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Il commento

Molise senza droga? I ponziopilati della politica e la solitudine di un magistrato in trincea

Non c’è un solo giorno che i giornali non riportino storiacce di droga. Eppure dinanzi a un flagello così devastante per una regione la cui sopravvivenza sta solo nei suoi giovani, sembra esserci una inquietante assuefazione, rassegnazione e disinformazione su cos’è questa maledetta sostanza che sfascia la convivenza civile.

La droga è la trappola che l’Inferno tende al Paradiso. Ci si casca per sentirsi bene, poi si è costretti a continuare per non sentirsi male. Così il paradisiaco diventa demoniaco e lo straordinario, cioè lo stupefacente, diventa ordinario.

Se ne deduce dunque che nel triangolo strategico della lotta contro la droga – Prevenzione, Repressione e Recupero – l’arma primaria è quella della Prevenzione. Come dire che magistrati, carabinieri, poliziotti, medici, psicologi e comunità terapeutiche vengono dopo. Dopo che il danno è fatto.

E il danno quantificato da dati ANSA su dipendenze accertate in Molise ammonta a ben 15.200 casi che nel 54 per cento toccano il sesso femminile e, per fasce di età, il 41 per cento tra 0-18 anni.

Dati da brivido, eppure i molisani si sentono protetti dalla “crociata” condotta da un solitario Capo, quello della Procura di Campobasso, Nicola D’Angelo, grazie al quale e alle Forze dell’Ordine, la repressione dello spaccio funziona come meglio può.

Sta di fatto però che il successo repressivo favorito dalla visibilità mediatica, finisce col coprire l’assenza di una vera politica preventiva, cui si aggiungono le criticità finanziarie e di organico di cui soffrono le strutture di recupero, i Serd.

Concorsi come “Molise Senza Sostanze Stupefacenti” sono beninteso iniziative scolastiche di prevenzione molto meritorie, ma rimangono occasionali anziché sistematiche e strutturali.

Lo stesso procuratore D’Angelo non ha nascosto la sua amarezza per la latitanza delle istituzioni. Nella cronaca della cerimonia di premiazione del Concorso apparsa su “primonumero”, Cristina Niro annota che le parole di D’Angelo “avevano tutto il sapore di un ceffone per dire: care istituzioni, per la lotta contro la droga voi state facendo poco”.

Si scopre inoltre una incapacità di spesa per 350 mila euro di fondi destinati a interventi di prevenzione.

C’è infine il dramma “collaterale” di famiglie devastate che scoprono di avere il problema in casa, incapaci di affrontarlo e spesso vissuto in silenzio per la vergogna di denunciarlo.

Hanno il problema? Ca***i loro. In Molise le raccomandazioni del Dipartimento politiche antidroga in materia sono sconosciute o non applicate. Né vengono incoraggiate e sostenute associazioni di genitori. In USA molte di esse ostentano un istruttivo slogan: “Occupati di droga prima che se ne occupino i tuoi figli”.

La latitanza della politica è insomma disarmante. Non vede, non sente, non parla. Se ne lava le mani.

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