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I molisani Napulammore tra i 12 finalisti del Festival canoro partenopeo

napulammore

Reduce dal Meeting di Rimini del 23 agosto nell’evento di Spirto Gentil, intitolato “Mandulinata a Napule”, il trio Molisano più acclamato di sempre, i Napulammore, composto dal M° Osvaldo Caruso alla chitarra, Marco Adovasio al mandolino e Francesco Santoro, voce e battenti, ritorna a far parlare di sè nell’evento più importante legato alla canzone partenopea, il Festival di Napoli.

trio napulammore

Dopo una lunga selezione partita a luglio, con più di 360 partecipanti, i Napulammore, col loro primo inedito, sono riusciti a piazzarsi tra i 12 finalisti della kermesse canora che avrà culmine nelle serate dell’ 8-9-10 dicembre al Teatro Mediterraneo di Napoli, all’interno della mostra d’Oltremare, lì dove nacque nel 1952 e terminò nel 1970.

‘A Bbonaciorta, questo è il titolo del brano scritto da un giovane poeta napoletano, Gaetano Iodice, che ha all’attivo un volume di poesie in vernacolo dal titolo “Parole Appassiunate” e un secondo denominato “Napoesia” in uscita entro il Natale venturo. Una collaborazione artistica nata per caso nei mesi più bui del covid, raggiungendo in pochi mesi l’apoteosi mistica, il gradino artistico più alto che mai si potesse vagamente immaginare.

Versi che indubbiamente richiamano alla tradizione partenopea verace, ad un’antica tarantella perduta nel tempo e riaffiorata d’incanto ai giorni nostri. Il senso filosofico dell’arrangiarsi “napoletano” e della voglia di riscatto nelle semplici vicissitudini della vita. Una “buona sorte”, che ci auguriamo abbracci tutti dopo gli ultimi due anni di purgatorio in terra.

Gli arrangiamenti curati dal M° Caruso sono il fiore all’occhiello di un immortale genere musicale che trae la sua linfa vitale da secoli se non millenni di storia, impartiti con audacia dalla sua chitarra, coadiuvata alla briosità e brillantezza del mandolino accarezzato di Adovasio e dalla moderna e robusta voce di Santoro, abile persino con le percussioni. Possiamo definire “‘A Bbonaciorta” un brano neoclassico a tutti gli effetti, operazione musicale ex novo, dopo circa trent’anni di transizione culturale che ha precipitato la canzone d’autore napoletana nei ricordi di un passato che fu, ma i corsi e ricorsi storici del noto filosofo partenopeo Giambattista Vico ci lasciano ben sperare affinché i prossimi anni siano di rinascita e prosperità della vera e mai estinta musicalità partenopea.

Auguriamo a costoro uno strepitoso Festival, trampolino di lancio di successi ed emozioni che da Napoli han girato il mondo.