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Salvato dalla furia omicida del coinquilino grazie ai vicini di casa. “Voleva uccidere anche altri ragazzi”

Nell'esposto sottoscritto dalla vittima del tentato omicidio a Pescara, una ricostruzione agghiacciante dei fatti dello scorso 11 ottobre al 4° piano di via De Gama che hanno riguardato due giovani termolesi. "Mi ha accoltellato prima mentre uscivo dal bagno, poi alla schiena mentre cercavo di fuggire. Mi sono rifugiato a casa dei vicini". Qualche istante ancora, e il giovane sarebbe stato ferito a morte dal coinquilino, che aveva manifestato - la stessa sera - la volontà di uccidere altre due ragazi (termolesi) conosciuti due giorni prima, responsabili a suo dire di avergli fatto smarrire il telefono.

È stato accoltellato mentre usciva dal bagno di quell’appartamento al quarto piano di via Vasco de Gama, zona Porta Nuova di Pescara, preso in affitto poche settimane prima e dove il coinquilino che ha cercato di ucciderlo era arrivato all’ultimo momento, non perché facesse parte del gruppo di amici che avevano affittato la casa ma perché stava cercando una stanza e si è sistemato lì tramite la stessa proprietaria, in un’abitazione abbastanza grande da ospitare tranquillamente 4 persone.

La vittima, un 21enne di Termoli colpito con 12 fendenti inferti con un coltello da cucina da un coetaneo –  termolese anche lui – ha presentato un esposto-querela dopo alcuni giorni di ospedale durante i quali è stato curato e medicato. Fuori pericolo, l’ha scampata per un soffio perché sarebbe bastata una manciata di secondi in più e oggi probabilmente non potrebbe raccontare quello che gli è accaduto nella serata del 11 ottobre, quando il coinquilino (che si trova a piede libero ma per il quale il magistrato ora potrebbe disporre una misura restrittiva) lo ha colpito più volte, con grande violenza.

Secondo il racconto affidato agli agenti, arrivato sul tavolo del magistrato che detiene il fascicolo, i due erano soli in casa. Un terzo amico era appena uscito per la serata. A.P. si trovava in bagno e quando ha aperto la porta per tornare nella sua stanza ha visto M.C., con il cappuccio e una mascherina chirurgica sul volto, che lo aspettava nel corridoio buio. “Mi ha afferrato all’altezza del collo e con un coltello ha sferrato diversi colpi dall’alto verso il basso accoltellandomi sul collo con particolare forza” la sintesi della ricostruzione, sulla quale ora gli inquirenti dovranno trovare elementi a supporto che tuttavia sarebbero già emersi in parte dal referto ospedaliero.

Il giovane, in preda al panico, è riuscito a divincolarsi dalla presa e fuggire verso l’ingresso dell’appartamento chiedendo aiuto a gran voce. È riuscito ad aprire la porta d’ingresso continuando a urlare  e vedendo che i dirimpettai avevano a loro volta aperto l’uscio, richiamati dalle grida, ha cercato di dirigersi verso di loro per trovare riparo. Ma è stato di nuovo raggiunto alle spalle da M.C., che lo ha afferrato per la felpa e lo ha colpito ancora alla schiena, e alle scapole, trascinandolo indietro e chiudendo la porta. Su questo c’è il riscontro dei vicini testimoni, terrorizzati anche loro da quella scena.

Fortunatamente la vittima è riuscita a liberarsi dalla presa dopo una colluttazione, ad alzarsi e a guadagnare la fuga all’esterno trovando rifugio nell’appartamento dei vicini, che hanno subito chiuso la porta per impedire all’aggressore di raggiungerlo e hanno contattato il 113 e il 118.

Via De Gama Pescara studente accoltellato

Attraverso il racconto di A.P. emerge anche la personalità controversa dell’aggressore, sul quale al momento c’è una ipotesi di reato per lesioni che potrebbe trasformarsi in tentato omicidio. Un giovane inquieto e introverso, che secondo alcune testimonianze aveva manifestato la volontà di uccidere altre due persone, anche loro di Termoli, conosciute a Pescara due sere prima dell’ episodio di via De Gama. Con uno dei due aveva avuto una lite quando era intervenuto per cercare di farlo desistere dal proposito di aggredire tre giovani gay per motivi legati al loro orientamento sessuale. La cosa singolare è che due ragazzi riferiscono di aver visto le mani di M.C. sporche di sangue e che quella sera stessa due coinquilini, tornati a casa nell’appartamento di via De Gama dove oggi non vive più nessuno, hanno trovato il tavolo della cucina anch’esso sporco di sangue. La sera del tentato omicidio, prima che si scatenasse l’inferno in quella casa, M.C. aveva dichiarato di voler uccidere i due giovanissimi in quanto a suo dire colpevoli di avergli fatto perdere il telefonino.