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Il frate astronomo e il regista della sua doppia anima. La luce della notte, il film su Boccardi girato tra Torino e Castelmauro

Si sono da poco concluse le riprese del docufilm del regista molisano Simone D’Angelo, da sempre affascinato dalla figura del prete-scienziato, nativo di Castelmauro proprio come lui. Un’opera che ambisce – e ne ha tutte le carte in regole – a divenire un prodotto culturale utile non solo a far conoscere la storia dell’eminente astronomo ma anche a veicolare un’immagine diversa del Molise. Territorio che può crescere anche con il cinema

Il sipario del cinema, il sipario della volta celeste. Presto entrambi si apriranno per far luce sulla vita di Giovanni Boccardi, astronomo nativo di Castelmauro vissuto tra il 1859 e il 1936. Artefice di questa operazione cinematografica il regista molisano (nativo di Castelmauro anche lui) Simone D’Angelo che ha deciso di affidare alla pellicola l’affascinante storia del sacerdote-scienziato.

La luce della notte, docufilm su Giovanni Boccardi

A padre Boccardi è dedicato il docu-film ‘La luce della notte’, opera che verrà svelata al pubblico con una proiezione in anteprima in Molise presumibilmente prima di Natale. “Sento parlare di Boccardi da quando ero bambino e sono da sempre stato affascinato dalla sua figura”, le parole di D’Angelo che incontriamo subito dopo il suo ritorno da Torino, dove sono terminate la settimana scorsa le riprese del film che ora è in fase di post-produzione.

La luce della notte, il titolo scelto dal regista per questa opera, condensa gran parte del senso dell’attività di Boccardi. Figlio di un chirurgo di Castelmauro, il futuro osservatore del cielo perse la madre nei primissimi anni di vita e il padre non volle più occuparsi di lui decidendo di affidarlo ad uno zio (prete) che viveva a Napoli. Fu lì che Boccardi intraprese le due strade della sua vita, storicamente sempre in contrasto ma che lui seppe coniugare e portare avanti in maniera indissolubile: quella religiosa e quella scientifica. I primi studi, dopo aver preso i voti ed essere divenuto frate dell’ordine di San Vincenzo de’ Paoli, furono a Smirne (in Turchia) e a Salonicco (in Grecia). Seguirono poi viaggi e lavori in varie città italiane e un lungo soggiorno in Francia, dove Boccardi – grandissimo divulgatore e autore di centinaia di pubblicazioni – ebbe probabilmente l’apprezzamento maggiore.

La luce della notte, docufilm su Giovanni Boccardi

Ma la sua attività scientifica è legata in maniera particolare a Torino, dove il frate fu docente all’Università e direttore dell’Osservatorio astronomico. Osservatorio che solo dopo un turbolento percorso fatto di aspri contrasti con gli accademici fu spostato a Pino Torinese, località montana distante qualche chilometro dal capoluogo piemontese. Fu questa una delle grandi intuizioni di Boccardi, che – carattere irascibile e determinato – lottò per spostare l’Osservatorio (che era a Palazzo Madama) in un luogo distante da fonti luminose artificiali quali quelle della città. E quando nel 1912 la nuova sede vide la luce anche la ricerca scientifica in campo astronomico ebbe uno slancio.

La luce della notte, docufilm su Giovanni Boccardi

Il regista, nel cui immaginario Pino Torinese ha sempre costituito una sorta di santuario da visitare, è riuscito a esaudire il suo sogno e ora vuole restituirlo ai molisani e non solo. Suggestive le sue parole sull’astronomo frate e ancora vivida l’emozione di aver girato “nelle stanze di Boccardi e con i suoi strumenti”. Strumenti che peraltro Boccardi acquistò grazie al denaro raccolto attraverso una petizione popolare, una sorta di primo ‘crowdfunding’, che l’illuminato frate lanciò. E una sottoscrizione fu fatta anche a Castelmauro, dove non si sa se Boccardi fece ritorno negli anni (non ve n’è traccia) ma probabilmente fu così. “Un’emozione incredibile girare nella Stanza della Meridiana con il telescopio Zeiss, con cui durante le riprese abbiamo visto Giove e Saturno, usato dal Boccardi stesso”.

La luce della notte, docufilm su Giovanni Boccardi

Padre Boccardi nel film è interpretato da uno straordinario Alfredo Pea, attore di lunga esperienza e voluto fortemente dal regista che in lui ha visto anche una incredibile somiglianza fisica col personaggio. “L’attore non conosceva Boccardi, ne è rimasto affascinato e ‘devastato’ nell’interpretarlo”. Nel cast anche l’attrice molisana Chiara Cavalieri nei panni di Jeanette Mongini, importante collaboratrice dell’astronomo. Già, perché padre Boccardi fu avanti a tutti anche in questo: le donne (sue allieve all’Università) assunsero per la prima volta un ruolo importante nel mondo dell’astronomia grazie a lui. Anche questo mise in cattiva luce Boccardi e fu foriero di sospetti, sia nel mondo accademico che in quello religioso. Nel film un ruolo importante è anche quello di Daniele Borghi, attore marchigiano che dà il volto a Padre Damiano, un giovane del Convento di Castelmauro che sul finale del film intesse un dialogo-scontro con Boccardi. “Ho voluto inserire questo elemento di finzione nel film, che è costruito tutto intorno a verità storiche, perché evidenzia molto il carattere di padre Boccardi che ‘si imbestialiva’ di fronte alle persone supponenti”. Il film dà anche questo messaggio, che ben si presta a parallelismi con quanto viviamo nella società odierna, testimoniati da atteggiamenti anti-scientifici per nulla supportati da conoscenze scientifiche.

Il cuore del film resta comunque la vita di Boccardi e il rapporto mai sciolto tra scienza e religione. “Prima di osservare il cielo Boccardi diceva una preghiera. Dopodichè si apriva davanti ai suoi occhi la volta celeste, l’universo, come fosse il sipario di un teatro”. Ed è nel cielo – questa la convinzione profonda che ha ispirato il regista – che probabilmente Boccardi ha trovato quella luce nella notte della sua vita, quella stella che ha preso il posto della madre (e della famiglia) che non ha mai avuto. “Mi piace pensare questo, che nel cielo Boccardi abbia trovato una sorta di protezione, un rifugio. Chi subisce un trauma simile a qualcosa deve pur attaccarsi”.

Nel film, ci racconta sempre Simone D’Angelo, c’è tanto silenzio. La sceneggiatura (la co-sceneggiatrice è la termolese Annalisa Montanaro) è frutto di mesi di lavoro e di intense ricerche. “Alla fine ho tagliato moltissimo i dialoghi, mi piace fare sintesi. E poi il silenzio e le immagini hanno un potere comunicativo enorme”. Un’immagine esemplifica lo stile del film. “C’è una scena in cui è notte fonda e si è immersi in un silenzio totale. L’unico rumore è quello di un pendolo che scandisce il tempo, tic tac tic tac. Era una tecnica, denominata occhio-orecchio, molto utilizzata dagli astronomi all’epoca. E Boccardi, che era peraltro un matematico e grande calcolatore, la utilizzava spesso. Misurava di quanto la stella si spostasse al passare del tempo. Osservava, calcolava e annotava tutto su un foglio di carta. Il suo era una specie di lavoro ‘artigianale’. L’astronomo è un creativo che, oltre a vedere, deve prevedere e immaginare”.

La luce della notte, docufilm su Giovanni Boccardi

Ed è la notte il momento centrale della sua attività, quella che dà il senso maggiore al suo lavoro. “L’astronomo vive sveglio notti intere e aspetta tutto il giorno l’arrivo della notte. Si osserva, sì, anche di giorno ma la notte restituisce all’astronomo quella passione per cui vive. Boccardi nel film è immerso nella notte ed è in quel momento che trova non solo la concentrazione ma anche la sua dimensione trascendentale”.

Alla romantica e struggente visione del cielo però fa da contraltare la contrastata, anche dal punto di vista professionale, vita di Boccardi, figura del panorama scientifico forse troppo dimenticata. Negli anni ’20 arrivò per lui la delusione più grande: a Boccardi, che nel frattempo aveva perso la vista a un occhio, fu tolta sia la Direzione del ‘suo’ Osservatorio astronomico sia la Cattedra all’Università di Torino. Da allora il ‘nostro’ cominciò a peregrinare per l’Italia (qui il regista molisano ha immaginato il ritorno a Castelmauro) per poi morire a Varazze, in Liguria dove è stato seppellito. Era il 1936.

C’è quanto raccontato e molto altro ne ‘La luce della notte’, lavoro che il regista D’Angelo ha tenuto in serbo e coltivato nella sua mente per anni e che ora finalmente sta per divenire realtà. Oltre al montaggio delle scene però seguirà un lavoro di interviste a protagonisti della scienza. “Intervisteremo personaggi importanti dell’astronomia contemporanea italiana, tra cui sicuramente il Direttore dell’Osservatorio di Torino. Lui e altri ci daranno un punto di vista autorevole rispetto al valore scientifico dell’attività di Boccardi. Insomma certificheranno la qualità di questo personaggio e il grande contributo che ha dato alla ricerca in questo campo. Ci tengo molto a intervistare anche una donna, il mio sogno sarebbe Samantha Cristoforetti ma…

Fondamentale per la riuscita del film anche il contributo dell’Inaf (l’Istituto nazionale di astrofisica) nella cui sede a Roma con molta probabilità il film verrà proiettato. Dato il rilievo anche divulgativo dell’opera, l’idea del regista è anche quella di proiettarla nelle scuole, così da far conoscere agli studenti questo insigne scienziato molisano. A Boccardi d’altronde sono intitolate diverse scuole, come nel caso dell’Istituto Tecnico di istruzione superiore nel settore economico e tecnologico di Termoli.

La luce della notte, docufilm su Giovanni BoccardiLa luce della notte, docufilm su Giovanni BoccardiLa luce della notte, docufilm su Giovanni Boccardi

Anche l’Osservatorio astronomico di Castelmauro, costruito sulla vetta del Monte Mauro a 1.042 metri, è a lui dedicato. E questo film potrebbe avere ricadute importanti sul territorio e sull’Osservatorio molisano generando anche, perché no, un circuito di turismo astronomico. “Con quest’opera spero intanto di far riscoprire il personaggio, ma a questo si abbina anche la volontà di far scoprire la nostra regione”. Non a caso il progetto cinematografico, prodotto dalla Cortò Factory Image di Simone D’Angelo, è co-finanziato dal Comune di Castelmauro (“ho trovato grande sensibilità nell’Amministrazione guidata da Flavio Boccardo”) ma anche dalla Regione Molise attraverso il bando (del 2020) ‘Turismo è cultura’. Quello di legare il cinema al marketing turistico sembra essere un ‘pallino’ di D’Angelo. Operazione fatta nel recente passato anche con l’opera – girata in particolare a Civitacampomarano – sull’intellettuale molisano Vincenzo Cuoco, protagonista de ‘I futurieri’.

Inoltre il Convento di Castelmauro, “il primo convento dei Cappuccini in Molise”, con questo film avrà la visibilità che merita. Così come chi non lo ha mai ammirato potrà gustare sullo schermo il sentiero che porta al Monte Mauro, da cui si vedono le cime del Gran Sasso d’Abruzzo e il Gargano della Puglia.

La luce della notte, docufilm su Giovanni Boccardi

Le opere di Simone D’Angelo sembrano avere questa cifra: hanno una vocazione turistica-conoscitiva e una sociale-culturale. Dietro la macchina da presa il regista molisano è da più di 20 anni, tempo in cui ha girato finora qualcosa come quindici documentari, una decina di cortometraggi, due mediometraggi e un docufilm. E nel prossimo futuro? “Aspetto la grande occasione, ho in cantiere due progetti molto belli, su due storie realmente accadute. Saranno, questi, i miei primi lungometraggi. Insomma sto lavorando per la mia prima opera prima. Ora mi sento artisticamente maturo per poter affrontare un lungometraggio. Non bisogna essere presuntuosi e bisogna saper attendere il momento giusto. Ora sento che quel momento per me è arrivato, ho la giusta maturità personale e professionale, fondamentale in particolare se si vuole fare cinema sociale”. Una scelta dunque ponderata anche perché, continua il regista, “facendo un lavoro audiovisivo io diffondo dei messaggi, e ci vuole responsabilità”.

La luce della notte, docufilm su Giovanni Boccardi

Ora però tutti gli sforzi sono ancora concentrati su La luce della notte. “Ho sentito le farfalle nello stomaco a girare in quei luoghi, potendo toccare il sestante che le mani di padre Boccardi toccarono. Una forte emozione che non è ancora andata via, la conservo gelosamente dentro di me. Forse uscirà solo quando si accenderà il proiettore per la prima del mio lavoro. Ora è solo mia, poi spero di trasmetterla al pubblico”.

Foto di Costanzo D’Angelo