Quantcast

False dichiarazioni e omissioni, l’inchiesta sul reddito di cittadinanza accende i fari anche sui Caf

Controlli estesi ovunque nell'indagine che porta la firma delle Fiamme Gialle su delega della Procura. Sono decine le notifiche inviate ad altrettanti utenti che ora rischiano il processo e la restituzione delle somme all'Inps

E’ un’inchiesta voluminosa quella che porta la firma della Guardia di Finanza sui “furbetti” del reddito di cittadinanza. Indagini e accertamenti che sarebbero alle battute finali e che negli ultimi giorni avrebbero riguardato anche la condotta dei Caf (Centri di assistenza fiscale).

Sono decine di residenti della provincia di Campobasso che hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari da parte della Procura. E altrettanti ora rischiano il processo. Il capo d’imputazione lo cita l’articolo sette, comma uno, del decreto legislativo 4/2019. All’osso: “chiunque,  al fine di ottenere indebitamente il beneficio di  cui  all’articolo  3, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi  o  attestanti  cose non vere,  ovvero  omette  informazioni  dovute,  e’  punito  con  la reclusione da due a sei anni”. In queste righe è sintetizzato tutto il cuore dell’inchiesta: false dichiarazioni, documenti infondati, omesse informazioni per percepire il reddito di cittadinanza nonostante non avessero diritto.

‘Furbetti’ del reddito di cittadinanza, Finanza al Centro per l’Impiego: ci sono i primi indagati

Negli ultimi mesi le indagini avviate da Guardia di finanza hanno svelato in sostanza come la misura di sostegno pensata per i più poveri sia stata ripetutamente utilizzata dai più furbi.

Indebiti beneficiari che sono di volta in volta denunciati alla magistratura con la conseguenza della immediata revoca del contributo economico elargito dallo Stato ma non solo. Sono, infatti, in fase di esecuzione i conteggi per determinare l’eventuale somma da restituire alle casse dello Stato e che ammonterebbe, stando alle prime decine di persone sottoposte ad indagini, a migliaia di euro.

Stando alle prime dichiarazioni di alcuni utenti già rese ai propri difensori qualcuno avrebbe asserito che gli errori sono stati commessi dai Caf a cui si sono affidati per le pratiche relative alla richiesta del beneficio. Ed è per questo che accertamenti sono in corso da parte delle Fiamme Gialle anche in questo senso.

Concluse le indagini il pubblico ministero dovrà valutare se chiedere il rinvio a giudizio.

Con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, i difensori avranno 20 giorni di tempo per provare ad evitare la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura, sollecitando nuovi atti di indagine, chiedendo un interrogatorio dei propri assistiti o producendo memorie.