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Da oggi via al Green Pass Rafforzato, nuove regole per la vita sociale. “Possiamo addomesticare il virus, bastano i vaccini”

Oggi 6 dicembre per accedere a diversi luoghi e praticare determinate attività (compreso mangiare al ristorante) serve essere vaccinati o guariti dal covid: il tampone non copre tutto, ma basta per lavorare e viaggiare. Appello alla vaccinazione per tenere a bada il carico sul sistema sanitario, nell'interesse dei malati non covid. La situazione molisana emblematica: solo 2 dei 15 ricoverati sono vaccinati, malgrado i vaccinati siano il 90% della popolazione.

Entrano in vigore oggi 6 dicembre le restrizioni previste dal Governo per contenere la risalita dei contagi da coronavirus e per incentivare la campagna vaccinale, che in Molise – proprio grazie al cosiddetto Super Green Pass – sta registrando una decisa accelerata negli ultimi giorni. Da oggi sono due le certificazioni verdi ma soltanto quella rafforzata (che si ottiene da vaccinazione o da guarigione dal covid) permette di accedere ovunque senza limitazioni. Il green pass base, che si ottiene tramite un tampone negativo fatto nelle 48 ore (72 ore nel caso di molecolare) precedenti è valido per accedere ai luoghi di lavoro (ad eccezione di quelli per cui vale l’obbligo, come gli ospedali, gli ambulatori medici, e dal prossimo 15 dicembre anche la scuola e le forze dell’ordine), sui mezzi pubblici. Vale anche per la palestra, la piscina e gli gli alberghi in qusto caso solo in zona bianca.

Il green pass rafforzato invece servirà per andare a cinema o teatro, accedere a spettacoli, a eventi sportivi, per consumare al tavolo in bar e ristoranti al chiuso, per andare in discoteca o partecipare a cerimonie pubbliche. Insomma per continuare a svolgere tutte quelle attività legate alla vita sociale. Per partecipare invece a cerimonie civili e religiosi e annesse feste (es. battesimi e matrimoni) basterà la certificazione semplice. Green pass base anche per accedere a mense aziendali e alberghi (e relativi ristoranti).

Il Prefetto di Campobasso ha annunciato una massiccia ondata di controlli “a campione” ma nei piccoli centri, dove è più facile la verifica, anche capillari. Saranno le forze dell’ordine a dover garantire il rispetto delle nuove regole.

Il decreto che introduce il “super green pass” ha tra gli obiettivi principali il contenimento dei contagi e dunque, di conseguenza,  l’argine ai ricoveri che affannano il sistema sanitario nazionale. Ma non solo. Lo spirito del legislatore ha valutato la misura anche alla luce della necessità di incrementare il numero dei vaccinati. A giudicare dai dati forniti dall’azienda ospedaliera sanitaria regionale, i molisani più reticenti all’idea di immunizzarsi col farmaco anti-covid (non è un siero, come impropriamente viene definito da taluni) stanno “cedendo”: in questi giorni il numero delle somministrazioni anche di prima dose è aumentato vertiginosamente.

Un ruolo chiave in questa decisione lo stanno giocando anche i dati, che sono inoppugnabili: la maggior parte delle persone che finisce in ospedale con sintomi da covid seri, che necessitano di cure specifiche, è priva di vaccino. E questo malgrado il fatto che i non vaccinati in Italia e in Molise siano una esigua minoranza.

A oggi 6 dicembre questa è la situazione del Molise, illustrata dal direttore generale Asrem Oreste Florenzano che sia sui media che sui social ha invitato i cittadini ancora non immunizzati ad andare negli hub vaccinali per cautelarsi contro il rischio di sviluppare la malattia.

 

Anche i dati forniti ieri dal dottor Paolo Spada, che con il virologo Guido Silvestri gestisce la famosa pagina facebook Pillole di Ottimismo, raccontano esattamente lo stesso scenario.

Lo specialista in chirurgia vascolare e fondatore di EVARplanning, del quale è molto apprezzato trasversalmente l’approccio lucido e pacato rispetto ai numeri della pandemia, ha spiegato, tabelle e grafici alla mano, come gli ultimi dati sull’efficacia vaccinale, quelli che comparano l’incidenza di infezioni, ricoveri e decessi tra non vaccinati e vaccinati (e tra varie categorie di questi, distinte in base al numero di dosi e al tempo trascorso), “sono sempre molto incoraggianti, forse mai come ora”.

“Gli ultraottantenni tri-vaccinati – ha spiegato il medico – hanno un rischio di decesso 100 volte minore dei coetanei non vaccinati (sì, ce ne sono ancora parecchi, di anziani non vaccinati: oltre i 60 anni sono ancora più di 1 milione)”.

Chi desidera approfondire può andare a leggere e confrontare i numeri sulla pagina facebook Pillole di Ottimismo. Riportiamo qui le conclusioni del medico: “Vorrei essere chiaro: non dobbiamo pensare che al di fuori della “massima copertura”, i vaccinati oltre i 5 mesi abbiano perso del tutto il vantaggio acquisito. Ma l’inverno è il momento più insidioso, e ogni porzione di suscettibilità della popolazione, specialmente quella anziana, si paga. Proprio negli ultraottantenni abbiamo avuto settimane a copertura ancora più bassa, e ne vediamo ogni giorno le conseguenze, seppure contenute. I rischi, poi, dipendono soprattutto dal livello di circolazione virale, ed è questo il momento più delicato. Con qualche ritardo, stiamo recuperando, almeno su questa fascia più scoperta e fragile.

Il messaggio sintetico che voglio dare è che sappiamo che la vaccinazione è l’unica strada. Benché in vantaggio rispetto ad altri Paesi, i margini di miglioramento sono ancora ampi, e perfettamente alla nostra portata. Prima di rassegnarci a dover chiudere ogni volta le sale operatorie, come di nuovo sta avvenendo, consideriamo che l’esperienza ci aiuterà in futuro, e potremo contenere ancora meglio la curva.

Più che l’incidenza, infatti, è sempre il carico sanitario che ci interessa. E qui vorrei essere altrettanto chiaro: un conto è parlare di emergenza, altro di condizioni costanti, se non definitive. I numeri degli ospedali restano gestibili, tutt’altra cosa rispetto allo scorso anno. Ma non pensiate che sia una condizione sostenibile indefinitamente. L’ho scritto più volte, e continuo a ribadirlo, perché chi commenta – qui e altrove – spesso non sa come stanno davvero le cose, in ospedale. Questo che stiamo attraversando è un inverno diverso, sarà un Natale migliore, la situazione è accettabile, il carico gestibile. Grazie ai vaccini l’impatto più severo della malattia è ridotto, rispetto ai numeri di incidenza, ma non siamo ancora in una condizione di protezione sufficiente a lungo termine (a meno di voler accettare che il livello di assistenza sanitaria – per tutti gli altri malati, non solo per i Covid – scenda sensibilmente).

Ecco perché i provvedimenti per spingere alla vaccinazione sono indispensabili, e come tali dobbiamo accettarli di buon grado, incluse le seccature che essi comportano. Possiamo addomesticare questo virus, anche prima che una miracolosa variante lo renda mansueto: servono i vaccini, e bastano i vaccini”.