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Sequestrato canile, ma i 100 cani restano lì. Il paradosso: multata la proprietaria che continua a curare gli animali

Da 30 anni a Mirabello Sannitico c'è un rifugio per animali che opera in assenza di permessi e che funge da soluzione tampone alla carenza di strutture pubbliche. Il 20 settembre scorso l'Oasi del randagio è stata sequestrata ma i 96 cani restano affidati alla proprietaria che vorrebbe le autorizzazioni per andare avanti.

In trent’anni di attività ha dato ospitalità a centinaia di cani e gatti. Lei e sua madre, animaliste convinte, hanno letteralmente dilapidato il patrimonio di famiglia per creare un rifugio cercando di non rimandare indietro mai nessuno degli scatoloni pieni di nuove cucciolate che puntualmente venivano depositati davanti casa loro.

Negli anni il canile abusivo ha fatto comodo anche alle amministrazioni comunali vicine a Mirabello Sannitico come Ferrazzano, Oratino e Campobasso. I randagi, di proprietà dei sindaci, sono stati ugualmente curati, sterilizzati e dati in adozione grazie al sostegno – anche economico – di chi ha contribuito a sostenere l’iniziativa di queste due donne e dei pochi, pochissimi, volontari che le aiutano.

Ma il 20 settembre scorso i carabinieri forestali hanno messo i sigilli alla struttura di contrada Valli Vecchie perché non ha autorizzazioni “ma non per colpa nostra” come precisa Giusy Messina, la proprietaria dell’Oasi del randagio.

Sulla piattaforma Change è stata lanciata anche una petizione per salvare il rifugio che in pochissimo tempo ha già superato le 1300 firme.  

giusy messina canile mirabello sannitico

La storia di Giusy inizia tre decenni fa quando sua madre salvò da morte certa alcuni cani dal vecchio canile di via Garibaldi, a Campobasso, l’orribile ex mattatoio che dava riparo agli animali prima che sorgesse la struttura comunale di Santo Stefano.

“Non abbiamo nessuna autorizzazione sanitaria, è vero – racconta oggi Giusy – come non avevamo nessuna intenzione di creare un rifugio e anche quando abbiamo chiesto di ottenerne le autorizzazioni ci sono state negate!”.

Oggi l’Oasi del randagio conta quasi 100 cani “che sono comunque affidati alle nostre cure nonostante il provvedimento di sequestro amministrativo e una multa salata da 3000 euro”.

Il paradosso è proprio questo. Giusy è stata punita perché con le proprie forze, fisiche, economiche e anche psicologiche, si è fatta carico di un problema enorme: gli animali che nessuno vuole più.

“Siamo in attesa che il sindaco ci dica qualcosa, che ci dia una risposta. Nel frattempo abbiamo già provveduto a dividere le acque chiare da quelle scure, stiamo rifacendo i box e rimettendo a norma tutto l’impianto elettrico. Il rifugio è datato, lo so, ma qui gli animali stanno bene, sono liberi. Hanno tanto spazio, ci sono cucce a volontà, c’è un’area al coperto dove ripararsi. Le ciotole col cibo che, non manca mai grazie alle donazioni, vengono regolarmente pulite e anche i secchi di acqua riempiti. Non sarà un hotel a 5 stelle, avremo pure un po’ di ruggine sulle reti, ma non è un canile lager, anzi!”.

La riqualificazione avviata e negata fino a questo momento potrebbe ora portare i suoi frutti con la collaborazione dell’amministrazione guidata dal giovane sindaco Angelo Miniello. Del resto le condizioni ‘umane’ in cui sono tenuti cani e gatti sono state certificate anche da diverse ispezioni di medici veterinari dell’Asrem.

giusy messina canile mirabello sannitico

Sempre Giusy qualche giorno fa ha ricordato sulla pagina facebook dell’Oasi che l’ampliamento della struttura è stato inevitabile “in quanto un ente pubblico ha poggiato ‘momentaneamente’ cani non sterilizzati che, seppure con la costruzione di un canile comunale, non sono stati mai ripresi, costringendoci così, a costruire box su box”.

In assenza di questo canile abusivo ci sarebbero, molto probabilmente, ancora più randagi in giro, senza microchip, non sterilizzati, che continuerebbero a partorire cucciolate di cui poi qualcuno dovrà occuparsi.

Nell’illegalità di questa situazione è evidente anche a un cieco che conviene (a tutti) rimettere a norma l’esistente anziché chiudere e buttare la chiave. Questo permetterebbe a Giusy Messina “di continuare a dedicare la sua vita a chi ha bisogno di lei senza ostacoli” come c’è scritto sulla petizione.