è una sfida dal buon bicchiere: Amaro del Capo contro Tintilia

Domenica a mezzogiorno la sfida tra i calabresi del patron del noto amaro e i Lupi che difendono il proprio vino autoctono: sfida salvezza a ora di pranzo. Che i Lupi vogliono vincere.

Un amaro di fine pasto o un bicchiere di vino, di quello buono, durante il pranzo della domenica? Vibonese-Campobasso sarà anche questo: si gioca alle ore 12.00, mentre il sugo è ormai pronto e le tavole stanno per essere imbandite. Naturalmente, i Lupi sperano di banchettare sul campo, e i tifosi sugli spalti, al termine di novanta minuti – ci si augura – senza problemi di… digestione.

Occhio, però. Oltre alla voglia di riscatto dei calabresi che finora di partite ne hanno vinte soltanto una contro il Latina, bisognerà tenere presente che il patron è Nuccio Caffo. Chi è costui? Il titolare dell’omonima distilleria che produce l’Amaro del Capo, 29 erbe. E non solo, visto che ha acquisito anche il Petrus e il San Marzano Borsci.

Un’azienda di famiglia nata nel lontano 1915 a Capo Vaticano, in provincia di Vibo Valentia. E con la passione per il calcio da parte dell’amministratore delegato Nuccio Caffo. La classifica dei calabresi piange con quell’ultimo posto e per questo non bisogna fidarsi per niente.

Ma al Campobasso piace l’amaro? Beh, forse è meglio premunirsi. E allora, all’amaro i rossoblù Sanniti si opporranno con un bicchiere di genuina e autoctona Tintilia molisana, uva autentica. Da molisani la scelta è scontata, poi però bisognerà farsi trovare tosti e combattivi per strappare il successo a Vibo.