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Le rubriche di Primonumero.it - L'Ospite

Elezioni Isernia, la colpa della sconfitta è dei partiti

La sconfitta di Isernia ha mostrato chiaramente come la “politica dei partiti” e non quella “della gente e dei territori” è un fallimento.

L’analisi del voto di due settimane fa e, ancora di più del ballottaggio, è chiara: se i partiti continuano con la loro politica personalistica, impositiva e sorda alla voce delle persone, sbatteranno continuamente contro un muro. Oggi quel muro si chiama Castrataro, domani chissà.

Gli unici responsabili della sconfitta sono i partiti. L’arroganza delle loro scelte, la mancanza di dialogo con gli alleati e con i cittadini, la chiusura ferrea a qualsiasi ci hanno condotto fin qui. Contro un muro. Non si sono resi conto che il clima è cambiato, che la società è cambiata: pensano di essere ancora nella Prima Repubblica con le sue logiche spartitorie e trasformiste.

I tavoli romani non possono imporre scelte senza confronto con gli amministratori. Né si può tirare un nome dal cilindro il giorno prima della presentazione delle liste. La costruzione di una candidatura è una cosa seria e deve essere condivisa con le stesse persone che poi dovranno recarsi alle urne. Non solo.

Succede, poi, che si ottiene uno scollamento enorme tra la politica delle stanze chiuse e dei trasformismi e la società. Il risultato è un allontanamento dei giovani dai partiti, dalla vita politica. Chi vuole inclusione e dialogo mai potrà accettare queste scelte calate dall’alto.

Questi stessi partiti, che a livello nazionale arrivano al 20-30% e in Molise faticano ad attestarsi al 2%, vogliono fare la voce grossa. A Isernia, con tutto il rispetto per l’amico Melogli, hanno imposto un nome che hanno spacciato per “usato sicuro” quando, invece, sarebbe stato necessario un volto più vicino alla gente e meno legato alla politica.

Nel centrosinistra lo hanno capito e hanno cavalcato la retorica del rinnovamento. Castrataro, sponsorizzato dai nomi eccellenti (che si sono nascosti dietro al suo non essere un politico di professione), ha nascosto bene i suoi difetti. E ha nascosto bene da dove è nata la sua candidatura.

Ciò che lascia a bocca aperta è anche il fatto che a nulla sia valsa la lezione di Campobasso. Anche lì la sconfitta è stata sonora: non è solo possibile fare un parallelismo tra le due elezioni, ma dire che si tratta di due tornate elettorali fotocopia. Ai partiti del centrodestra, soprattutto ai tre maggiori, non è bastata quella disfatta. A Isernia hanno usato lo stesso metodo. Quante altre bastonate vorranno avere prima di riuscire a capire che dovranno modificare la metodologia di scelta?

I partiti devono far capire alle altre anime del centrodestra della quale vuole essere la direzione da intraprendere, alla luce dei segnali che arrivano dalla gente. Se vorranno intestardirsi sulle stesse metodologie, allora è giusto che restino gli unici attori di questa infima politica.

Andrea di Lucente, consigliere regionale dei Popolari per l’Italia