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“Togliete questo obbrobrio”: insorgono cittadini e artisti contro l’opera all’ingresso di Termoli Sud

L’installazione TPAM, già ribattezzata con una molteplicità di definizioni ironiche sul tam-tam social, realizzata nell’ambito della riqualificazione dell’area tra via Corsica e RioVivo con soldi pubblici, suscita ilarità e fa indignare gli artisti e gli amanti del bello. Michele Carafa: “Eccessiva e mal collocata, violenta lo spazio, come una parolaccia in una preghiera. Toglietelo per favore!”

“Sono senza parole, non resisto, non so scegliere. Un po’ sovietica, un po’ littorica”. Michele Macchiagodena, il promotore del Termoli Jazz, su Facebook definisce così l’acronimo installato tra via Corsica e lo svincolo su Viale Marinai d’Italia. E’ solo uno dei tanti, tantissimi termolesi (e non solo) rimasto sconcertato per l’acronimo gigante che ieri ha fatto la sua comparsa in città, nell’ambito dei lavori di realizzazione della pista ciclopedonale tra il parco e il borgo. Definito “intervento di miglioramento”, il corridoio che si snoda per alcune centinaia di metri è arricchito, nel progetto affidato alla ditta Petruccelli del Comune di Termoli, dalla iscrizione “Termoli Perla dell’Adriatico in Molise”, sulla quale è stato posizionato il pannello metallico TPAM, divenuto in breve tempo, per il forte impatto visivo e la oggettiva bruttezza, motivo di ilarità e sarcasmo soprattutto sui social (“Renzo Piano scansati proprio”), dove l’argomento tiene banco. Ieri ce ne eravamo occupati con una fotonotizia, anticipando – non era difficile prevederlo – la reazione generale non esattamente di approvazione, anzi.

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Oggi non si parla d’altro, e se ne parla come di uno sfregio: l’opera è completamente decontestualizzata e l’acronimo è svuotato da qualsiasi valore estetico e di efficacia. “Inguardabile” “orrenda” “Orripilante”. Scrive Andrea Casolino, ex assessore alla Cultura a Termoli: “Bruttissima. Nella realizzazione e nel messaggio. E la cosa che mi fa incavolare ancora di più e che sono stati spesi soldi pubblici per realizzarla”. L’intervento per la ciclopedonale, nell’ambito del quale è stata ricavata l’installazione spuntata all’ultimo momento, è costato oltre 300mila euro.

termoli perla adriatico in Molise

Impazzano le evocazioni e il gioco del “cambia le parole abbinate alle lettere” e TPAM diventa di tutto. Antonello Listorto trova la quadra all’apparente incomprensione dell’opera: “È un avvertimento. Un invito a fare attenzione ai furti d’auto, purtroppo diffusissimi nella nostra ridente cittadina. TË PIJËNË A MACHËNË”. Antonio Martelli è più duro: “Mi chiedo se questo film porno sia il massimo dell’espressione artistica che possiamo permetterci, a Termoli. È un’orribile installazione a buon mercato, frutto di una elevata insensibilità artistica. L’ideatore di tale catastrofe culturale dovrebbe chiedere scusa e sparire immediatamente dalle scene!”.

prypiat termoli TPAM

(Antonello Listorto: Termoli Pripyat dell’Adriatico in Molise)

Praticamente d’accordo sulla bruttezza tutti, compresi autorevoli esponenti del mondo dell’arte. Franco Valente, architetto, storico e scrittore, si esprime così: “Con il parere favorevole della Soprintendenza che per legge dovrebbe aver rilasciato il parere favorevole. D’altra parte il Molise per la quasi totalità è vincolato da rigide norme per la tutela del paesaggio…. E si vede!”. Univoco il messaggio che scaturisce dal dibattito social, tra dileggio, satira e indignazione: “Togliete questo obbrobrio”.

La motivazione di fondo più calzante della richiesta è firmata da Michele Carafa, scultore e docente di storia dell’arte: “Non ha nulla di buono! Non è buona la frase: autocelebrazione a parte, che necessita c’è di sottolineare “in Molise”. Nella frase esiste già una collocazione della città di Termoli , la costa dell’Adriatico, retorica e pleonastico indicarne anche la Regione. Come direi “benvenuti in Molise, in Italia” a qualcuno che è già qui. Orrendo e cacofonico l’acronimo: questa moda degli acronimi sta dilagando e dilagando ne perde il senso. L’acronimo serve a sostituire una descrizione con una parola d’effetto, pregnante es.MAXXI, MADRE (due musei italiani) o FIAT, sono acronimi che acquistano un senso compiuto, poetici e complementari alla descrizione stessa. Questo non dice nulla, nasconde e basta una frase che dovrebbe sintetizzare. E poi, infine, orrenda la realizzazione: quasi artistica, ma senza esserlo, eccessiva e mal collocata, violenta lo spazio, come una parolaccia in una preghiera. Toglietelo per favore!”.