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Diffamazione in campagna elettorale contro l’ex sindaco Travaglini, condannato D’Ascanio

L'ex presidente della Provincia ha ricevuto una condanna penale a sei mesi con pena sospesa dal Tribunale di Larino per le accuse rivolte all'ex primo cittadino prima delle elezioni comunali 2015

L’ex presidente della Provincia di Campobasso, nonché ex sindaco di Montenero di Bisaccia, Nicola D’Ascanio, è stato condannato penalmente per diffamazione aggravata nei confronti dell’ex primo cittadino montenerese Nicola Travaglini.

La vicenda arrivata a conclusione soltanto oggi nasce dalle dichiarazioni tramite giornali, social network e volantini, diffuse da Nicola D’Ascanio durante la campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Montenero nel maggio 2015.

All’epoca infatti D’Ascanio e Travaglini erano rivali nella corsa alla carica di sindaco di Montenero e l’ex numero uno della Provincia di Campobasso si era espresso in maniera molto forte nei confronti di Travaglini e dell’allora presidente regionale Paolo Frattura arrivando a parlare di “cricche affaristiche e attività clientelare e trasversale”.

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Ma Travaglini, che poi vinse quelle elezioni, ha portato in tribunale D’Ascanio e dopo oltre sei anni è arrivata la decisione del giudice di Larino, Tiziana Di Nino, che ha condannato D’Ascanio a sei mesi di reclusione con pena sospesa oltre al risarcimento dei danni alla parte civile Nicola Travaglini, da liquidarsi in sede civile, e condannando inoltre D’Ascanio al pagamento delle spese di costituzione di parte civile.

Secondo l’avvocato Domenico Porfido, legale difensore di Travaglini, “D’Ascanio aveva rivolto accuse circostanziate ma palesemente prive di fondamento al sindaco uscente, andando ben oltre l’esercizio del normale diritto di critica politica”.

Per questo oggi lo stesso legale esprime “soddisfazione per l’esito del procedimento, in quanto si ritiene che nell’ambito della dialettica politica la critica, anche aspra e feroce, non possa mai andare a intaccare la dignità dell’avversario politico, infangandone l’onorabilità con notizie prive di fondamento e palesemente false, tendenti ad attribuire allo stesso condotte illegali e delittuose, così come è accaduto al malcapitato Travaglini”.