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La sanità pubblica disastrata e l’ombra di un ospedale privato in Basso Molise: favorevoli o contrari? sondaggio

Medici dimissionari, pensionamenti senza turn over, reparti chiusi e inefficienze: se tutto il settore soffre, è l'area di Termoli e dintorni ad avere maggiore bisogno di strutture sanitarie e all'orizzonte si profila un'ipotesi che molti cominciano a vedere di buon occhio, nonostante tutto. E con buona pace della Costituzione.

Anche a Campobasso e Isernia gli ospedali sono in crisi ma almeno lì hanno le strutture private”. A furia di sentir ripetere questa frase, il dubbio sorge legittimo: quanti bassomolisani sarebbero contenti di avere un ospedale privato a Termoli e dintorni? L’impressione è che la schiera dei favorevoli si vada ingrossando sempre di più, sebbene la Costituzione italiana dica chiaramente che le cure sanitarie vanno assicurate a tutti, non solo a chi può permettersi di pagarle.

Sia chiaro: a oggi non risulta ci sia un progetto, messo nero su bianco, di una struttura sanitaria privata in Basso Molise. In passato se n’era parlato spesso, sia come possibile trasformazione del Vietri di Larino, sia per una fantomatica struttura ex novo in contrada Ramitelli, a Campomarino. Ad oggi restano chiacchiere, sebbene non si possano escludere del tutto. Quello che certamente non può essere escluso è l’interesse dei colossi della sanità privata a investire in un centro ad alta specializzazione da queste parti. Prima di tutto perché, appunto, non ci sono strutture del genere in un ampio raggio di territorio. E poi perché il Basso Molise, grazie a collegamenti migliori con l’Abruzzo e anche con la Puglia, è il “fazzoletto” di terra ideale, dal punto di vista logistico, per un progetto simile. Che al momento, dopo due anni di pandemia che ha mobilitato praticamente ogni investimento sul covid, è semplicemente una mera ipotesi.

È invece qualcosa di più di una idea il nuovo ospedale di Vasto, sulla carta già bello pronto. Una struttura nuova da 230 posti letto, da realizzare al confine con San Salvo (zona villaggio Siv) e quindi a 15 minuti di macchina da Termoli, secondo molti il sostituto del San Timoteo nel prossimo futuro. Per il momento il finanziamento è di 85 milioni, ma in tutto ne servono 150. Così qualcuno ipotizza a una possibile partecipazione privata. Si vedrà.

Il discorso attuale è un po’ diverso ed è legato alla sempre minore capacità della sanità pubblica di assicurare cure adeguate a tutti. L’articolo 32 della nostra Costituzione recita testualmente: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

Ora, quanti bassomolisani possono dire che negli ultimi anni questo articolo è stato rispettato? Quanti invece hanno notizia di cure impossibili, visite rimandate, operazioni saltate, medici insufficienti, reparti chiusi? Tanti, probabilmente quasi tutti.

La spiegazione è che la sanità molisana è come un edificio senza manutenzione da decenni: col tempo sta cadendo a pezzi. Secondo i dati forniti dal dottor Giuseppe Cecere qualche giorno fa, la nostra regione ha perso circa mille dipendenti fra il personale sanitario e soprattutto ha subito il dimezzamento del numero dei medici anestesisti. Tutto questo in pochi anni. Il problema grave è che nonostante la pandemia abbia fatto capire quanto sia importante la sanità pubblica sul territorio, la tendenza rimane quella.

È notizia di questi giorni la raffica di medici dimissionari dal Cardarelli di Campobasso e in parte anche dal Veneziale di Isernia. E con la fine dell’anno diversi altri dottori arriveranno alla pensione senza che nessuno arriverà a sostituirli, sia al Cardarelli che al San Timoteo di Termoli dove se ne andrà un altro cardiologo lasciando Emodinamica, reparto già ridotta ai minimi termini. Con buona pace delle balle (perché tali sono) di chi approvò Quota 100 assicurandoci che “per ogni pensionato un giovane troverà lavoro”.

Bar ospedale San Timoteo

C’è anche chi, riprendendo una vecchia massima di Giulio Andreotti, ritiene che “a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”. Nel senso chi ritiene ci sia un disegno politico-imprenditoriale di depauperamento della sanità pubblica dietro questa politica fatta di anni di tagli al personale, clima irrespirabile all’interno delle strutture sanitarie, deficienze del sistema che farebbero rabbrividire un Paese in via di sviluppo, figuriamoci l’Italia. Un disegno volto proprio a spianare la strada al salvatore della patria.

Chi sarebbe? L’imprenditore della sanità privata, pronto a sbarcare in Basso Molise con una clinica nuova di zecca dove poter fare business con le inevitabili patologie di una popolazione sempre più anziana, eliminando inefficienze o liste d’attesa lunghe mesi e mesi. Un po’ come già fanno il Neuromed di Aldo Patriciello a Pozzilli o il Gemelli a Campobasso.

Il fatto è che queste due strutture private sono convenzionate, il che vuol dire che ottengono fondi pubblici, ergo soldi delle nostre tasse. È anche questo il motivo che spinge molti molisani, soprattutto quelli del Basso Molise, a vedere di buon occhio un ospedale privato anche qui con tanti saluti al San Timoteo, tradendo di fatto i valori costituzionali, come purtroppo già avviene in molti casi.

Gli stessi amministratori locali non fanno che ripeterlo, quasi a suggerire quella che secondo loro sarebbe la soluzione per la disastrata sanità molisana: “Almeno Campobasso e Isernia hanno i privati”. Noi lo chiediamo a voi: che ne pensate?

La foto rappresenta semplicemente l’ipotesi di un futuro edificio

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