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Rabbunì, che veda di nuovo

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    bartimeo

    di don Mario Colavita

     

    Le persone più lontane del vangelo sono, forse, quelle più interessanti. Nei vangeli ci sono tanti personaggi umili, alcuni sono senza nome, altri il nome ce l’hanno, ebbene queste persone sono cariche di messaggi e di insegnamenti, vengono proposte come icone e modelli da scegliere per diventare discepoli.

    È il caso del cieco di Gerico. Il vangelo di Marco dice che era il figlio di Timeo e lo dice due volte, la seconda in ebraico Bar-Timeo (figlio di Timeo).

    Per chi conosce la terra Santa, sa che la città di Gerico, nota all’Antico Testamento, è collocata nella valle del Giordano prima di salire a Gerusalemme meta dichiarata del viaggio di Gesù e dei suoi. L’incontro con Bartimeo è l’ultima guarigione raccontata dal Vangelo.

    Bartimeo è un modello positivo di discepolato al contrario di Giacomo e Giovanni che vogliono posti d’onore.

    Bartimeo si lascia guarire dalla cecità e, in contrapposizione alla lentezza e alla chiusura dei discepoli vede chiaramente dove conduce il cammino del Figlio dell’uomo. Chiama Gesù rabbunì, termine reverenziale che veniva usato per Dio; i maestri di Israele venivano chiamati “Rabbi”, ma Dio veniva chiamato “Rabbunì”. Il cieco di Gerico si sente accolto, lascia quello che ha e va da Gesù.

    La vista che Bartimeo ri-prende non è solo quella fisica ma anche quella interiore che gli consente di prendere la decisione di seguire Gesù. Bartimeo diventa modello di impegno nella ricerca di Gesù.

    È il cammino credente che passa da uno stato di cecità a quello di vedere di Gesù.

    Bartimeo, dice il vangelo, che ha sentito parlare di Gesù Nazareno, da qualche amico o conoscente.

    C’è una bella pagina tratta dai “racconto di un Pellegrino Russo” in cui il protagonista cerca disperatamente il metodo per “pregare ininterrottamente” come suggerisce l’apostolo Paolo.

    Alla fine dopo tanto vagare uno starets (un maestro spirituale) gli indica la preghiera di Gesù o quella del cuore. Questa preghiera, dice lo starets si compone di queste parole: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore!”. Chi si abituerà a questa invocazione proverà una tale consolazione e un tal bisogno di pronunciarla di continuo, che non potrà più vivere senza di essa, ed essa fluirà spontaneamente dentro di lui.

    Bartimeo ci insegna la preghiera che nasce dal desiderio del cuore di voler incontrare Gesù e di vedere come lui vede.

     

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