Quantcast

A pugni col “Destino”: il primo album di Donpero è un fiore germogliato dal dolore

Uscita da poche settimane appena, la prima opera dell’artista e producer campobassano (già pubblicata e disponibile su tutte le maggiori piattaforme digitali) ha fatto registrare una pioggia di apprezzamenti: “Un posto intimo e profondo. Metaforicamente parlando, l'album è un seme nato dalle mie sofferenze”.

donpero

La vita, spesso, risorge dalle macerie. Un mistero scritto nel sangue: quello che abbiamo versato soffrendo e quello miracolosamente sottratto ai dolori vinti dal nostro coraggio. Servono entrambi, sempre, a irrorare i germogli che silenziosi nascono dal pianto. Donpero lo conosco: i suoi bui non li ho mai visti. Eppure ne ho sentito i singhiozzi; perché la musica -la sua musica – parla. Accarezzandoti. Talvolta col velluto, talvolta coi graffi di lame emotive. “Destino” è un album di una rabbia educata, di attimi struggenti, di patimenti sbriciolati e ricomposti in frammenti, frame, ricordi che trapassano uditi purtroppo sempre meno abituati alla poesia sonora. I battiti si mischiano coi tempi, sciolgono nodi e risalgono in gola: talvolta sulfurei, talvolta impregnati di luce. Negli occhi ho avuto, a tratti, anch’io il sapore delle lacrime. Che restano vive sotto la pelle. Nonostante universi musicalmente distanti, nonostante chi scriva provenga dagli imperi borchiati di riff ruggenti e chitarre al vetriolo.

Potrei dirvi, invece, da dove lui proviene. Potrei raccontarvi delle aperture live dei Videomind (Tayone, Paura e Clementino) e di artisti quali Noyz Narcos, Luchè, Gue Pequeno, Sfera Ebbasta, Tedua e altri. Potrei, ma credo sia giusto non farlo. Per lasciare in mano a Donpero le redini del proprio “Destino”. Per lasciare che sia a spiegare le ragioni dell’assenza e della lacerazione, di una memoria spesso matrigna, di afflizioni che sommergono parole. Della speranza che taglia la notte; pure quella più cupa.

“Destino” è evocazione di appartenenza: a un’anima identitaria, a una semantica biografica. Visto dal suo creatore, Donpero, dove nasce e dove porta il destino di “Destino”?

Proprio così, il mio è un un progetto profondamente personale, dunque anche il titolo stesso è fortemente autobiografico. Infatti tutto ciò che poi racconto attraverso le tracce fa parte di ciò che realmente è accaduto nella mia vita e che, dunque, ha fatto parte del mio, di “Destino”. Dove porta non lo so, spero però che non porti a un traguardo, perché perderei l’orientamento verso altri obiettivi.

Tralasciando gli inflazionati quesiti e le “coccarde” sugli eventuali pezzi preferiti, ch’è un po’ come chiedere a una madre qual è il figlio migliore…Il seme concettuale alla base dell’album in quale “stanza interiore” risiede?

La prima traccia del mio album è Intro-Verso e questo non è un caso. Il nome stesso del brano, oltre a lasciare intendere una delle mie caratteristiche, ci dà già un assaggio di quello che andremo ad ascoltare, o almeno del posto in cui ci porterà; Un posto intimo e profondo. Metaforicamente parlando, l’album è un seme germogliato dalle mie sofferenze.

Ciò che mi ha colpito al primo ascolto, al di là della cifra stilistica e dei numerosi accenti tecnici disseminati nel lavoro, è stata la capacità di trasmettere la variabile emotiva: un dardo che arriva, forte ed educato, a rapire gli istanti che si succedono in cuffia.

Apprezzo il fatto che il mio disco ti sia arrivato come un dardo educato e non come un proiettile violento. Il mio intento, infatti, non è quello di ferire chi ascolta, ma di metterlo davanti a quelle emozioni che magari rimangono impolverate dentro di noi per tanto tempo. Sono felice, quindi, delle tue parole, perché sento di essere riuscito nel mio intento.

Sai quanto sia radicata in chi scrive l’idea dell’appartenenza alla propria terra, alla propria città, a tradizioni e radici che – vista la medesima provenienza geografica – condividiamo. Mi piace pensare che ognuno possa costruire, compatibilmente con una volontà trascendente, il proprio “fato”. Quanto e in che misura la tua identità territoriale ha contribuito a “costruire” questo album?

Tanto, se non tantissimo. Sono fiero delle mie radici e le porto inevitabilmente dentro di me, qualsiasi cosa faccia. La realtà molisana e più nello specifico quella campobassana non sono realtà stimolanti, ma a volte bisogna sapere raschiare il fondo: trovare lo stimolo nel “non-stimolo”, per riuscire a creare qualcosa di unico, come spero possa essere per qualcuno il mio album, “Destino”.

Donpero

Più informazioni su