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‘Furbetti’ del reddito di cittadinanza, Finanza al Centro per l’Impiego: ci sono i primi indagati

Le Fiamme gialle stanno ultimando i controlli incrociati sulla veridicità dei dati contenuti nelle dichiarazioni per ottenere il contributo statale. Alcuni destinatari degli avvisi di garanzia si sono già rivolti ai propri avvocati

Le verifiche sarebbero ormai prossime alla conclusione. Sulla scia di quanto accaduto in questi ultimi mesi un po’ in tutte le regioni d’Italia, anche la Guardia di finanza del Molise ha condotto una serie di accertamenti sulle modalità di assegnazione del Reddito di Cittadinanza e su chi ne usufruisce.

Ieri – lunedì 11 ottobre – gli investigatori delle Fiamme Gialle sono stati anche al Centro per l’Impiego di Campobasso, dando seguito ad accertamenti e riscontri di ipotetiche irregolarità nella percezione del sussidio integrativo. Nei giorni scorsi alcuni cittadini del capoluogo (ma i riscontri a cui si sta lavorando riguardano  tutta la provincia e non soltanto la città di Campobasso) hanno già bussato alle porte dei propri avvocati perché destinatari degli avvisi di garanzia in merito a presunte violazioni sui requisiti utili all’assegnazione del RdC.

Bocche cucite dal Comando di Piazza Palatucci ma – stando alle indiscrezioni raccolte – la Finanza avrebbe concentrato l’attività di controllo sulla veridicità dei dati contenuti nelle dichiarazioni di coloro i quali hanno richiesto e ottenuto il RdC nel territorio provinciale.

Attraverso uno specifico percorso di analisi, che ha permesso di incrociare le risultanze contenute nelle diverse banche dati (tra cui anche quell’Ufficio per l’Impiego) si sarebbe giunti a sviluppare informazioni utili per l’emissione dei provvedimenti.

A fronte delle notifiche che sono in corso già da un paio di settimane, si parla di decine di posizioni irregolari rilevate, alcune delle quali – a detta di chi ha ricevuto l’avviso di garanzia – sarebbero addebitabili ad errori commessi dai Caf che si occupano delle pratiche, con conseguente indebita percezione del reddito di cittadinanza.

Le irregolarità avrebbero riguardato anche l’omissione, nella dichiarazione sostitutiva unica, di informazioni reddituali rilevanti – quali redditi percepiti, anche per attività di lavoro dipendente, e disponibilità immobiliari – che, se correttamente indicate, avrebbero posto i richiedenti al di fuori dei limiti previsti per l’ammissione al reddito.

Accertamenti anche su casi di mancata comunicazione, successivamente alla dichiarazione, della variazione delle condizioni che davano diritto al RdC: non sono rari i carsi registrati finora (anche nel resto d’Italia) di persone che hanno omesso di comunicare di aver iniziato un’attività lavorativa.

Irregolarità rispetto alle quali (se l’impianto dovesse essere ulteriormente confermato anche dai controlli incrociati in itinere) potrebbe profilarsi l’avvio delle procedure di revoca del beneficio e la restituzione delle somme indebitamente percepite (come è stato già chiesto ad alcuni cittadini raggiunti dagli avvisi di garanzia). A questo si aggiunge la denuncia alla Procura atteso che l’indebita percezione del beneficio è punita con la reclusione da due a sei anni, nei casi di presentazione di dichiarazioni attestanti cose non vere, e con la reclusione da uno a tre anni, nei casi di omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, successive alla presentazione della dichiarazione.