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Un campobassano a Mosca. Federico, imprenditore turistico: “Il vaccino Sputnik funziona, la Russia viene raccontata male”

Da sei anni in pianta stabile nella capitale russa, Federico Coccaro spiega la sua vita: “Putin non è un santo ma con lui è nata la classe media”.

Trasferirsi dalla piccola Campobasso alla grande Mosca non deve essere stato uno scherzo. Federico Coccaro ha compiuto il grande passo circa sei anni fa, ha sposato una russa, lavora nel campo del turismo ed è tornato in questi giorni. Uno dei suoi amori è la squadra rossoblù: “Sarà una bella festa di sport domenica contro il Bari, non vedo l’ora di andare allo stadio dopo tanto tempo”.

La storia di Federico è una dei tanti molisani costretti a lasciare la propria terra per trovare un lavoro stabile e una vita serena. In realtà, il viaggio ha sempre fatto parte della sua esistenza: “Ho sempre amato viaggiare, fin da ragazzo ho visitato i Paesi del Nord, come la Norvegia, la Finlandia. Poi da sei anni mi sono trasferito a Mosca, che è ormai una grande capitale moderna. Vivo per fortuna in una bella zona”. Lui è un imprenditore turistico, come si accennava, “sia a livello internazionale che nazionale, ovvero in Russia. Organizzo itinerari e tutto ciò che ruota attorno al discorso turismo. Anche in Italia lavoravo in questo ambito”.

La domanda sorge spontanea nella sua banalità e semplicità: come si vive nella Russia di Putin?

“Putin non è un santo. Ma da quando c’è lui al potere, negli ultimi venti anni, la classe media è cresciuta tanto. È vero, ci sono gli oligarchi, ma rappresentano una fetta della realtà sociale ed economica. La classe media è nata proprio negli anni duemila. Ed è il traino dell’economia, c’è una nuova generazione di giovani vogliosi e preparati. Non esiste il contratto a tempo determinato tranne che in rare eccezioni, non si resta precari a vita come spesso accade in Italia. Molti cambiano lavoro frequentemente. Questo è uno dei meriti di Putin. C’è dinamismo e ci sono tanti italiani. Poi è chiaro che Mosca è Mosca, al massimo si può accostare San Pietroburgo. Le periferie vivono altre realtà. Ma il discorso è generalizzato”.

Capitolo vaccino: lei ha fatto lo Sputnik, che però in Unione Europea non è riconosciuto. Ci spiega come vive questo disagio?

“Io ho fatto lo Sputnik a febbraio, un vaccino che in Italia non è riconosciuto. Se fosse stato lanciato in Europa come primo vaccino, a mio avviso, visto che è arrivato prima di tutti, avrebbe rivoluzionato il mercato globale. È stato boicottato, il discorso è tutto geopolitico. Viene esportato in settanta Paesi nel mondo e costa molto meno. Avrebbe dato fastidio ai colossi della farmacia. A San Marino hanno fatto lo Sputnik, non ci sono stati effetti collaterali particolari. Ho fatto i tamponi per tornare in Italia, devo fare sempre i tamponi per entrare in diversi posti qui. Io sono italiano di serie B perché vivo lì eppure sono vaccinato?”.

Eppure in Russia i contagi e i morti aumentano: come mai la percentuale dei vaccinati è così bassa?

“Paradossalmente con un vaccino fatto in casa molti non si vaccinano. Il russo ha una forma mentis particolare, è difficile fargli cambiare idea su alcuni argomenti. E infatti sono risaliti i contagi e i morti”.

Si sente l’effetto delle sanzioni imposte da qualche anno dalla comunità internazionale alla Russia dopo la crisi di Crimea?

“Tutto è iniziato con la questione della Crimea, è vero. È stata raccontata come un’invasione russa, ma non è così. La Crimea fu regalata dalla Russia all’Ucraina nel dopoguerra. Ma la popolazione è sempre restata a maggioranza russa. Hanno fatto un referendum dove vinse il partito che chiedeva l’annessione alla Russia. Il referendum non è stato riconosciuto dall’Ue. Da lì partirono sanzioni. Ma Putin ha bloccato le importazioni, puntando sulla coltivazione intensiva nella zona caucasica e aprendo diverse aziende casearie e di carni direttamente in Russia, con il cosiddetto made with Italy”.     FdS