La riflessione

Il tempo sospeso in un Paese fiaccato e ferito

Il cittadino italiano è stanco… il contadino della Val Pusteria, l’operaio delle acciaierie di Terni, il pescatore di Mazara del Vallo, l’allevatore di Carovilli vive uno spleen baudelairiano, (...) l’umanità varia del Belpaese che si alza la mattina, lavora, cresce figli, affronta le battaglie quotidiane di una esistenza sempre più difficile non ne può più di lockdown, di virologi, di chiusure paventate, di green pass, di indice Rt, di booster, di bollettini e monitoraggi Gimbe, di vaccini e anticorpi monoclonali, di tesi scientifiche sul 5G, di foto improponibili di rivolta rilanciate sui social e della scienza di mmio  cugggino...

Piove in una fredda sera italiana di novembre, piove sui nostri pensieri bagnati e molli di una umidità che penetra l’Anima avvolti in una stanchezza che sembra non finire mai.

E’ un Paese fiaccato quello che si affaccia alla fine del secondo anno dell’era Covid, un Paese che tenta di tornare a ciò che era prima, pur cosciente che ciò che lo ha mortalmente ferito, ha segnato per sempre una frattura profonda e difficilmente ricomponibile.

Annoiano le polemiche giornaliere dei no vax, annoiano le loro geremiadi e le loro invettive, annoia il dibattito giornaliero, costante, martellante dei media tra chi è a favore delle tesi scientifiche e chi nasconde le proprie paure interiori in un negazionismo senza senso condito da tesi strampalate e da richiami senza logica a valori libertari che cozzano profondamente con le divise nere di Forza Nuova, tanto simili a quelle dei Black Block nella torrida Genova di venti anni fa.

Il cittadino italiano è stanco… il contadino della Val Pusteria, l’operaio delle acciaierie di Terni, il pescatore di Mazara del Vallo, l’allevatore di Carovilli vive uno spleen baudelairiano, un “desasossego” (inquietudine) da eteronimo di Pessoa; l’umanità varia del Belpaese che si alza la mattina, lavora, cresce figli, affronta le battaglie quotidiane di una esistenza sempre più difficile non ne può più di lockdown, di virologi, di chiusure paventate, di green pass, di indice Rt, di booster, di bollettini e monitoraggi Gimbe, di vaccini e anticorpi monoclonali, di tesi scientifiche sul 5G, di foto improponibili di rivolta rilanciate sui social e della scienza di mmio cugggino.

Al contadino della Val Pusteria, di nuovo in lockdown per l’aumento esponenziale dei contagi, dovuti certo alla forza di un virus che si adatta continuamente alle contromosse umane ma anche a comportamenti sconsiderati e negazionisti di tanti suoi conterranei, non interessa più il dibattito feroce sulla efficacia delle misure, è tediato da cortei e canzoncine da stadio brutte e noiose che vorrebbero scimmiottare “Bella ciao”, è stufo delle prese di posizioni politiche funzionali ad una visione di parte, elemento comune a tutti i contendenti.

L’Herbert Planck di oggi (personaggio immaginario, contadino della Val Pusteria, comune cittadino italiano pieno di dubbi e incertezze che crede nell’esistenza del Covid, ha visto morire amici e vicini, ha visto familiari contrarre la malattia e soffrire e si è vaccinato con profonda convinzione), così come la maggior parte degli abitanti dello Stivale, vive un tempo sospeso, ha lottato, sperato, si è vaccinato informandosi e ragionando secondo logica, ha interagito e si è affidato al suo medico di base con piena fiducia così come ha sempre fatto e con la certezza che il Servizio Sanitario Nazionale ha cercato sempre di curarlo…bene o male ma curarlo, non certo farne cavia per impiantargli il 5G con la benedizione di Big Pharma.

Herbert ha sorriso davanti ad un bicchiere di birra ascoltando le farneticazioni dei no vax e ha cambiato canale di fronte all’ennesimo virologo tronfio delle sue certezze, fa il contadino ma ha studiato, ricorda bene quel suo professore di economia all’Università che di fronte all’esplosione della bolla immobiliare e al crollo delle borse alla fine degli anni dieci di questo secolo, candidamente ammetteva: “Ragazzi…tutto ciò che abbiamo studiato finora perde completamente di efficacia, d’ora in poi le leggi dell’economia cambieranno non secondo cicli decennali ma ad horas…”.

Erano leggi economiche, leggi concernenti un qualcosa che l’uomo aveva creato e strutturato ed era arrivato il Caos di un periodo infinitesimale per distruggere secoli di certezze- ecco- i virologi di adesso gli ricordano tanto quei professoroni con la differenza che stavolta il fattore Caos è un qualcosa che l’uomo conosce poco e che non può assolutamente controllare: un virus che possiede mille armi e mille facce.

Herbert magari desidererebbe porre fine alla disputa continua e quotidiana tra pro e no vax e vedere un fronte unito contro un nemico comune, un fronte unito che magari si appoggi passo dopo passo alle conquiste scientifiche senza inutili fughe in avanti, senza proclami di nessuna utilità che predicono la fine della pandemia o imminenti catastrofi non supportate o non adeguatamente supportate da dati verificabili. Il contadino altoatesino gradirebbe magari le proteste non contro il vaccino o contro il green pass ma contro lo smantellamento dello Stato sociale.

Due anni di dura pandemia hanno insegnato poco o nulla alla classe dirigente statale e regionale, un sistema sanitario più volte al collasso nel corso di questi mesi ha fatto in modo che non si intervenisse adeguatamente a sostegno delle strutture e delle professioni sanitarie, il Covid piano piano si eclisserà ma la Storia ci insegna che le pandemie sono cicliche, ne avremo altre, non siamo preparati e non siamo pronti ad una gestione che sappia mantenere efficiente l’ordinario con lo straordinario.

La vera battaglia consisterà nell’assegnazione di risorse allo Stato sociale, nel far fronte comune per assicurare la migliore Dignità possibile alla vita umana nella consapevolezza che il virus e le malattie sono forti e difficili da sconfiggere, ma anche che il gioco di squadra ed il fronte comune hanno sempre pagato nel corso dei secoli.

La fine del tempo sospeso è tutto ciò che Herbert sogna, riconquistare un profumo di certezza e di vita normale, guardare l’orizzonte delle sue montagne e sognare, sognare il tempo che verrà senza l’ombra scura e malinconica di una pandemia che ciclicamente ritorna e appare come il feroce guardiano di una porta aperta verso l’Avvenire, la campana della parrocchiale suona gli ultimi rintocchi, ascolta in lontananza i discorsi sfumati in lingua tedesca dei suoi concittadini contro lo Stato italiano oppressore e l’obbligo vaccinale….il tramonto in Pusteria è bello, la luce illumina le montagne laggiù verso Bressanone, il miracolo si ripete ogni giorno, per un millesimo di secondo il Tempo non è più sospeso, torna a scorrere ciclico portandosi via le miserie e l’ignoranza dell’essere umano.

commenta