Logo
Dal Molise vanno via anche gli stranieri: calano a 12mila, -3,7% in un anno

Le minori possibilità di lavoro e la diminuzione degli sbarchi dovuta anche al lockdown hanno frenato le presenze degli stranieri nella nostra regione. Vivono prevalentemente in provincia di Campobasso, tra il capoluogo e il Basso Molise. Romena, marocchina e albanese sono le comunità più numerose. I dettagli nel dossier statistico presentato alla Casa del Popolo

In altre realtà gli stranieri si sono rivelati essenziali per arginare lo spopolamento. Non è così per il Molise che si conferma una terra da cui ‘scappare’. Lo sanno i molisani che da anni vanno via. Lo hanno capito anche emigra da altri Paesi e arriva nella nostra regione: finito il termine dell’accoglienza per motivi umanitari, si rendono conto delle poche opportunità di lavoro e preferiscono andarsene, spostarsi verso il Lazio, la Campania o il Nord Italia. Una tendenza che gli studiosi rilevano da anni e che trova conferma nel dossier statistico 2021 nel quale sono state analizzate le presenze nel 2020, il primo anno segnato dal covid: gli stranieri residenti in Molise sono 12.290. Il calo delle presenze è del 3,7%.

Certo, “le presenze di cittadini stranieri sul territorio molisano è stato condizionato dalla diminuzione forzata della mobilità internazionale, così come dal blocco degli spostamenti all’interno del territorio nazionale”, spiega la dottoressa Chiara Cancellario che ha curato il dossier in collaborazione con la professoressa Flavia Monceri, docente del corso di Filosofia della Facoltà di Scienze della comunicazione all’Università del Molise. L’indagine è stata presentata alla Casa del Popolo alla presenza del professore Christopher Hein, esperto in migrazioni forzate, del sociologo Antonio Mancini e di Luca Anziani (Tavola Valdese).

“L’incidenza degli stranieri sulla popolazione residente è del 4,1%, dato in linea con la media del Sud Italia, ma distante dalla media nazionale (8,5%)”.

Il lockdown e i restringimenti imposti per arginare la diffusione del virus dunque hanno fortemente rallentato gli sbarchi. A questo un altro elemento chiave: le scarse possibilità occupazionali. In Molise mancano grandi industrie e, ove non c’è il fenomeno del sommerso e del caporalato, molte imprese agricole sono a conduzione familiare. Il lavoro insomma influisce fortemente sulla ‘geografia’ delle presenze: gli stranieri vivono soprattutto nei centri urbani (Campobasso in primis) e in Basso Molise. Ecco come si traduce in numeri tale situazione: nella provincia di Campobasso risiedono 8.771 stranieri (sui 12.290 complessivi), in provincia di Isernia ne sono 3.519.

Nel 2020 solo 385 persone hanno chiesto la cittadinanza italiana. Invece sono stati rilasciati 521 nuovi permessi di soggiorno, ma di questi solo il 9% per motivi di lavoro. E poco meno del 2% degli stranieri lavora nelle industrie (1,9%). Il 7% ha un’occupazione nell’agricoltura, il 4% nei servizi. 

dossier statistico 2021

Tale contesto influenza anche la tipologia delle comunità straniere presenti in Molise: forte la presenza di romeni (3.625 – 29,5%), marocchini (1.383 – 11,3%), albanesi (682 – 5,5%).

“Rispetto agli anni precedenti è aumentata la presenza della popolazione femminile di origine straniera”, argomenta ancora la dottoressa Cancellario. In Molise vivono 6.258 donne straniere. Di queste “il 65,4% proviene dal continente europeo. Ed è un valore nettamente superiore a quello nazionale (56,3%). Mentre è inferiore rispetto alla media nazionale la presenza dall’Africa, minoritaria la presenza di donne provenienti dall’Asia”.

La presenza degli stranieri nella nostra regione è visibile anche nelle scuole: i bambini e i ragazzi che studiano negli istituti molisani sono 146. Nel dossier emerge che la metà frequenta l’infanzia e la primaria, quindi ha un’età fra i 3 e gli 11 anni.

L’ACCOGLIENZA

Rispetto al 2019 è in calo la presenza dei migranti accolti nelle strutture regionali. Al 31 dicembre 2020 il totale delle persone ospitate è di 991 unità, gran parte – 759 – si trova nei centri Sai (Sistema accoglienza integrazione) della nostra regione. “Non c’è un seguito alle politiche in integrazione e accoglienza”, sottolinea la Cancellario. “Sono soprattutto politiche legate all’emergenza e alla contingenza, non c’è un piano di sviluppo successivo”.

dossier statistico 2021

“Dopo un periodo di porti chiusi e respingimenti – l’analisi del professore Hein – è iniziato un periodo diverso, c’è meno repressione verso le Ong che riempiono un vuoto perché nn c’è più un servizio pubblico di salvataggio in mare. Preoccupa che circa metà persone che partono dalla Libia sono intercettate da guardia costiera libica: metà viene respinta verso centri di detenzione in Libia, l’altra metà è accolta in Italia”.