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Vaccinati ricoverati, lo ‘scandalo’ spiegato. Sono più anziani e con più patologie, e la platea cresce sempre più

Sono molti di più i non vaccinati tra i ricoverati per Covid ma man mano che aumenteranno i vaccinati la situazione si ribalterà e in ospedale sarà sempre più verosimile ‘incontrare’ persone contagiate sebbene immunizzate. Dietro i numeri, poi, si nascondono realtà molto diverse

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I numeri – forniti ieri con chiarezza da Milena Gabanelli nel suo DataRoom per il Corriere della Sera – sono suppergiù questi: due persone su tre che si contagiano e vengono ricoverate non sono vaccinate, e la proporzione diventa tre su quattro (di non vaccinati) se si parla di ricoveri in terapia intensiva. Ma si finisce sempre per parlare (strumentalmente e per argomentare il proprio scetticismo verso i vaccini) dello ‘scandalo’ dei ricoverati che il vaccino lo hanno fatto, e magari completato.

Nell’articolo “Covid: vaccinati, ma ricoverati. Chi sono e perché” si parla proprio di questo. La spiegazione è in fondo semplice, tanto da apparir quasi scontata. Ma scontata, nell’opinione pubblica e nel comune sentire, non lo è affatto. Il riferimento è ai dati dell’Istituto superiore di sanità del mese di settembre. I ricoverati per Covid non vaccinati sono 6.120 (il 69.2%), i ricoverati vaccinati con una dose sono 330, i ricoverati vaccinati con due dosi sono 2.408 (il 27.1%). Se passiamo ad analizzare i ricoveri in Terapia Intensiva, vediamo come siano 712 i non vaccinati contro i 195 vaccinati (di cui 174 con doppia dose). Tutti questi vaccinati finiti in ospedale, dirà qualcuno, come è possibile? È non solo possibile ma anche del tutto fisiologico. Il perché è presto detto: cambiano le platee di riferimento. Detto altrimenti: i ricoverati vaccinati arrivano dall’ampio bacino dei 37.4 milioni di immunizzati (parliamo di settembre, ora i numeri sono aumentati) mentre i ricoverati non vaccinati provengono da una platea del tutto inferiore, di 11.7 milioni di persone che non hanno ricevuto alcuna dose di anti-Covid.

Una sorta di effetto paradosso che si delineerà sempre più, ma che se ben contestualizzato non deve destare sospetto alcuno. Più aumenteranno infatti i vaccinati, più la situazione si ribalterà e in ospedale sarà sempre più verosimile ‘incontrare’ persone contagiate sebbene vaccinate.

Nell’articolo del Corsera vengono analizzate anche altre questioni, dati alla mano come sempre. “Fino a 59 anni il rischio di essere ricoverato è venti volte più alto per un non vaccinato, quindici volte in più per un 60-79 enne, e di nove volte in più per un over 80.

Sempre l’elaborazione dati dell’Istituto superiore di Sanità mostra che chi è vaccinato con due dosi finisce in ospedale prevalentemente in età più avanzata, 79 anni, che scende a 52 anni per i non vaccinati. In terapia intensiva per i non vaccinati è 61 anni, contro i 74 dei vaccinati”. È questo un altro aspetto cruciale: i vaccinati ricoverati sono mediamente più anziani, ed è già ora così perché sono soprattutto ultraottantenni i vaccinati in un letto di ospedale per Covid.

Ma non è tutto. Un’altra analisi che si riferisce ai dati forniti dalla Regione Veneto è in questo senso illuminante. Quel che emerge è che i vaccinati ospedalizzati presentano in genere un quadro clinico più complesso (diabete, malattie cardiovascolari, renali, respiratorie, oncologiche ecc). Al contrario i non vaccinati hanno più rischi di finire in ospedale anche da sani. Questo il quadro fornito: “Con zero patologie fra i non vaccinati vediamo 163 ospedalizzati e 82 in terapia intensiva; fra i vaccinati sono 12 e 2 in terapia intensiva. Con 1 patologia i non vaccinati sono 201, 141 in rianimazione; fra i vaccinati 22 e 3 in terapia intensiva. Con 2-3 patologie 189, 120 in terapia intensiva; fra i vaccinati sono 31, e 11 in terapia intensiva”. È del tutto evidente che sono molti di più i non vaccinati ‘sani’ ricoverati mentre i ricoveri tra i vaccinati salgono al salire delle patologie.

Quindi, si legge, “i dati di ricovero dei vaccinati mostrano chiaramente come il rischio di ospedalizzazione aumenta proporzionalmente in relazione a determinate patologie, da quella più bassa come l’ipertensione, poi via via salendo c’è il diabete, cardiopatie, broncopneumopatie, trapiantati e immunocompromessi. Il vaccino, in ogni caso riduce il rischio di finire in ospedale sia per i sani (93%), sia per chi soffre di patologie croniche”.

Per concludere, una piccola disamina sui decessi delle persone con Covid ma vaccinate. I dati stavolta arrivano dall’Ats di Milano. Ebbene, “su un campione di 171 cartelle cliniche su 1.440 esaminate dall’Iss (al 5 ottobre), emerge che l’età media dei vaccinati con ciclo completo morti di Covid è di 86 anni e con 5 patologie pregresse, contro gli 80 anni e 3 patologie dei non vaccinati, o che hanno ricevuto una sola dose”.

Prendiamo i decessi avvenuti nei reparti Covid del Cardarelli degli ultimi 2 mesi (dal 17 agosto al 17 ottobre). Sono stati complessivamente 6, di cui 1 ad ottobre, 2 a settembre e 3 ad agosto. L’ultimo in ordine di tempo è stato un 56enne in Rianimazione, prima di lui un 46enne, sempre in Rianimazione. E il 26 agosto era deceduta una donna di 36 anni sempre in Terapia Intensiva. Sono loro le vittime più giovani di questo piccolo raggruppamento, e in comune hanno il fatto di non essersi mai vaccinate. Gli altri decessi che completano questo quadro si riferiscono a persone di 74 e 86 anni (due con questa età), e in alcuni casi il vaccino era stato fatto ma a complicare il quadro c’erano altre patologie, oltre a un’età più avanzata.

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