Quantcast

Torna il teatro in carcere a Larino con lo spettacolo ‘La Giara’

la giara locandina teatro carcere

Frentania Teatri APS da quattro anni è presente, grazie al lavoro del regista termolese Giandomenico Sale, presso la Casa Circondariale di Larino con il laboratorio Teatrale rivolto ai detenuti in regime di Alta Sicurezza, presenti presso la struttura di Larino. I risultati raggiunti in questi anni sono stati entusiasmanti sia per il coinvolgimento dei detenuti, che per la risposta del pubblico esterno, agli eventi conclusivi del laboratorio. Nelle giornate di venerdì 17 e sabato 18 dicembre alle ore 18, presso la Casa Circondariale di Larino, andrà in scena La Giara, tratta dall’opera teatrale di Luigi Pirandello.

Il laboratorio teatrale riparte quest’anno dopo lo stop forzato dovuto alla pandemia, una ripartenza fortemente voluta dal direttore, dalla sezione tratta mentale, dalla scuola, ma soprattutto dai detenuti che hanno riconosciuto nel teatro un veicolo di integrazione sia all’interno che all’esterno del carcere. Il valore terapeutico, oltre che pedagogico del teatro permette loro di trasformare quel “non tempo” caratteristico della vita carceraria, in una forma di vita che combatte l’isolamento e la depressione.

Una ripartenza resa possibile grazie al contributo concesso dall’Otto per mille della Chiesa Valdese, che con i fondi messi a disposizione delle associazioni, permette in Italia e nel mondo di portare avanti tantissimi progetti di alta valenza sociale.

Si ringraziano inoltre la direzione della Casa Circondariale di Larino nella persona del direttore dottoressa Rosa La Ginestra e la direzione dell’IPSEOA “Federico di Svevia di Termoli e Larino, nella persona della dirigente professoressa Maria Chimisso.

La novella ruota attorno al materialismo morboso, che ne La Giara diventa tragicomico, di Don Lolò, un ricco proprietario terriero, a cui si contrappone la figura dignitosa e burbera di Zi’ Dima Licasi, anziano e scrupoloso conciabrocche custode del segreto del suo “mastice miracoloso”. Quest’ultimo nel riparare la giara misteriosamente danneggiata, rimane bloccato al suo interno dopo che vi è entrato per sistemarla secondo le indicazioni pretese dal proprietario.

Apparentemente all’antitesi, i due protagonisti sono accomunati dalla loro cocciutaggine e dall’ottusità di non accettare i propri limiti, su questo scontro Pirandello crea il fulcro della comicità grottesca di una situazione assurda, dove uno è debitore e creditore dell’altro.

Fermi nelle loro convinzioni e volontariamente incapaci di andare incontro alle esigenze dell’altro, si perde la consapevolezza di chi dei due abbia ragione o torto, paradosso che porta alla vittoria solo chi dei due è in grado di mantenere più a lungo i nervi saldi e non cede alla richiesta dell’altro.

La giara pirandelliana diventa archetipo del capitalismo e oggetto sacro attorno al quale ruotano tutti gli avvenimenti. La trasposizione teatrale della Casa Circondariale di Larino vede in scena protagonisti forti dell’interiorizzazione del carattere di ogni personaggio, mescolato al vissuto di ogni attore/detenuto.

I movimenti corali richiamano i rituali contadini del novecento, dalla raccolta delle olive, al pianto funebre, alla festa patronale.

La messinscena avviene all’interno della Chiesa dell’Istituto penitenziario, adattandosi allo spazio non teatrale e facendo proprie le sue caratteristiche architettoniche, inglobandole e rendendole parte dell’ambientazione scenica.