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Il canile pubblico più grande del Molise è abusivo: da 16 anni Santo Stefano è senza autorizzazione

Scaduta dal 2005 non è stata più rinnovata. Ma se nella frazione di Santo Stefano si chiude un occhio su un illecito che, una volta scoperto, potrebbe creare ancora più problemi, a Mirabello Sannitico il canile abusivo è stato sequestrato anche se ci sono circa 100 cani dentro che vanno curati e sfamati senza contributi pubblici.

Da sedici anni il canile di Campobasso, il più grande e popoloso della regione, opera senza autorizzazione sanitaria. Scaduta quella del 2005 “non c’è stato più rinnovo” come ci conferma l’assessore all’Ambiente, Simone Cretella. “Pochi anni dopo l’inaugurazione della struttura, che si trova nella frazione di Santo Stefano, i parametri di legge sono cambiati e da quel momento, nonostante i continui adeguamenti, non c’è stata più autorizzazione”.

Canile Santo Stefano

Tecnicamente potremmo dire che quello del capoluogo è un rifugio per animali pubblico ma abusivo. Un po’ come abusivo è il canile di contrada Valli Vecchie, a Mirabello Sannitico, costruito e gestito, questo sì, da una privata cittadina e tirato avanti con le donazioni. Ma di fatto illegale.

Il 20 settembre scorso – come abbiamo raccontato in questo articolo – l’Oasi del randagio è finito sotto sequestro e Giusy Messina, la proprietaria del terreno, è stata multata per 3mila euro. Il paradosso è che i 96 animali di Giusy restano lì, ed è lei la sola a farsene carico, anche economicamente. Giusy infatti non ha alcuna convenzione con il Comune di Mirabello Sannitico.

A differenza, per esempio, di ciò che avviene a Ripalimosani dove c’è sempre un canile privato ma convenzionato con alcune amministrazioni, tipo quella del sindaco Marco Giampaolo il quale, proprio a primonumero.it, conferma di contribuire alla gestione della struttura “con 40 mila euro l’anno per circa una ottantina di cani”.

Questo rifugio, di proprietà del signor Giovanni Mandato, a detta del sindaco Giampaolo “è in regola con tutte le autorizzazioni anche perché soggetto a frequenti controlli e accertamenti”.

Un tempo allevamento di pastori tedeschi, ben visibile dal viadotto Ingotte, oggi è un canile che serve non solo Ripa ma anche altri territori come Baranello che versa all’incirca 20 mila euro l’anno per far curare una quarantina di suoi randagi in attesa (che a volte dura tutta la vita) di qualcuno che li adotti .

A decidere se una struttura ha i requisiti o meno è la Asrem che rilascia il parere ai sindaci che sono poi le autorità sanitarie preposte a rilasciare l’autorizzazione. Dopo un servizio-denuncia di Rai Tre Molise proprio in queste ore negli uffici di via Ugo Petrella ci si sta confrontando per discutere, anzi, ridiscutere, la situazione del canile fuori legge di Santo Stefano. Un canile che va assolutamente salvaguardato non solo perché ospita un gran numero di animali (circa 220) ma anche perché l’anno scorso si è finalmente dotato di un ambulatorio dove vengono sterilizzate le femmine (anche quelle degli altri canili).

“Di lavori – ricorda Cretella – ne sono stati fatti in abbondanza, basti pensare che solo un anno fa è stato aperto il canile sanitario, recentemente sono state riviste le recinzioni e negli anni sono stati tanti gli interventi, grandi o piccoli, per riqualificare questo canile”.

In più il Comune di Campobasso ha recentemente ottenuto corposi finanziamenti dal ministero dell’Interno che permetteranno di rimettere in sesto, tra le altre cose, quella parte del canile interessata dalla frana “che – come ci spiega ancora Cretella – ha inibito l’uso di un’area del rifugio costringendoci a spostare altrove gli animali”.

Secondo l’assessore comunale il parere dell’Asrem per autorizzare, dopo 16 anni di vacatio, Santo Stefano, potrebbe arrivare quando anche quell’intervento programmato sarà completato. Insomma ci vorrà del tempo e forse non conviene a nessuno interrompere questo ‘trattamento di favore’ che viene fatto alla struttura comunale.

Chi se lo augura – per un senso di giustizia e non certo per danneggiare gli animali – è il responsabile provinciale del Nucleo operativo Ente Tutela Animali Ambiente, Giancarlo Calvanese che dice: “Le ispezioni andrebbero fatte anche lì e a Ripalimosani. Non è possibile che chi percepisce soldi pubblici non viene controllato e chi ne manda avanti uno da solo (il riferimento è al caso di Mirabello Sannitico) venga multato e sottoposto a procedimento penale pur dovendo continuare a prendersi cura degli animali”.

E’ paradossale, è vero, ma l’amore verso gli animali non può giustificare una azione illecita. E questo vale per i canili ma anche per ospedali o scuole che andrebbero controllati allo stesso modo quando non sono perfettamente in regola con leggi e adeguamenti vari. Pensiamo alle norme antisismiche, per esempio, e alle battaglie per le scuole sicure. La soluzione non è stata chiuderle tutte insieme e far perdere anni di scuola ai nostri ragazzi ma adeguarle gradualmente. Cosa che sta avvenendo ancora oggi nel capoluogo e in tutta la regione.