Quantcast

Sviste e intoppi burocratici, mensa negata a scuola a un bimbo di 6 anni. “E’ discriminazione”

Il piccolo, che frequenta la prima elementare in un istituto comprensivo della città capoluogo, vittima inconsapevole di un rimpallo di responsabilità, della burocrazia e di una eccessiva fiscalità. Per due volte gli è stato negato un pasto caldo perchè la domanda di adesione alla mensa non risultava inviata al Comune che garantisce il servizio mediante una ditta esterna, la Dussmann.

“Mamma, perchè io non mangio con i miei amichetti?“. Difficile rispondere a questa domanda, soprattutto se viene posta da un bambino di soli sei anni che ha visto i suoi compagni di scuola sedersi per consumare un pasto caldo, mentre lui aveva già indossato il giubbino e messo lo zaino sulle spalle. Doveva tornare a casa, lui a quel pasto non aveva diritto.

Non poteva pranzare nella mensa scolastica organizzata dall’istituto di Campobasso nel quale il piccolo alunno frequenta quest’anno la prima elementare. La spiacevole vicenda si è verificata due volte: la prima martedì scorso, 12 ottobre, e si è ripetuta ieri. Tutto è nato per un errore nella compilazione della domanda di adesione al servizio, come si è scoperto poi. Il bambino comunque era ‘colpevole’ di non essere in regola, ma questo non ha evitato che si sentisse “mortificato e discriminato” rispetto ai suoi compagni di scuola. Ad interpretare il suo stato d’animo è il padre che racconta a Primonumero l’accaduto che non esita a definire “gravissimo e paradossale”.

Per chi non lo sapesse, il Comune di Campobasso gestisce il servizio mensa tramite una ditta esterna, la Dussmann, che fornisce e consegna i contenitori con i pasti in base ad un elenco di nominativi fornito da ogni scuola entro le 10 di ogni mattina.

A sua volta il genitore che fa richiesta del servizio mensa deve versare una somma al Servizio Tesoreria del Comune tramite Pago Pa, bollettino o può pagare in contanti rivolgendosi alle attività convenzionate a tale scopo. Per verificare che tutto sia in regola, soprattutto dal punto di vista degli importi erogati per la mensa (a quanto ammonta il credito o se c’è un debito da saldare ad esempio), un genitore può a sua volta controllare sul sito della ditta Dussmann il profilo personale del figlio che usufruisce della mensa.

Ed è da qui che si origina l’intoppo burocratico e la vicenda che coinvolge il piccolo alunno di sei anni che aveva frequentato la scuola dell’infanzia nello stesso istituto comprensivo.

“Io avevo fatto la richiesta in via telematica quattro-cinque volte, tramite un sistema che fra l’altro ho trovato molto complicato”, racconta il padre del bambino. “Avevo anche versato una somma di 93 euro e quando ho consultato il profilo personale di mio figlio non avevo riscontrato problemi. Poi ieri mi hanno telefonato alle 12.45 da scuola: saremmo dovuti andare a riprendere il bambino perché non avrebbe potuto accedere al servizio mensa. Mi sono arrabbiato, mi si è accapponata la pelle pensando che mio figlio sarebbe rimasto senza mangiare. Poi a scuola, in attesa che mia moglie lo andasse a prendere, ha visto i compagni pranzare e lui non poteva farlo. Una scena terribile: ma come la scuola non è una seconda famiglia? Non dovrebbe insegnare a non escludere nessuno e ad accogliere tutti?”.

Il padre del piccolo parla di “discriminazione” e si sente amareggiato anche per il comportamento del personale scolastico che avrebbe potuto far sentire meno emarginato il figlio. “E’ gravissimo che per un motivo burocratico un bambino di sei anni sia stato lasciato senza il pranzo. Non è l’immagine di un Paese civile, mio figlio è stato trattato peggio di un cane per strada”.

Impossibile per i genitori del piccolo anche comprare un panino al supermercato e portarlo a scuola: le norme imposte durante la pandemia non consentono di introdurre alimenti dall’esterno.

Il piccino insomma ha pagato il prezzo di regole e burocrazia, vittima di una concatenazione di concause: presunti intoppi burocratici, operazioni on line, distrazioni, norme e restrizioni anti-covid e forse di una eccessiva fiscalità nei confronti dell’alunno.

Al Comune di Campobasso infatti non risultava la richiesta del servizio mensa inoltrata dal padre, come ci riferiscono gli uffici che abbiamo contattato.

Inoltre, esplicita l’assessore all’Istruzione Luca Praitano, “al genitore che fa richiesta del servizio mensa arriva l’apposita comunicazione tramite mail o sms sull’attivazione del servizio e se occorre effettuare l’apposito pagamento. La procedura per la domanda complicata? Io non l’ho trovata tale, e l’ho effettuata io stesso che ho una figlia che usufruisce della mensa scolastica”.

In questo caso specifico, “non era arrivata proprio la richiesta al Comune” ma “il servizio si offre se si chiede – aggiunge l’assessore – ci sono stati dei genitori che per varie motivazioni hanno deciso di sospendere la mensa dei figli”. Infine, “vorrei precisare che anche quando si riscontra un ‘debito’ perché non si è fatto fronte al pagamento, il servizio mensa non viene sospeso ma al genitore arriva l’apposito sollecito. Non lasciamo mai i bambini senza il pasto”.

Ieri pomeriggio la vicenda che ha visto protagonista il piccolo si è risolta per fortuna e il servizio è stato attivato dopo aver capito che il disguido era nato in fase di compilazione della domanda. Svista che poteva accadere a chiunque non abbia dimestichezza con un computer e col sistema informatico.

Questa storia mette in luce una burocrazia troppo rigida (e accade a vari livelli nel nostro Paese): magari con maggiore buonsenso si sarebbe potuto evitare?