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Bande giovanili, spavalderia e aggressioni. De Raho: “Problema di disagio sociale che ci vede tutti responsabili”

Il procuratore nazionale antimafia, Cafiero De Raho, interviene sul fenomeno che sta preoccupando la città di Campobasso: "Si tratta di episodi presenti ovunque. Ma in questo caso prioritaria non è la repressione. C'è un problema di educazione, formazione, disagio, elementi che chiamano in causa tutte le istituzioni"

Le indagini sono in corso. Gli uomini della squadra mobile di Marco Graziano stanno passando sotto la lente ogni aspetto relativo alle aggressioni verbali e fisiche eseguite da un gruppo di minori a Campobasso che finora vede tre iscritti nel registro degli indagati della Procura minorile.

Bullismo violenza Campobasso

Ogni giorno gli agenti ascoltano nei loro uffici giovani e adulti in qualità di “persone informate sui fatti” per definire il quadro investigativo e consentire alla Procura le opportune valutazioni in merito a responsabilità ed eventuali misure da emettere.

Ma è da Nord a Sud che si sente parlare di reati commessi da giovani minorenni. Agiscono in gruppo, perché è il gruppo che definisce la forza. E lo si evince anche dai video a disposizione della polizia di via Tiberio: ci sono quelli che picchiano, quelli che riprendono con i telefonini, quelli che incitano alla violenza e, ancora, quelli che richiamano tutti alla fuga quando si ferma qualcuno per intervenire in soccorso della vittima.

E’ un fenomeno esteso in tutt’Italia – ha detto il procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho, chiamato ad intervenire sull’argomento -. Si tratta di un fenomeno purtroppo rilevato in molte regioni. Ma è non soltanto un problema di repressione bensì di educazione, formazione, disagio sociale, disagio scolastico, insomma di una serie di elementi che chiamano in campo tutte le istituzioni che ne hanno la responsabilità. E tutte devono attivarsi. Non è sufficiente la repressione ma è necessario prima di tutto prevenire cominciando, per esempio, con il monitoraggio della frequenza scolastica fino alle manifestazioni più marginali sull’intero territorio”.

A questi ragazzi in sostanza bisogna restituire dei valori, delle linee guida, l’educazione. I genitori, la scuola, l’ambiente sociale, lo sport, le istituzioni: tutti sono responsabili dell’educazione dei ragazzi, che sono il futuro.

Parliamo di una generazione già diversa, per esempio, da quella di cinque anni fa: tanto è bastato per moltiplicare l’accesso ad attività ed esperienze (come la droga, il consumo di alcolici, il sesso) che si colloca nei primi anni delle medie, mentre una volta coinvolgeva ragazzi alle superiori. Troppo precoci insomma, e questo inevitabilmente incide sulla capacità di autoregolarsi anche in termini di consapevolezza.

Un altro aspetto che emerge, pure in questa indagine tutta campobassana, è l’esposizione continua sui social. Le aggressioni venivano postate su gruppi e pagine personali, con tanto di commenti al seguito. Pochi i dissidenti. Troppi quelli favorevoli a certe condotte.

Non ci sono bande strutturate, per fortuna, ma ci sono raggruppamenti di ragazzi che puntano a riconoscersi in queste immagini adottando comportamenti che vanno da quelli fastidiosi sino a quelli delittuosi. Come ha detto a Campobasso il procuratore nazionale antimafia, dunque, tolti gli aspetti penali, su cui l’autorità giudiziaria interverrà, è necessario che le famiglie, la scuola, le associazioni sportive e tutti gli enti del territorio prestino attenzione. Occorre una grande proposta educativa che canalizzi le energie dei ragazzi.