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In discarica non c’è più posto per la monnezza: “Va ingrandita”. Ma la Regione (che ci mette i soldi) se la prende comoda

A incidere per il 60 per cento sull’imminente saturazione della buca è Campobasso che non ha ancora completato il ciclo di raccolta differenziata. Il gestore del sito Giuliani chiede un ampliamento per poter continuare a servire i 57 comuni del "Molise centrale". Spetterà alla Regione Molise finanziare l'intervento per evitare una crisi dei rifiuti che potrebbe scoppiare nel pieno della prossima campagna elettorale. Segue la vicenda il consigliere delegato all'Ambiente Roberto Di Baggio che dopo l'ultima riunione ha detto che sarebbe andato a Montagano. Ma fino a oggi non l'ha ancora fatto.

Montagano non è solo terra di Moscato, Tintilia e pomodoro. E’ anche il comune che ospita una delle tre discariche della nostra regione. Oggi quella buca sta per esaurire la sua capacità di contenere rifiuti indifferenziati. Prossima alla saturazione, raggiungerà il limite nei primissimi mesi del 2023.

C’è ancora un sacco di tempo, direte voi, ma non è così. Per ampliare una discarica servono un mucchio di soldi, passaggi di carattere burocratico e anche culturali. Sarebbe ingenuo, infatti, credere di poter ingrandire una discarica senza conseguenze e in assenza di voci contrarie. Del resto è già accaduto ogni volta che in contrada Colle Santo Ianni si è proceduto a un ampliamento. E potrebbe succedere di nuovo perché quella buca ricolma di rifiuti creata alle fine degli anni Novanta è arrivata.

“Tra 15 mesi sarà esaurita”: l’allarme arriva dall’uomo che quella discarica l’ha sempre gestita, Giovanni Giuliani, il quale aggiunge pure che “per evitare una crisi dei rifiuti bisognerà ingrandirla”.

Discarica Montagano

Tutto questo l’ha ripetuto anche giovedì 7 ottobre in Regione al consigliere regionale Roberto Di Baggio (sottosegretario alla presidenza della giunta regionale delegato da Donato Toma all’Ambiente) e al neo dirigente dello stesso settore, Matteo Iacovelli. A sostenere le ragioni di un ampliamento anche il commissario della comunità montana ‘Molise Centrale’, l’avvocato Domenico Marinelli.

Il commissario, per la verità, l’allarme l’aveva lanciato molti mesi fa agganciando l’imminente saturazione della discarica al discorso della mancata riforma delle comunità montane sciolte 10 anni fa: ‘Molise Centrale’, infatti, è proprietaria del polimpiantistico montaganese, ma essendo un ente in liquidazione – che sopravvive a colpi di proroghe di tre mesi- ha le mani legate.

Mezzi, uomini e strutture sono di proprietà, dal 1998, di Giovanni Giuliani, gestore dell’impianto di trattamento di rifiuti solidi urbani, differenziati e speciali non pericolosi (sua la Giuliani Environment srl).

Discarica Montagano

Quella di Montagano, insomma, è una discarica pubblica gestita da un privato: serve 57 comuni ed è l’unica pensata così in Molise visto che quella di Guglionesi è partecipata sia dal Comune che dalla ditta dell’imprenditore Umberto Foglia (il quale detiene la maggioranza delle quote). Mentre l’impianto di Tufo Colonico, a Isernia, è totalmente privato.

Un vantaggio di non poco conto: Isernia e Guglionesi possono decidere in autonomia lavori, ampliamenti e conferimento (a Tufo Colonico, per esempio, arrivano tonnellate di rifiuti anche da fuori regione) mentre il polimpiantistico di Montagano è soggetto a molti più vincoli.

Questo non significa, però, che a Montagano non possono arrivare rifiuti da fuori regione “solo che – e ce lo spiega sempre Giuliani – non devono essere indifferenziati”.

Funziona così: nell’impianto di Colle Santo Ianni, che si estende su un terreno di circa 30 ettari, la discarca è l’elemento terminale. Qui, e solamente qui, vengono conferiti esclusivamente i rifiuti dei comuni dell’area del Molise centrale. Sono 57, tra cui Campobasso che fa la parte del leone. Non avendo ancora completato il ciclo della differenziata il capoluogo a guida 5 Stelle “contribuisce a saturare la buca per il 60 per cento” dice convintamente Giuliani.

Tutto quello che va “a recupero – che sia plastica, carta, vetro o umido – può arrivare anche da fuori del Molise”.

Il guadagno del gestore oggi è proprio quello: tratta ciò che è riciclabile e lo rivende ai consorzi di filiera del Conai (che ha a sua volta dei sottoconsorzi dedicati a vetro, plastica, carta ecc…).

“Quando questo impianto è nato – ricorda Giuliani – finiva tutto in discarica, oggi in discarica ne arriva una minima parte”.

La “minima parte” equivale a circa 18/20mila tonnellate annue. Venticinque anni fa i molisani che conferivano a Montagnano ne portavano il triplo. Poi, con la diffusione capillare della raccolta differenziata, quella soglia si è progressivamente ridotta passando da 60 a 20 mila tonnellate l’anno di rifiuto indifferenziato.

Se Campobasso accelerasse portando la differenziata anche in altri quartieri allungherebbe la vita della discarica. Ma di quanto? Un mese? Due? La verità è che delle discariche (purtroppo) non se ne può fare ancora a meno e se non si ha un impianto di termovalorizzazione (o inceneritore per dirla in modo più brutale) le città vanno in tilt quando le buche raggiungono il limite massimo.

Ma quanto costerebbe ingrandire la discarica? Il progetto (che c’è già anche se non è stato ancora presentato) parla di circa 3 milioni di euro. Tanto costerà fare una nuova buca, impermeabilizzarla e canalizzare le acque di scolo.

Colle Santo Ianni fu scelta all’epoca perché ha un terreno argilloso e il Biferno è a circa 700 metri. Di controlli in questi anni ne sono stati fatti tantissimi “ma non è mai emerso alcunché dal punto di vista dell’inquinamento ambientale” ci racconta il commissario Marinelli. Col biogas sprigionato dalla spazzatura, inoltre, si produce energia che alimenta il polimpiantistico. L’unico problema sembra essere quello dell’occupazione dei terreni intorno alla discarica che dovrebbero essere espropriati, ma anche quello è un scoglio aggirabile perché sono terreni che valgono molto poco. Del resto chi è che comprerebbe un pomodoro cresciuto all’ombra di una discarica?

Ostacoli sulla via dell’ampliamento potrebbe metterli l’amministrazione guidata da un paio di anni dal sindaco Giuseppe Tullo che beneficia di un cospicuo ristoro ambientale da 250 mila euro l’anno. Sommetta considerevole per un comune di poco più di 1000 abitanti.

roberto di baggio

Un altro attore chiamato a fare la sua parte è la Regione Molise che programma, legifera e dovrebbe metterci i soldi. Roberto Di Baggio – il delegato del presidente Toma al settore Ambiente (una specie di assessore senza poteri e portafoglio) dopo la riunione di giovedì 7 ottobre ha dichiarato che sarebbe andato a fare prima di tutto un sopralluogo nella discarica di Montagano. Ma dopo due settimane non ha ancora trovato il tempo. Il dirigente Iacovelli, invece, vorrebbe addirittura cambiare il Piano regionale dei rifiuti che è fermo dal 2016. Giusto, per carità, quel piano andava aggiornato ogni tre anni e non è mai stato toccato. Ma oggi non c’è tempo perché tra conferenza dei servizi e avvio dei lavori si rischia di andare troppo a ridosso di quei primi mesi del 2023. E l’ipotesi peregrina di portare i rifiuti dei 57 comuni molisani a Isernia o Guglionesi resta la meno percorribile.

Chi non ha la memoria corta ricorderà, forse, la vicenda delle ecoballe scoppiata nel 2007 sulla testa dell’allora assessore all’Ambiente Salvatore Muccilli.

Portare i rifiuti lontano da Montagano avrebbe costi enormi per le tasche pubbliche sia che i Comuni stessi cominciassero a mandare su e giù per la Bifernina camioncini di monnezza ogni mattina, sia che lo faccia Giuliani coi suoi mezzi chiedendo sonante moneta per il servizio extra.

Se Di Baggio, Toma o Iacovelli stanno valutando altre strade (un sito ex novo?) non  l’hanno ancora detto né a noi tantomeno al gestore (Giuliani) e proprietario (comunità montana) del sito. Resta il fatto che la crisi dei rifiuti potrebbe esplodere nel pieno della prossima campagna elettorale. E forse non conviene a nessuno.

fabio dei chirico

Si è accorto del “fine vita” di Montagano anche il consigliere regionale del M5S Fabio De Chirico che ora, annunciando una interrogazione a Toma, ricorda come “già nel 2018, a fronte di una raccolta differenziata che stentava a decollare, il sito di Montagano risultava prossimo alla saturazione”.

Fu quello l’anno in cui si decise per un ampliamento per 25.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani (indifferenziati) e l’avvio della sua chiusura “per l’apertura di un nuovo sito poco distante, nell’agro di Colle d’Anchise, in corrispondenza di una discarica dismessa. Attualmente, il procedimento autorizzativo, che pure era stato avviato ed integrato, sembrerebbe sospeso. Ma non è chiaro se sia stato individuato un nuovo sito per garantire il principio di prossimità nello smaltimento di rifiuti per il medio Molise. Stando alle previsioni di conferimento della Comunità Montana, sembra piuttosto (diciamo pure che ormai è una certezza, ndr) che anche l’ampliamento di 25.000 tonnellate sia stato saturato. Di qui a breve, dunque, potremmo trovarci in una situazione di emergenza rifiuti, come già accaduto in diversi territori della Penisola”.

L’interrogazione di De Chirico mira a chiarire “dunque: se i volumi per la messa a discarica dei rifiuti, previsti dal Prgr e dal successivo ampliamento di Montagano, siano ancora sufficienti e disponibili; se il principio di prossimità venga ancora rispettato o se, addirittura, vengano conferiti nelle discariche molisane anche rifiuti provenienti da fuori regione (rispondiamo noi: sì, ma solo quelli indifferenziati come ha spiegato Giuliani a Primonumero, ndr); se la discarica di Montagano abbia effettivamente esaurito la sua capienza (sarà satura tra poco più di un anno anche e per colpa del Comune a guida Movimento 5 Stelle che non completa la differenziata a Campobasso, ndr) quali siano i costi di chiusura e gestione del sito; che fine abbia fatto il progetto autorizzato a Colle d’Anchise; se le strutture regionali preposte abbiano previsto l’opportuna revisione del Piano rifiuti, da sottoporre al Consiglio regionale. Prima che l’emergenza rifiuti scoppi anche in Molise, sarà fondamentale rispondere a queste domande e, se del caso, trovare urgentemente delle soluzioni sostenibili”.