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La ristorazione e il covid: “Pizze da asporto a +300%. Ci si sta abituando a non uscire il sabato sera”

Massimiliano Di Giglio, titolare di Pasky 2.0, spiega che “a Campobasso il nostro settore è legato alle attività extrascolastiche: se si bloccano quelle, ci fermiamo anche noi”. C’è una certa resistenza a tornare nei luoghi chiusi: “La fobia c’è, rispetto all’estate il calo è già stato drastico e non credo sia un problema di green pass, anzi”.

Il mondo della ristorazione fa un po’ da ‘sentinella’ rispetto alla situazione generale. Parliamo di pandemia, anzi di post-pandemia, si spera. Il settore è stato duramente colpito, si è rialzato nell’estate del 2020 per tornare a chiudere fino alla primavera, da quando si è rivista una ripresa sostanziale e sostanziosa. E ora? Cosa succederà? Tutti gli indicatori sembrano sotto controllo e non si prevedono altre ondate ‘covidiane’.

La campagna vaccinale sta funzionando, l’obbligo del green pass per lavorare è scattato  e alla lunga darà i suoi effetti positivi. Insomma, non è più una fioca luce in fondo al tunnel. E lo confermano anche i diretti interessati, ovvero i ristoratori. Ma qualcosa è cambiato e si fa ancora fatica a tornare alle abitudini pre-pandemia. Ce lo racconta Massimiliano Di Giglio, titolare del ristorante ‘Pasky 2.0’.

“E’ ancora prematuro fare un bilancio, bisogna aspettare almeno un mese per capire l’andamento generale – spiega –. Fino a un paio di settimane fa era ancora molto caldo e si mangiava all’aperto. Una cosa è certa, anzi storica: “Di sicuro la città di Campobasso dall’estate all’inverno cambia. Anzi, con l’apertura delle scuole la ristorazione subisce un drastico cambiamento. Mutano le abitudini delle famiglie e il loro modo di approcciarsi alla ristorazione. D’estate si vede sempre la ripresa, anche forte. Abbiamo lavorato tantissimo sia l’anno scorso che quest’anno, ma in una città come Campobasso le valutazioni vanno fatte anche e soprattutto da settembre a maggio”.

Ed ecco il primo corposo cambiamento notato dalla riapertura delle scuole in poi: “Da quando hanno riaperto le scuole c’è un forte aumento di richiesta di pizze da asporto il sabato sera rispetto alla presenza fisica nel locale – dice Di Giglio –. Se faccio un confronto con i sabato sera di settembre-ottobre dell’era pre-pandemia noto che c’è meno presenza nel ristorante a favore dell’asporto a domicilio. Non sappiamo a cosa sia dovuto, se al fatto che non tutti hanno il green pass e quindi restano a casa o se sia una sorta di fobia, paura. Posso dire che rispetto all’era pre-covid ho avuto un aumento delle pizze da asporto del 300% il sabato sera. Prima ne facevo relativamente poche, c’era l’abitudine a uscire il sabato, dovevo staccare il telefono per l’eccessiva richiesta di prenotazioni”.

Ecco, il problema degli spazi chiusi è concreto eccome: “Ogni locale ha le sue caratteristiche, più o meno ampio. Il mio è abbastanza piccolo, magari alcuni non sono più abituati a stare al chiuso, con il vicino di tavolo a poca distanza. Aspettiamo il vaccino obbligatorio, è come se lo fosse con l’obbligo del green pass, e vedremo a seguire se l’asporto rimane tale o se si torna al passato”. Tra l’altro, negli ultimi mesi “non abbiamo nessun problema rispetto all’esibizione del green pass. Molti lo mostrano direttamente senza che lo chieda. Qui il cittadino è disciplinato, diciamo così”.

Poi Di Giglio sposta il discorso su un aspetto, a detta sua e di molti ristoratori, fondamentale: “A Campobasso sono le famiglie a dettare i ritmi della ristorazione. Faccio qualche esempio concreto: il segnale per noi ristoratori è il comportamento dei ragazzi e dei bambini rispetto alle attività extrascolastiche, ovvero calcetto, piscina, musica, nuoto. Lo dico perché se si iniziano ad avere problemi in queste attività e si inizia a non andare a scuola per malanni vari, torniamo in una sorta di ‘prigione’ per i genitori che cercano di non far ammalare i figli. Questo potrebbe risultare un problema per noi, ovvero l’abituarsi a non uscire il sabato per la pizza. Questa è una città basata sulle famiglie, l’80% di chi va nei ristoranti è formato da famiglie. E infatti noto molte più persone adulte con figli grandi”.

È chiaro che questo modificherà anche la ristorazione stessa, che dovrà adeguarsi a questi nuoti ritmi, se fossero confermati in questo autunno-inverno: “Confermando che in giro c’è maggiore ottimismo, io resto realista. Detta in maniera semplice, 40 pizze d’asporto non sono 40 cene. Ecco perché qualcosa andrà rivisto, il +300 percento di pizze non colma il -40% di tavoli occupati”.

Si tornerà alle abitudini pre-covid, quando le tavolate erano piene zeppe anche in pieno inverno? “Io penso di sì, si tornerà alla comunità, alla pizza del sabato sera, anche per un semplice ma concreto motivo: non sporcare casa propria. E naturalmente avere il piacere di stare assieme. Ma dobbiamo aspettare le prossime settimane per capire bene. Fin quando continuano le attività extrascolastiche ci sarà anche la pizza del sabato sera. Le famiglie sono fondamentali nel nostro settore” conclude il ristoratore campobassano.  fds