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La crisi dei semiconduttori si aggrava: 1700 dipendenti in cassa integrazione alla Sevel

Per una settimana a casa 700 lavoratori del turno di notte e 500 in ognuno degli altri due turni. A settembre erano stati fermati altri 900 operai mentre il quadro continua a essere preoccupante

Si aggrava ancora la crisi dei semiconduttori per il settore dell’Automotive italiano e a farne le spese è una delle fabbriche in cui trova lavoro un gran numero di molisani. Si tratta della Sevel di Atessa dove nella settimana dall’8 al 12 novembre è stata annunciata alla cassa integrazione per 1.700 dipendenti. Si tratta di un numero molto rilevante di lavoratori, pari a circa un terzo del totale degli occupati nella fabbrica del furgone Ducato che fa parte del gruppo Stellantis.

I sindacati hanno infatti annunciato che 700 lavoratori del turno di notte, oltre a 500 lavoratori del turno A e altrettanti del turno B saranno messi in cassa integrazione durante la prossima settimana. La motivazione è la mancanza di componenti in arrivo dalla Cina per la scatola sterzo ZF per la realizzazione del furgone Ducato.

Secondo la Uilm “seppur nel rispetto della normativa, riteniamo non condivisibile il criterio del nuovo assetto produttivo adottato per la scelta dei lavoratori da mettere in cassa integrazione”.

La Usb Abruzzo è ancora più critica. “Contestiamo la modalità di ricorso alla cassa integrazione che sarà gestita a discrezione dell’azienda col rischio di creare delle discriminazioni tra lavoratori. Per questo chiediamo che sia gestita in modo equo e senza discriminazioni, attivando una sorta di rotazione tra tutti i lavoratori”.

Lo stesso sindacato denuncia “l’atteggiamento passivo dei sindacati firmatari e della politica regionale che continuano a dare false rassicurazioni, mentre secondo noi è in atto un vero e proprio ridimensionamento dello stabilimento, con gravi ricadute sull’indotto della Val di Sangro. Siamo fortemente preoccupati per la sorte di 400 lavoratori in staff leasing che con questa situazione rischianoo di essere le prime vittime di questo processo di ristrutturazione”.

Va ricordato infatti che già a metà settembre i turni di lavorazione erano passati da 18 a 15 con l’impiego di 900 lavoratori in meno, 600 dei quali messi in cassa integrazione e 300 che sono stati lasciati a casa per fine contratto. Una riduzione di personale che quindi sta mettendo in forte apprensione i lavoratori, compresi i tanti operai molisani della fabbrica abruzzese.

Che la crisi dei semiconduttori sia una mazzata per Stellantis lo testimonia il fatto che la produzione nel terzo trimestre 2021 è diminuita del 46%, tanto da far ritenere che questa situazione sia peggiore di quella provocata dalla prima fase della pandemia. Problemi simili si stanno riscontrando alla Fiat di Termoli, dove i ritmi produttivi restano bassi.

Su Stellantis e lo stabilimento Sevel di Atessa erano arrivate di recente le rassicurazioni del Ministro Giancarlo Giorgetti dopo il tavolo interministeriale con i vertici di Stellantis, ma l’orizzonte resta fosco e si prevede che la crisi dei chip durerà ancora diversi mesi.

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