La pineta annientata, l’estate rovente, trombe d’aria, incendi e nubifragi: un 2021 di disastri ambientali
Ripercorriamo gli eventi e i fenomeni più estremi che hanno caratterizzato il Molise in un anno che sembra un campanello d’allarme relativo al cambiamento climatico in atto
Il 2021 sarà sicuramente ricordato in senso negativo come il secondo anno della pandemia da Covid e per le brillanti affermazioni dello sport italiano in senso positivo. Ma dovrebbe essere tenuto a mente anche per gli effetti evidenti che il cambiamento climatico ha comportato. Il Molise, nel suo piccolo, dovrebbe imparare una lezione che rischia di diventare sempre più severa.
La nostra regione ha vissuto eventi catastrofici e fenomeni estremi che hanno colpito molto l’immaginario collettivo ma che rischiano di essere dimenticati e non vissuti come insegnamento.
La perdita del patrimonio ambientale e turistico della pineta di Campomarino, gli incendi che hanno devastato buona parte della regione, i nubifragi che hanno provocato ingenti danni soprattutto a Petacciato e a Campomarino, e più in generale sulla costa adriatica, la lunga ondata di caldo e la siccità che hanno fatto vivere una delle estati meno sopportabili che si ricordino e invece le trombe d’aria e il vento fortissimo che hanno sferzato il territorio danneggiato l’ambiente e gli insediamenti urbani.
- ADDIO PINETA
È domenica 1 agosto quando il Molise vive il suo pomeriggio d’inferno. Dopo quasi due mesi di caldo insopportabile, le temperature superano abbondantemente i 40 gradi a causa del vento di libeccio che si rivela propellente per il fuoco appiccato, quasi sempre, da mano criminali. Vanno a fuoco ettari di vegetazione da Guglionesi a Termoli, ma è soprattutto la pineta di Campomarino a rimetterci. L’area naturale cresciuta nell’arco degli ultimi settant’anni viene praticamente divorata dalle fiamme, provocando una perdita di biodiversità incommensurabile. Ma è l’intero Molise a dover dire addio a un patrimonio che al tempo stesso era naturalistico e turistico. Parlare di disastro ambientale non è azzardato.

- IL GRANDE CALDO E LA SICCITA’
Oltre due mesi ininterrotti di grande caldo, in alcune aree senza una sola goccia d’acqua. Da inizio giugno a metà agosto, praticamente senza soluzione di continuità. Un’ondata di calore capace di entrare nella storia climatologica della regione , come sintetizza perfettamente il meteorologo Gianfranco Spensieri. È il periodo in cui non di rado i nostri paesi sono coperti da una cappa, una sorta di foschia provocata dalla sabbia del Sahara che resta sospesa per giorni sui nostri cieli senza che un temporale la spazzi via. Effetti di un clima al quale nessuno è abituato a queste latitudini, con notti tropicali in cui è difficile riposare se non si ha l’aria condizionata. La terra soffre al pari delle persone e la lunga stagione delle piogge vissuta in autunno compensa solo in parte la perdita di risorse idriche, come dimostra il Lago di Guardialfiera che ogni anno si prosciuga sempre più.

- I NUBIFRAGI E I DANNI ALL’AGRICOLTURA
Il primo episodio che viene in mente è quello del 18 luglio, quando un nubifragio si abbatte sulla costa molisana e in particolare su Petacciato. Il centro adriatico è colpito duramente, con danni alle strade, allagamenti nelle case e stravolgimenti nelle campagne. Una grandinata con tanto di tromba d’aria in mare che trasforma una domenica da spiaggia in un incubo, tramutando le strade in fiumi di fango anche a Montenero di Bisaccia.
Ma è soltanto uno dei tanti fenomeni estremi e improvvisi in cui il cielo riversa a terra il quantitativo d’acqua che solitamente sarebbe sceso in un anno intero. Col risultato che interi raccolti vengono rovinati, come se la siccità non bastasse.

- LA TERRA BRUCIA
Quello del 1 agosto a Campomarino non è purtroppo l’unico incendio devastante dell’estate 2021 in Molise. Come un incubo che ritorna, a una settimana di distanza da quell’evento catastrofico che ha annientato la pineta, Campomarino lido vive un’altra giornata d’inferno che vede le fiamme divorare ettari ed ettari del bosco Fantine, altra riserva naturale e prezioso sito ambientale del Basso Molise.
Ma fra luglio e agosto non c’è praticamente giorno in cui i vigili del fuoco e gli altri soccorritori non debbano fare gli straordinari per arginare le fiamme: da Termoli colpita a Rio vivo e al Sinarca, all’area di Monteverde, da Guglionesi e le sue campagne a Ururi, dalle Morge a San Martino in Pensilis, fino a Casacalenda. È l’effetto combinato di un’estate rovente con una siccità mai vista e della mancata manutenzione della vegetazione, sia incolta che coltivata, che spesso fa da terreno perfetto per inneschi che il più delle volte sono dolosi.

5. VENTO E TROMBE D’ARIA
Che sia maestrale o libeccio, grecale o scirocco, è raro che il Molise non sia sferzato dal vento. Sarebbe la normalità se troppo spesso questo fenomeno non si tramutasse in un pericolo. La frequenza con cui il nostro territorio viene interessato dalle trombe d’aria inizia a essere preoccupante. Nulla di paragonabile al Medicane, il ciclone tropicale mediterraneo che ha colpito la Sicilia un paio di mesi fa, ma di certo la siccità e le ondate di calore come quella dell’estate 2021 favoriscono la creazione di altri fenomeni rapidi e intensi come le trombe d’aria che a più riprese colpiscono Termoli e dintorni.
Ma vanno segnalati anche i lunghi periodi di forte vento come quello che a maggio colpisce gran parte del Molise centrale, specie Campobasso e dintorni, oltre a episodi di grande impatto sociale come quando una copertura di catrame viene scoperchiata dal tetto di un’abitazione del centro nel capoluogo a settembre o l’improvvisa tempesta che si accanisce a fine agosto su contrada Ramitelli, a Campomarino, piegando interi filari di vigneti .

Fenomeni che spesso vengono dimenticati con troppa facilità dalla popolazione e che anche per questo non vengono affrontati con tempestività e competenza dalle istituzioni. Il Molise si è infatti mostrato impreparato davanti agli effetti del cambiamento climatico . Il territorio, già a forte rischio idrogeologico, ha evidenziato di essere fragile e soggetto a fenomeni ai quali non sa e può rispondere in maniera efficace. Le istituzioni invece sembrano non essere pronte davanti a questa sfida che provoca non solo guai all’ambiente ma anche perdite economiche ingenti.
È necessaria una profonda analisi dei rischi che corriamo continuando a non agire dal punto di vista della manutenzione e di una progettazione più attenta all’ecosistema, seguita da un’altrettanta urgente azione per rendere il territorio più sicuro dal punto di vista urbanistico e infrastrutturale. Altrimenti il 2021 passerà alla storia come un campanello d’allarme inascoltato.

