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Hub covid al Cardarelli, i soldi non bastano mai. Toma: “Servono altri 3,6 milioni, o non si può fare”

Il governatore-commissario Toma ha chiesto al ministro per il sud Mara Carfagna la possibilità di utilizzare i soldi del Fondo sviluppo e coesione per completare il progetto di riconversione dell'ex hospice e ampliare le terapie intensive secondo il piano approvato a Roma. "Altrimenti l’hub covid al Cardarelli non si può fare", ha messo in chiaro il capo della Giunta regionale

E’ il destino comune di tante opere pubbliche del nostro Paese: ci sono i soldi per realizzarle, ma poi ad un certo punto i lavori si fermano perchè i finanziamenti previsti non bastano più. All’ospedale Cardarelli di Campobasso la riconversione dell’ex hospice in hub covid non è neppure cominciata.

Anzi, un anno dopo la pubblicazione del bando voluto dalla struttura commissariale nazionale (che, pensate un po’, era ancora guidata dall’ex commissario Domenico Arcuri nominato a sua volta dall’ex governo Conte) per fronteggiare l’emergenza aumentando le strutture sanitarie dedicate al Covid, si scopre che servono quasi 4 milioni per costruire la ‘Torre covid’. Ossia per realizzare in Molise il ‘Piano di rafforzamento della rete ospedaliera per l’emergenza Covid-19’ già approvato a Roma che aveva scelto come soggetto attuatore l’Asrem.

Lo ha reso noto il governatore-commissario alla sanità Donato Toma oggi (22 ottobre) nel corso di un intervento in Consiglio regionale quando ha spiegato l’ennesimo ostacolo che si è frapposto alla progetto che prevede 35 posti letto tra intensive e sub-intensive, oltre a un pronto soccorso dedicato, in un padiglione dell’ospedale di Campobasso preferito al ‘Vietri’ di Larino.

Toma

“Il Molise ha avuto un riconoscimento di 49 milioni di euro in più nel riparto del Fondo sanitario. Realizzeremo 12 Case di comunità”, le parole del presidente. “Inoltre ho chiesto una riprogrammazione di alcuni fondi perché altrimenti l’hub covid al Cardarelli non si può fare: sono necessari 3,6 milioni in più rispetto alle previsioni dell’ex commissario Giustini. Non è colpa sua, ma c’è una differenza tra il suo studio di fattibilità e il progetto esecutivo”.

La distanza economica – forse qualcuno lo ricorderà – aveva innescato anche una ‘guerra’ tra le tre imprese coinvolte nella realizzazione dell’hub covid al Cardarelli: la società che ha progettato l’opera, ossia il gruppo Rtp Mastellone di Castelvetere, la EN3 srl di Milano e il Consorzio Stabile Built scarl, queste ultime rispettivamente la società che ha validato il piano e l’impresa esecutrice dei lavori.

Si è perso tempo. Nè forse ha giocato a favore della realizzazione dell’opera il continuo avvicendamento nei ruoli chiave: il Governo Draghi ha licenziamento Domenico Arcuri e ha nominato un altro commissario all’emergenza nazionale, ossia il generale Francesco Paolo Figliuolo. E anche in Molise si sono succeduti tre commissari: dopo Angelo Giustini, Flori Degrassi e infine Donato Toma.

Il problema dell’aumento dei costi per la riconversione dell’ex hospice del Cardarelli era emerso lo scorso agosto: Donato Toma era stato nominato da un paio di settimane commissario ad acta.

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Però solo oggi in Consiglio regionale il presidente della Regione ha esplicitato la possibile soluzione per uscire dal vicolo cielo in cui è finito il progetto, che invece doveva essere prioritario e avere i requisiti dell’emergenza. Tanto è vero che in altre Regioni in pochissimi mesi sono stati realizzati ospedali e hub per i degenti covid.

“Il problema – ha sottolineano Toma in Aula – riguarda la validazione di alcuni progetti, non è stata considerata la fattibilità reale di quel progetto. Quindi ho dovuto chiedere, per non mandare tutto a monte, al ministro del Sud e della Coesione territoriale Mara Carfagna di autorizzare la riprogrammazione di alcune economie, in particolare di fondi previsti nel Fondo sviluppo e coesione. Se ci autorizzerà potremmo dare finalmente l’ok all’hub covid”.

Quindi, se Roma non autorizzerà l’impiego di quasi 4 milioni di euro, il Molise potrà definitivamente dire addio all’ampliamento delle terapie intensive e semi-intensive. Un progetto fondamentale non solo per dare un’assistenza sanitaria ai pazienti covid (anche se finora la campagna di vaccinazione ha ridotto le ospedalizzazioni) ma anche per ristrutturare almeno in parte il nosocomio di Campobasso. Lo stesso ospedale sarebbe stato dotato anche di apparecchiature nuove e posti di terapia intensiva più moderni: 2,5 milioni per le attrezzature sono stati già spesi, come ha denunciato il Movimento 5 Stelle. 

In più sarebbe stato realizzato un pronto soccorso dedicato ai degenti covid che probabilmente sarebbe servito ad evitare il sovraffollamento rilevato nei giorni scorsi. Probabilmente il Molise non avrà niente di tutto questo. E la sanità pubblica perderà un’altra chance. (sp)