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La Madonna degli Ulivi rientra nella chiesetta rurale per riabbracciare la sua domus abituale foto

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Rientra nella sua domus rurale la Madonna Nera di Santa Maria Lauretana, nei primi giorni del mese di ottobre, accompagnata  dal tepore piacevole di un sole tutto cristallino, ancora estivo.

Come vuole la tradizione da tempi immemori lascia così l’abitato per rientrare nella sua sacra dimora usuale. E’ stata esposta durante tutto il lungo periodo estivo all’attenzione degli emigranti e dei fedeli nella Chiesa del Purgatorio in pieno centro cittadino. Dopo la Santa Messa, domenica scorsa, nel rispetto delle norme anticovid, è stata salutata in Largo Angioino, ai piedi della Torre della Regina.

Ultimo addio, dunque, in un contesto pieno di emozione, tra silenzi profondamente spirituali, pause, canti e preghiere corali, guidate da Padre Vincenzo Bencivenga e don Angelo Castelli. La sacra scultura lignea, su un mezzo di trasporto della Famiglia Fontana, ha attraversato tutta solitaria le vie principali del paese, per raggiungere  la Strada  della Neviera, con destinazione la sua contrada naturale.

Dove un tempo sorgeva, appunto, su una motta normanna, l’antica Lauritum, come narrano le bolle pontificie relative all’anno Mille. Il villaggio era tra i più prosperi della zona. La prima menzione risale al 976 grazie ai duchi longobardi Landolfo e Pandolfo Capodiferro. L’antico toponimo riappare poi nella Sentenza del 1175 e nelle bolle pontificie di Lucio III e Innocenzo IV, rispettivamente del 1181 e dell’anno 1254. A perenne memoria di questo luogo antichissimo, oggi resta una piccola chiesa dove dimora tutta sola la Madonna di Laureto. Si tratta di una Madonna campestre, dalla pelle scura, di colore olivastro, portatrice di una storia di antica memoria che, puntualmente, risveglia il modus vivendi d’un tempo.

La sua presenza è legata alle vicende  tratturali del Celano – Foggia, che, a monte dell’antico sito,  delimita dolcemente tutta la piccola vallata del torrente omonimo, fino a quella più vasta del fiume Fortore in lontananza. La Madonna consente di rievocare il canto di una storia millenaria radicata nella vita della comunità. La sua presenza coinvolge grande e piccini. Ma, come nel passato,  sono soprattutto le donne ad occuparsi di Lei.

Si tratta di una scultura lignea di pregevole fattura. Luminosissima. Giovanile e piena di vita. Dotata di una  meravigliosa allegrìa. Piena di vivacità. Tutta sorridente col suo bambinello, come si nota dal reportage fotografico.  Sempre pronta a regalare uno spirito di bontà. E a trasmettere le migliori emozioni per spingere chiunque ad una buona azione. Il linguaggio della Madonna dalle pelle scura, a chiare note, ci dice di amare i più deboli e, in particolare, i bambini.

Ci ricorda di amare la natura, i terreni olivetati e il paesaggio circostante. In questo caso luogo principale delle attività rurali, emblema delle risorse locali. Non a caso nella sua festa più caratteristica, che si svolge sulla collina il Lunedì in Albis, il parroco benedice i bambini, le donne e la campagna circostante, ricca di una lunga fascia geometrica di terreni olivetati fino a Piana Porcara. Cuore, tra l’altro,  di una macchia mediterranea sempre più rara, area Sic, Sito di Interesse Comunitario, per la presenza  di svariate essenze arboree in via di estinzione. La chiesa seicentesca della Madonna degli Ulivi sorge su una caratteristica collina, dove gli Ulivi della Madonna, appunto, danno vita ad un contesto ambientale decisamente interessante. Che colpisce nella sua morfologia naturale anche l’osservatore più distratto.

L’insieme del contesto ambientale appare magicamente come un dono della terra. Esposto a mezzogiorno nella posizione migliore verso la Capitanata. Qui, nel regno dell’Oliva Nera di Colletorto, la cultivar più preziosa del settore oleario, il lavoro nei campi s’intreccia al viaggio di una bella tradizione che ogni anno mette al centro non solo la venerazione della Madonna. In mezzo ai tronchi rugosi degli olivi la voce dello spirito sale di tono. Talvolta sussurra con orgoglio una invocazione silenziosa. Mentre sale in alto s’incrociano gli sguardi.

Stranamente, più di tanti libri, i sentimenti insegnano ad amare di più i ritmi semplici di quest’area marginale. Quasi sempre lontana dagli  squilibri paurosi del nostro tempo. Al centro del cuore vi sono le mamme, i bambini, il lavoro. E una luce solitaria che rincuora. Perchè brilla di letizia e accende a tutto campo le speranze di un futuro migliore.

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