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Gigafactory a Termoli, dal Governo i fondi del Pnrr. E la Sevel non finirà in Polonia

Tavolo ministeriale a Roma con Giorgetti, Orlando, i vertici Stellantis e i sindacati. Per Termoli confermato l'investimento pubblico per la fabbrica di batterie, mentre smentita la delocalizzazione dello stabilimento di Atessa verso la Polonia nonostante la forte crisi dei semiconduttori

L’investimento di Stellantis a Termoli per la costruzione della Gigafactory godrà di un cospicuo sostegno pubblico. A confermare le indiscrezioni che circolavano già da diverse settimane è arrivata ieri la dichiarazione del Ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, a margine del secondo tavolo Stellantis con i rappresentanti dell’azienda, i sindacati nazionali e di categoria e alla presenza del Ministro del lavoro Andrea Orlando e del vice ministro del Mise Gilberto Pichetto a Roma.

“Riguardo il tema della Gigafactory di Termoli – ha detto Giorgetti – c’è grande sforzo del Governo per accompagnare questa iniziativa anche con sussidi pubblici”. Non sono emerse cifre né una tempistica certa sull’investimento del quale aveva parlato anche il direttore dello stabilimento di Rivolta del Re, Davide Guerra, sul palco del Festival del Sarà organizzato da Antonello Barone nello scorso mese di settembre a Termoli.

Il direttore Stellantis scioglie i dubbi su importanza stabilimento Termoli: “Futuro garantito”

Secondo autorevoli fonti di stampa internazionali, l’investimento complessivo del gruppo automobilistico dovrebbe essere di circa un miliardo e mezzo di euro per l’enorme fabbrica di batterie e celle di batterie, mentre i contributi pubblici arriveranno per effetto dei fondi previsti nel Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza che il Governo sta delineando in queste settimane per ridare slancio all’Italia dopo la pandemia. Nel Pnrr il Governo ha stanziato per ora 600 milioni per la Gigafactory ma si ipotizza che grazie a investimenti di partner industriali privati, la cifra possa arrivare a un miliardo.

Intanto diversi sindacati hanno accolto con favore quanto emerso ieri a Roma. Secondo la Uilm nazionale “l’accenno fatto durante il tavolo sulla Gigafactory a Termoli va accolto come la migliore risposta possibile alla nostra richiesta di investire sulle nuove tecnologie di elettrificazione”.

Secondo la Fim Cisl “ora bisogna definire un percorso di confronto per ratificare gli impegni in sede governativa”. Più critica la Fiom Cgil che riguardo all’incontro di ieri ha dato un “giudizio negativo per la mancanza di un piano strategico per i lavoratori”.

Il piano industriale continua a mancare anche se Stellantis ha garantito che verrà presentato entro la fine del 2021. “In realtà per l’Italia è quasi fatto” commenta il sindacalista Uilm termolese Francesco Guida. “Resta da capire cosa succederà per Pratola Serra e quali provvedimenti verranno presi per gli stabilimenti di Cassino e Pomigliano. Ieri Infatti si è parlato molto di Mirafiori e Grugliasco che saranno accorpati in un unico stabilimento a Mirafiori”.

Ma ai lavoratori molisani non interessa solo il destino della fabbrica di Termoli, visto che ieri al Mise si è parlato anche dello stabilimento Sevel di Atessa. Secondo Giorgetti “Stellantis ha dato rassicurazioni che non ci sarà delocalizzazione in Polonia per la Sevel”. (foto Mise.gov)

tavolo stellantis mise

L’azienda ha inoltre garantito che la riduzione di turni da 18 a 15 è dettata soltanto dalla crisi dei semiconduttori, vale a dire la mancanza degli ormai noti microchip che sono fondamentali per il processo produttivo.

Una carenza che sta colpendo fortemente Stellantis, ancor di più della pandemia da covid-19. Nel terzo trimestre del 2021 infatti la produzione è diminuita del 46% e il dato negativo si deve in gran parte proprio alla mancata fornitura dei semiconduttori.

In Sevel circa 900 interinali sono stati mandati a casa (300 senza rinnovo di contratto e 600 in cassa integrazione)  proprio a causa del drastico calo di produzione. A Termoli invece prosegue il processo di licenziamenti volontari retribuiti che l’azienda aveva avviato la scorsa estate. Dopo i primi 100 lavoratori che avevano accettato una cospicua buonuscita per lasciare il proprio posto in fabbrica, una seconda ondata di licenziamenti volontari sta per essere conclusa con altri 80 dipendenti pronti a salutare. In questo caso si tratterebbe nella stragrande maggioranza di personale ormai prossimo al pensionamento che ha scelto quindi di lasciare il lavoro con qualche anno di anticipo.

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