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Transizione ecologica e Pnrr: “Puntare sui biodistretti per dare prospettiva al Molise”

Molise come terra ideale dove cogliere le occasioni della transizione ecologica. Di questo si è discusso nella giornata di ieri 4 dicembre all’Eremo di Sant’Onofrio di Casacalenda per un evento dal titolo ‘Laudato si’ per fratello olio’ organizzato dal periodico La fonte e da Slow Food Termoli.

Ospiti d’eccezione Famiano Crucianelli, presidente del biodistretto della via Amerina e delle Forre e il noto giornalista Rai Domenico Iannacone. Fra gli interventi anche quello di Antonio Lembo, Pasquale Di Lena e i saluti di diversi amministratori locali. Secondo Domenico Iannacone “il Molise ha tutte le carte in regola per prendere il treno della transizione ecologica ed essere protagonista nella giusta misura senza fare cose stratosferiche ma valorizzando le sue peculiarità che invece altri regioni non hanno”.

Il giornalista ha indicato come suggerimento quello di “puntare sui distretti biologici e recuperare l’aspetto rurale dei territori per dare opportunità a questa terra e ai suoi giovani. Il rischio del Pnrr è quello della dispersione delle risorse, serve fare un lavoro sistemico sul territorio che ha bisogno di progettualità, come quella delle filiere. Ma serve anche una classe politica capace di convogliare tutte le risorse di questa regione”.

Famiano Crucianelli ha puntato il dito contro “una classe dirigente che non si è mai occupata delle grandi questioni economiche e sociali, come lavoro e ambiente, di questa terra. Il problema è che spesso la classe politica è latitante e non raccoglie le istanze che arrivano dal territorio”.

Queste le considerazioni della Fonte. “Papa Francesco, con la Laudato si’, lancia un allarme più che proporre un’enciclica classica: o salviamo la natura o sarà la fine per noi tutti. Per questo la nostra riflessione parte da qui, da una critica severa al modello di sviluppo che ha sconvolto il pianeta, che ha consentito enormi concentrazioni di ricchezze e sterminate sacche di povertà. Un modello ormai giunto al capolinea, che non lo rimpiangeremo perché ingiusto, ma anche perché ha relegato il nostro Molise in un ruolo marginale, condannandolo ad un apparentemente inesorabile declino economico e demografico.

La crisi climatica e la pandemia ci obbligano oggi a fermarci, per cambiare strada ad un passo dall’orlo del baratro. Seguire le indicazioni della Laudato sì’ e dell’Onu non è più un’opzione. È un dovere inderogabile.

L’Unione Europea, con il New Green Deal e con Next GenerationEU, ci indica la strada da seguire e ci offre importanti strumenti, giuridici e finanziari, per intraprendere il cammino verso uno sviluppo più sostenibile, per l’ambiente e per l’uomo. Ma sta a noi capire che senza una visione chiara del futuro, senza un inedito impegno sul fronte della formazione, della ricerca e dell’innovazione, senza una capacità di autogoverno che sappia coniugare creatività, efficienza e etica pubblica, continueremo a marciare spediti in direzione di quel baratro.

Le risorse in arrivo dall’UE possono essere utilizzate per iniziare un nuovo viaggio o per aggravare la nostra condizione. Abbiamo organizzato questo primo appuntamento di confronto in un luogo simbolo delle aree interne. Diversi testimonial d’eccezione, come Domenico Iannacone e Danilo Gasparini, ci hanno accompagnati nella comprensione di un concetto rivoluzionario: il Molise, con il suo essere quasi interamente “zona interna”, può assumere un nuovo profilo e un nuovo ruolo negli anni che verranno. Siamo convinti di poter smettere di essere una regione da assistere, diventando invece un modello virtuoso da seguire.

Per tutte queste ragioni, intendiamo offrire un contributo concreto, aprendo un cantiere per ridefinire la nostra identità e il nostro ruolo in Italia e in Europa, senza provincialismo o spirito di autosufficienza.

Partiamo dallo studio delle best practice europee, per poi raccoglierci attorno alle migliori esperienze della nostra regione, come le eccellenze del mondo dell’olio. Ma ne abbiamo ancora tante altre da mettere in rete, valorizzare e rilanciare. Solo questo approccio ci consentirebbe, ci consentirà, di sovvertire il nostro destino comune: da terra di spopolamento a nuovo modello di sviluppo”.