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L’arcobaleno rapisce gli sguardi della città: una immagine di speranza nel buio dei tempi

Attorno all’ora di pranzo di oggi (2 dicembre 2021), il fenomeno ottico ha attirato l’attenzione di automobilisti e passanti, impegnati in quel momento a difendersi dalla pioggia che cadeva sul capoluogo. Una manifestazione che conserva in realtà radici antiche, dalla tradizione biblica alla mitologia norrena.

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Essere uno. Essere insieme. La dinamica dell’alleanza, della specificità che conserva perentoria i suoi tratti in una dialettica di unione: con la propria storia e i propri significati, come con l’altro. L’arcobaleno è metafisica spirituale: il sentiero dell’incontro tra Dio e l’uomo, il sigillo capace di imperare su universali diluvi e diluvianti egoismi. Una testimonianza preziosa – soprattutto in tempi come quelli odierni, permeati da strani retrogusti di divisione sociale – che anche Campobasso ha potuto ammirare, oggi (2 dicembre), attorno all’ora di pranzo, subito dopo l’ennesimo temporale caduto in città.

Il cielo e la terra restano gli stessi, ben distinti i loro orizzonti; eppure in quel ponte cromatico risiede il simbolo della loro convergenza, la figurazione di una esigenza di speranza che riguarda tutti: risorgere dal dolore, dalla violenza inattesa degli improvvisi temporali della sofferenza, delle difficoltà, degli stenti.

Un avvenimento celebrato e presente in culture diverse, anche al di là della tradizione cristiana: dalle leggende dei nativi americani, all’antico racconto cinese della dea Nüwa e della sua “fessura nel cielo”; per i Celti, ancora, ai piedi dell’arcobaleno era posta l’anfora aurea perduta, fonte di saggezza spirituale; nella mitologia norrena, invece, il “Bifrost” rappresenta il lembo di collegamento tra il Regno degli dei e le case degli uomini, tra Ásgarðr e Miðgarðr.

Una manifestazione ricca di fascino, che neppure col “volgere di strani eoni” (per dirla con Lovecraft) accenna a perdere il proprio potere evocativo.

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