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Storia, paesaggio e cultura olearia nel regno dell’Oliva Nera di Colletorto

Emozioni dal mondo degli ulivi colletortesi. Sotto i timidi raggi di sole riluccicano le foglie bagnate dalla pioggia da poco caduta. Nell’aria umida sale in alto la cultura del contesto ambientale. A poco poco cresce. Detta in effetti un messaggio molto semplice. Dentro e fuori dal paese. In un contesto ambientale che cede il passo a temperature più fredde la voce del silenzio riserva sorprese. Stranamente talvolta sussurra forte. Rinnova un messaggio semplice ed emozionante: “Facciamo qualcosa di concreto per valorizzare un patrimonio di valore che il tempo porta con sé nel suo inaspettato saliscendi”.

ulivi colletorto foto luigi pizzuto

Tutto è chiaro sul sentiero del bello dove gli angoli più preziosi del paese si vedono facilmente. In questa terra di mezzo, ai margini dell’Appennino, lontana dai centri più grossi, ci sono ambienti a misura d’uomo, dove crescono spontaneamente non poche sensazioni.

ulivi colletorto foto luigi pizzuto

Ci sono tanti pezzi di un patrimonio d’arte, talvolta unico, dove si annuncia da solo lo spirito di osservazione. E l’abbraccio è forte tra paese e campagna. Tra il contesto rurale e l’abitato, che ruota intorno al Palazzo Marchesale, fluttua nell’aria una genuina identità territoriale.

Le strade dell’olio sono sterrate. S’intrecciano su declivi squadrati e ondulati. Nel suo insieme il contesto favorito dal clima è tranquillo. Gli ulivi circondano l’abitato. Lo punteggiano in un cammino che scorre da solo. Tutt’intorno l’abbracciano. Dalle terre olivetate di San Giuliano sembra che le chiome degli ulivi siano in paese in punta di piedi.

ulivi colletorto foto luigi pizzuto

Da qualche decennio, la cultivar più preziosa del luogo, l’Oliva Nera di Colletorto, come si vede dalle immagini, è possibile incontrarla nei crocicchi e ai piedi dei monumenti più eloquenti. Questo piccolo scenario si svela in tutta la sua intimità. E’ incerto e felice. Tra stradine deserte e là dove s’incrociano i frantoi regala nel pieno della campagna olearia profumi delicatissimi. Di nascosto trionfa timidamente. In più punti offre scorci inediti. Graziosi. Si amplifica così la visione di vari spaccati disegnati da mani sconosciute nei tempi di ieri.

Un albero di Oliva Nera, ai piedi della Torre della Regina risalente al sec. XIV,  è un atto d’amore verso quanto di meglio, in questo caso, il Borgo degli Angioini esprime. Si tratta di un albero solitario. Un piccolo monumento naturale tra spazi antichi dove giocano i bimbi. Il fronte del palazzo marchesale con le sue aperture allineate, rievoca, invece, la storia degli ambienti feudali. Qui trovavano posto i prodotti della terra per essere conservati e lavorati. Qui trovavano sede gli organismi feudali.

ulivi colletorto foto luigi pizzuto

La prima metà del Settecento è senz’altro il periodo più felice. “Possiede la baronal corte dentro la terra una stanza dove vi è il trappetto per macinare l’olive, quale comunemente serve per uso delle olive del barone e quando li cittadini vi hanno a macinare l’olive loro s’esigge una carafa d’olio”. Così si legge nel volume di Elisa Novi Chavarrìa e Valeria Cocozza. In esso è contenuto l’Apprezzo di Colletorto, conservato nell’Archivio di Stato di Napoli, relativo all’acquisto del paese nel 1704 da parte dell’Illustre Marchese Bartolomeo Rota per 27.100 ducati.

Oggi due alberelli di ulivo invece adornano l’ingresso sopraelevato della Chiesa di San Giovanni Battista. Mentre non manca da tempo una pianta più matura che continua a crescere spontaneamente a lato della Chiesa del Purgatorio. Nonostante sia stata più volte tagliata ingiustamente. Anticamente, infine, un orto rigoglioso di ulivi, era presente all’interno delle mura monastiche dove i monaci coltivavano ogni ben di Dio. Dalla Bolla di fondazione del convento, riportata dal Tria nelle sue “Memorie Storiche” del 1744, si sa che il l’Illustre Marchese Bartolomeo Rota doveva puntualmente garantire alla comunità francescana “ventiquattro stara d’oglio, ventiquattro tomola di grano e venti ducati in contanti”. Tre ampolle per l’olio sacro, datate 1773 e accompagnate da un preziosissimo stemma di famiglia, sono state donate dai Rota alla Chiesa del Battista.

L’olio dunque è presente nei momenti più importanti della storia del paese. Nella pars rustica di antiche ville romane vi erano dolia o contenitori in pietra per conservarlo. A Posta Valeria, tra antichi frammenti, è stato ritrovato un piccolo torcular. Nel regno della Nera di Colletorto, tra storia e cultura olearia, l’abbraccio pertanto è forte. Tra le mura delle vecchie costruzioni si avverte il respiro dell’olio. Per fortuna si percepisce ancora. Nelle etichette olearie batte forte il racconto di questa storia antica. Da più parti felicemente la sua voce si fa sentire.

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