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Il delitto di campobasso

Cristiano colpito da un fendente per difendere l’amico, gli avvocati: “Estraneo al mondo della droga”

Il giovane geometra di Campobasso era intervenuto dopo aver visto il taglio sul braccio dell'amico che invece stava litigando con De Vivo. Fino a quel momento non avrebbe preso parte ad alcuna colluttazione e soprattutto - rivendicano gli avvocati Domenico Fiorda e Fabio Albino - il 38enne non ha mai avuto a che fare con il mondo degli stupefacenti: "A suo carico non c'è uno straccio di segnalazione. Persona per bene"

Cristiano fino al momento prima di ricevere il fendente che lo ha ucciso, era rimasto lì, fermo. Non era intervenuto nella lite che invece era in corso tra Giovanni De Vivo e uno dei due amici che quella sera della Vigilia di Natale era (insieme a lui) in via Giambattista Vico.

Cristiano Micatrotta è intervenuto soltanto quando ha visto che il coltello aveva ferito l’amico ad un braccio.  E’ in quell’istante che lui interviene, quasi a volerlo proteggere. A volerlo difendere dopo aver visto il sangue e la ferita che ha poi richiesto 15 punti di sutura. Nella concitazione di quei momenti, mentre il giovane geometra, faceva da scudo al compagno ha ricevuto il colpo che gli ha reciso l’esofago e la carotide e che purtroppo lo ha ucciso. Ha difeso l’amico ed è morto.

Cristiano “è completamente estraneo alla presunta questione degli stupefacenti”. E questo aspetto lo ribadiscono senza mezzi termini i legali della famiglia Micatrotta: gli avvocati Fabio Albino e Domenico Fiorda.

“Cristiano non era assuntore né tossicodipendente né tanto meno spacciatore – ha ribadito chiaramente l’avvocato Fiorda – Non aveva alcun coinvolgimento nel mondo della droga”.

“La nostra ricostruzione è limitata agli atti che sono disponibili in questo momento e l’unica cosa che possiamo dire senza violare il segreto istruttorio – continua l’avvocato Albino – è che Cristiano non ha alcuna parte nella lite telefonica precedente i fatti, né alcuna parte al momento dell’aggressione. Invece è intervenuto successivamente a questa lite embrionale tra altri soggetti per sedare gli animi ed aimè tutto questo gli è stato fatale”.

Svolta l’autopsia, il perito incaricato dal giudice dopo l’esecuzione dell’esame medico-scientifico si è riservato di relazionare entro sessanta giorni. Nel frattempo i carabinieri stanno facendo ulteriori indagini: oltre ai due amici di Cristiano, ci sono altri due ragazzi che di passaggio con la macchina in via Vico hanno visto Cristiano barcollare prima di cadere a terra e c’è un residente di via Vico che – sentendo le urla – si è affacciato al balcone.

Ma sul tavolo degli investigatori ci sono anche i tabulati telefonici e i quattro smartphone tutti sottoposti a sequestro. 

“Noi abbiamo un’idea chiara  dei fatti che ovviamente non possiamo svelare per ragioni istruttorie ma crediamo che la dinamica sia assolutamente diversa da quella che si era prospettata all’inizio” rafforza l’avvocato Fiorda.

Cristiano (come primonumero.it ha scritto sin da subito) è fuori dal contesto droga.

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“Lui, quella sera era in compagnia dei protagonisti della vicenda ma il protagonista non è lui – continua l’avvocato Albino – E’, purtroppo, soltanto sfortunata vittima perché intervenuto in un’altra vicenda nel momento in cui ha avvertito un pericolo per l’amico. Pericolo che alla fine ha riguardato soltanto lui, unica vera vittima di questa vicenda”.

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