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Il primo comandamento

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    di don Michele Tartaglia

    dio angeli

    XXXI Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

    Il primo comandamento (Mc 12,28-34).

    In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

     

    Sembra una domanda strana quella dello scriba a Gesù visto che sappiamo già l’ordine dei dieci comandamenti. In realtà ai tempi di Gesù si discuteva su quale tra tutti i comandamenti (i maestri della legge ne avevano individuato ben 613!) fosse il più importante, cioè quello da cui era necessario cominciare. Questo ci permette di capire che nell’agire del credente non tutto deve essere messo sullo stesso piano: ci sono cose più importanti da fare e cose meno importanti, che vengono dopo. In tal modo si evita di farsi tanti sensi di colpa per cose in cui ci si sente manchevoli, perché già sappiamo all’inizio che obbedire a Dio è un cammino graduale. Nella risposta di Gesù, e quindi nell’insegnamento morale che noi cristiani siamo tenuti a seguire, il comandamento da cui è indispensabile partire, non riguarda né la sfera sessuale, né quella dell’adempimento di riti religiosi ma è necessario innanzitutto scegliere Dio come Signore e centro della propria vita. In teologia morale si chiama opzione fondamentale e  s. Ignazio di Loyola  ha definito questa scelta, nei suoi Esercizi, principio e fondamento. Ma Gesù immediatamente dice quel è il secondo: amare il prossimo come se stessi, importanza che  riecheggia nelle parole di s. Giovanni nella sua prima Lettera: non puoi amare Dio che non vedi se non ami il fratello che vedi.  Dal terzo in poi, probabilmente, la gerarchia è da stabilire in base alle proprie capacità e possibilità, ma sempre facendo riferimento ai primi due fondamentali comandi perché non si potrà mai avere un primato di Dio a scapito del servizio all’uomo così come, per un credente, il servizio all’altro deve partire dal centro vero della propria vita che è Dio; sembra una cosa scontata, ma non lo è se pensiamo a tutte quelle volte in cui certe forme di attivismo nei confronti degli altri sono la manifestazione del proprio narcisismo e un modo per gratificare se stessi. E’ come l’elemosina fatta davanti a tutti, mentre Gesù dice chiaramente che non deve sapere la mano sinistra ciò che fa la destra. L’insegnamento di Gesù ci dice che la fede non deve essere irrazionale, ma deve seguire un ordine, a partire dalle cose necessarie che sono i primi due comandamenti, mentre nel resto deve essere la nostra coscienza, illuminata da questi due capisaldi, a doverci guidare. Mi piace concludere con un detto latino, facile da comprendere: in necesariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas.

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