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Anziana sequestrata e picchiata in casa: arrestate due donne. Indagato il nipote della vittima foto

Una rom di 27 anni è in carcere, la complice di 24 anni è confinata ai domiciliari: hanno agito sapendo dal nipote della vittima che aveva dei soldi in casa

Campobasso: palazzina di via Marche. In uno degli appartamenti, quelli allineati per struttura e colore, vive una donna di 77 anni, vedova da pochi mesi. E’ il 31 maggio 2021: in casa entra una ragazza con il volto scoperto, la butta a terra, le chiude la bocca e le lega le mani, le afferra la testa tirandole i capelli e la sbatte sul pavimento più e più volte. Percosse cadenzate dalle urla: “Dammi i soldi”. Soltanto quando la vittima comincia a perdere sangue dal capo, la donna che la sta aggredendo fugge. E non lo fa per rimorso ma soltanto perché teme che quell’azione, descritta come “abominevole”, possa trasformarsi in omicidio.

Carabinieri Campobasso arresti anziana sequestrata

In carcere è finita una cittadina rom di 27 anni con precedenti per spaccio di droga e una famiglia macchiata dagli stessi delitti che hanno già  segnato la sua scheda anagrafica custodita nella banca dati delle forze dell’ordine.

Agli arresti domiciliari è finita una ragazza di 24 anni che si trascina segnalazioni per consumo di droga ma che – come per la complice – arriva da un contesto familiare gravato da altri delitti.

E c’è anche un indagato: è il nipote della vittima. Anche lui ha 27 anni ed è incensurato. Lavora in una nota ditta di Campobasso e sulla sua posizione sono ancora in corso le indagini.

I carabinieri del nucleo investigativo e del reparto operativo, sono stati loro ad indagare in questi mesi, a fornire alla procura elementi incontrovertibili a carico degli indiziati e ad eseguire questa mattina le misure cautelari per tentata rapina aggravata e spaccio di sostanze stupefacenti.

I fatti, definiti “spaventosi” finanche dagli stessi investigatori, sono stati illustrati ai giornalisti in una conferenza stampa convocata presso il comando provinciale dell’Arma di via Mazzini.

La cronaca: la vittima, il 31 maggio è sola in casa. Il delitto che sta per accadere è studiato a tavolino. Perchè l’anziana, dopo la morte del marito avvenuta pochi mesi prima, vende dei terreni e guadagna dei soldi che tiene nascosti in casa. Circostanza di cui sanno soltanto i familiari, seppure tenuti all’oscuro dalla stessa 77enne su dove avesse nascosto il denaro. Ecco perché le indagini poi sono confluite anche sulla famiglia e quindi sulla figura del nipote, 27 anni, indagato a piede libero e difeso dall’avvocato Giuseppe Fazio.

Il ruolo delle due donne: la complice, quella che si trova ai domiciliari, spegne il contatore elettrico. La vittima va fuori sul pianerottolo per accertarsi di cosa è appena accaduto ma ad aspettarla sull’uscio c’è la rom 27enne. La spinge in casa, la butta  a terra e da quel momento inizia l’inferno.

L’anziana si dimena e urla. La rom non desiste: le chiude la bocca con un nastro adesivo e le lega le mani. le si butta addosso, l’afferra per i capelli, le tira la testa e inizia a sbatterla sul pavimento. “Dammi i soldi“, ripete continuamente. Nel frattempo la complice, che fa da palo, distrae la dirimpettaia di casa della vittima inducendola a fare un giro dell’isolato e mantenendo contatti con la rom via whatsapp.

Le percosse continuano ma l’anziana non le dà i soldi, nè le svela dove li ha nascosti. Sta per svenire, perde sangue dalla testa, la 27enne si rende conto che quel tentativo di rapina può trasformarsi in qualcos’altro e fugge. In macchina l’aspetta la complice.

La vittima ha le ultime energie soltanto per chiamare il 112. Sul posto arrivano carabinieri e ambulanza. La 77enne resterà in ospedale per diverso tempo ma i carabinieri iniziano una meticolosa attività d’indagine che da subito si indirizzano sul mondo dello spaccio e della tossicodipendenza.

Durante l’attività tecnica “che ci ha sconvolto per le rivelazioni che abbiamo verbalizzato – commenta  il colonnello Luigi Dellegraziele due parlavano di quanto accaduto senza alcuna forma di pentimento“.

Raccontavano quel delitto “come se fosse stato una scampagnata“. In una conversazione telefonica una delle due dice riferendosi alla vittima “Certo che era bella tosta“. Un’altra: “Diremo ai nostri figli quello che abbiamo fatto“, con la fierezza di chi spietatamente si inorgorglisce di un reato spregevole come quello di cui si sono appena macchiate.

Le due autrici della tentata rapina sono difese dall’avvocato Silvio Tolesino. I capi d’imputazione sono argomentati da fatti e circostanze lampanti ed inequivocabili. Il nipote della vittima, invece, dovrà spiegare “perché” ha permesso che tutto questo accadesse.