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Anziana pestata per rapina, la donna reclusa a Rebibbia non risponde al giudice

La 27enne si è avvalsa della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio di garanzia che si è tenuto oggi pomeriggio

L’interrogatorio di garanzia a carico della rom 27enne di Campobasso e della sua complice di 24 anni si è tenuto oggi pomeriggio in tribunale.

Sono accusate di tentata rapina aggravata e spaccio di sostanze stupefacenti. Martedì mattina i carabinieri del comando provinciale di via Mazzini hanno eseguito le due misure di custodia cautelare: il carcere per la 27enne, reclusa adesso a Rebibbia, e i domiciliari per la 24enne che nella ricostruzione dei fatti non avrebbe materialmente partecipato all’aggressione e al tentativo di rapina ma avrebbe fatto da palo.

La principale indagata ha partecipato dal carcere di Rebibbia in videoconferenza e al giudice ha dichiarato di volersi avvalere della facoltà di non rispondere alle domande poste dall’autorità giudiziaria rispetto alle accuse raccontate e documentate nel fascicolo che i carabinieri hanno inoltrato alla procura dopo cinque mesi di indagini, accertamenti tecnici e verifiche incrociate.

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La rom è difesa dall’avvocato Silvio Tolesino. Il legale non ha voluto esprimere alcun commento né prima né dopo l’udienza del pomeriggio. Il giudice intanto ha convalidato le misure, spetterà ai difensori la valutazione di un ipotetico ricorso al tribunale del Riesame.

Anche la complice si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

C’è anche un terzo indagato in questa triste vicenda che ha scosso l’intera comunità di Campobasso: si tratta del nipote 27enne dell’anziana signora che il 31 maggio scorso è stata sorpresa sul pianerottolo di casa in via Marche, scaraventata nel suo appartamento e trascinata per i capelli fino a sbatterle la testa contro il pavimento perché svelasse alla donna che la teneva immobilizzata dove aveva nascosto i soldi guadagnati dalla vendita di alcuni terreni avvenuta qualche settimana prima.

Intanto un aspetto è consolidato e cioè che tutto quanto accaduto e scoperto dai carabinieri avviene per l’ennesima volta nel mondo dello spaccio e della tossicodipendenza. Ambedue le indiziate raggiunte da misura restrittiva sono infatti consumatrici di sostanze stupefacenti. Terminato l’interrogatorio di garanzia, il giudice per le indagini preliminari si è riservata di decidere sulla richiesta di scarcerazione delle due donne.