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Voci d’autunno oltre le foglie

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    di Luigi Pizzuto

     

    Oltre le foglie “La pioggia/ incolla sull’asfalto/ foglie secche e foglie gialle/ Qualcuna sfugge/ Rotola/ Corre/ Si riposa/ Si rialza/ Ondeggia/ Sale in alto/ Si allontana/ divertendosi prima di cadere/ sotto i rami soddisfatti/ in un gioco incerto/ Segreto/ Ripetitivo/ E’ il principio muto del divenire/ Fumano i profili in lontananza/ Una luce fioca e tremula s’accende/ Graffia di nascosto ogni tanto/ Sperando/ che nel fluire del domani/ la voce umana/ sia ancora vivace/ tra i nuovi toni stagionali/ che verranno”. L’autunno porta con sé un andamento lento nel suo fluire quotidiano. Cambiano i saperi. Cambiano le voci. Profumano i colori se bagnati.

    Mutano le ombre sotto il sole. Tutto appare più umido e velato. Fumano i profili degli ulivi in lontananza in una stagione immensamente grande. Talvolta placida e tranquilla. Talvolta stanca. In questo divenire segreto anche una foglia ha un disegno preciso nel suo cammino stagionale   mattutino. Così breve. Felicissimo. Osserva tutto ciò che le succede accanto in poco tempo. Sospira. Quando viene calpestata tira fuori lo spirito migliore. Per sperare e per gioire. Gioca e si diverte. Gira all’impazzata prima di cadere. S’impasta sotto l’acqua. E’ ancora viva.  E’ un inno alla vita silenzioso sotto il sole, che si sfibra e lentamente  muore.

    Purtroppo una foglia deve spezzare  completamente  ogni legame con le proprie radici, per seguire il suo destino. L’autunno incarna gli umori esistenziali più profondi. Tra le crepe emotive manifesta gli slanci più vivi. Vibra tra le pareti  intime dell’anima, dove la tristezza inaspettatamente cede il passo al sapore  della dolcezza. Nel mondo della natura, un seme per rinascere a nuova vita deve morire. Da solo o in compagnìa. Scintilla così silenziosamente il tono del divenire. Come un “panta rei” dove puntualmente scorre  un forte   motivo di vita. Nella società attuale, invece,  pare che tutto debba essere virtuale, macchinoso e più   complicato del necessario. E’ sempre in piedi una filosofìa amara. Molto chiara. Nel flusso delle esistenze  c’è tanta indifferenza. Si calpesta il senso del rispetto. Si soffoca l’innocenza. Soffre il sentire umano nella sua essenza. Stranamente si prendono le distanze dalla vita reale. Senza premura si brucia la natura. L’uomo crede di essere il padrone dell’universo. Ascolta poco la sua voce. Nel buio grida a squarciagola. Dimentica le buone azioni. Progressivamente la cinica cattiveria avvelena il respiro della Terra. Senza un perché. Senza pensare agli altri. Senza pensare a sé.

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