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Sversamento oli esausti nell’ex impianto di estrazione: Arpa avvia analisi su contaminazione del suolo foto

Ieri i tecnici dell’agenzia regionale per l’Ambiente sono stati a Casacalenda, nell’impianto in liquidazione vicino la riserva naturale, dove si registra un fenomeno da inquinamento con fusti di oli esausti già accertato un anno fa. Nel serbatoio fuori terra sono stati sversati oli minerali e almeno 2 fusti da 220 litri.

Esiste un pericolo inquinamento a Casacalenda, in contrada Cerrachieta, a poca distanza da Bosco Casale che a sua volta rientra in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico e vicino l’Oasi Lipu, riserva naturale. Nello scorso gennaio, in pieno inverno, era stata scoperta e sequestrata una discarica abusiva di rifiuti speciali su un terreno appartenente a una ex ditta di estrazione sabbia e ghisa. Il Roan, con la polizia Municipale, aveva messo i sigilli a cisterne e serbatoi danneggiati da carbolubrificanti.

Oli esausti casacalenda sversamenti

Il terreno è stato contaminato? È l’Arpa Molise a indagare su questo rischio specifico, che potrebbe configurare un inquinamento del suolo sul quale nelle prossime settimane i tecnici ambientali faranno luce. Intanto ieri l’Arpa è stata in contrada Cerrachieta per verificare come il fenomeno sia ancora ben presente e avviare uno studio del territorio anche attraverso carotaggi.

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Nella vasca di contenimento del serbatoio fuori terra sono stati sversati oli minerali esausti e almeno due fusti da 220 litri sempre di oli esausti. Il livello dell’olio è sceso drasticamente rispetto a gennaio, ma l’ipotesi ritenuta più plausibile è che una parte sia tracimata dal bordo della piattaforma in cemento e che la componente acquosa sia evaporata. Importante stabilire cosa sia accaduto finora e se ci siano stati altri sversamenti recenti ai fini di una indagine più accurata dei rischi che si corrono. Gli oli esausti infatti, oli residui sia di origine industriale che domestica (come l’olio del motore), modificando la loro struttura ossidandosi ed assorbendo le sostanze inquinanti prodotte dalla carbonizzazione perdono per sempre la loro biodegradabilità e diventano un rifiuto pericoloso. Se non vengono smaltiti correttamente creano danni all’ambiente e producono sostanze tossiche che, se finiscono nelle falde acquifere, si rivelano una minaccia concerta per la salute umana.

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Quei rifiuti non sono gli unici che si trovano su terreno di proprietà di una impresa in liquidazione che lavorava all’estrazione e al commercio di sabbia e ghiaia. Ci sono anche elettrodomestici abbandonati e copertoni vecchi ammassati su quel terreno, i cui responsabili sono già stati denunciati alla Procura della Repubblica di Larino e dovranno rispondere di reati ambientali in concorso.

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