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Sogni e lezioni del giovane Edoardo, scelto tra i 28 della Normale. “La scuola in Italia è stata sacrificata, che errore”

Prima la Maturità classica, ottenuta col massimo dei voti, poi di nuovo studio matto e disperatissimo per preparare il concorso. Ma Edoardo Maria Pinti, 19 anni di Termoli, ce l'ha fatta, a dispetto della numerosissima e 'agguerritissima' concorrenza. Oltre 200 brillanti menti provenienti da tutta Italia ci hanno provato, lui ha raggiunto l'obiettivo. "Non è un traguardo ma un punto di partenza". Lo abbiamo intervistato e abbiamo parlato con lui di sogni, aspettative, prospettive per il domani. Con un occhio al passato e uno al futuro

edoardo maria pinti

Un momento topico nella vita di molti, un passaggio ‘esistenziale’ che ha il sapore del futuro, il proprio. Ancor di più se quel passaggio significa iniziare l’avventura accademica in una delle migliori università italiane e del mondo, la Scuola Normale Superiore di Pisa. È quello che sta succedendo ad Edoardo Maria Pinti, 19enne di Termoli neodiplomato – brillantemente, ça va sans dire – al Liceo Classico ‘Perrotta’.

Nella settimana che sta per concludersi il giovane ha salutato la ‘sua’ Termoli e si è trasferito nella località toscana dove a ottobre inizieranno ufficialmente i corsi. Lui frequenterà quelli della classe di Lettere (Filologia classica e storia antica) per cui è stato selezionato su oltre 200 candidati (ma c’era stata una scrematura prima ancora). Ce l’hanno fatta solo in 28 (e altri 32 nella classe di Scienze), giovani di tutt’Italia con il sogno (e un bel bagaglio culturale preliminare) di entrare a far parte dello storico e rinomato istituto.

Ma per raggiungere l’agognata meta il ‘nostro’ ha dovuto affrontare ben 6 prove, di cui 3 scritte e 3 orali. In primis la versione di latino (dell’autore Livio), poi il tema di italiano – “la traccia che ho scelto era su un componimento di Leopardi”, ci dice Edoardo – e infine una prova di filosofia. Il tutto dal 23 al 27 agosto. Superate con un buon punteggio queste, si è passati alle prove orali sugli stessi argomenti degli scritti. Un tour de force durato una mattinata intera (il 9 settembre) e seguito a giorni di attesa per i risultati. “Non ritenevo plausibile farcela, è stata una sorpresa incredibile”.

Edoardo, ancora in fibrillazione per il traguardo raggiunto, dopo un’estate sui libri (il suo Esame di Stato è terminato il 14 giugno), a metà settembre ha così messo un punto fermo alla sua vita: i suoi studi universitari saranno alla ‘Normale’. “Quando ho avuto i risultati (una settimana dopo le ultime prove) mi sono accasciato a terra in preda a una forte emozione. Non riuscivo a crederci, in quel momento ho compreso che si era realizzato un sogno”, ci racconta alla vigilia della sua partenza per la Toscana. Quello di approdare in quella Università, e non in un’altra, era un vero e proprio desiderio, dapprima fuggevole, poi fattosi sempre più costante nella mente di Edoardo. Non è un caso se già a inizio 2021 il giovane ha preso in mano i manuali di preparazione al concorso e pian piano ha iniziato a scartabellarli, dimostrando nei fatti di avere le idee chiare e di voler raggiungere quella ‘stella’.

E i tanti sacrifici e il costante studio hanno dato ragione al brillante ragazzo termolese, appassionato di letteratura grazie ai tanti autori incontrati sul suo cammino di lettore. Non vuole però che si parli di ‘traguardo’: non è certo un punto di arrivo ma solo un principio, irto peraltro di difficoltà. L’inizio di una vita nuova, da qualunque punto di vista la si veda. Edoardo sa che lo attendono molte altre prove, ma tutto ciò non lo spaventa affatto. “Senza dubbio ho davanti a me la prospettiva di lavorare e impegnarmi moltissimo. Ed è quello che farò”.

D’altro canto la ‘vita nuova’ significherà anche il trasferimento in una nuova città, nuove avventure, nuove esperienze e nuovi incontri. Aspettative? “Penso che frequenterò un ambiente stimolante, pieno di suggestioni. Avevo sempre pensato che mi sarei iscritto all’Università in una città diversa da quella dove sono nato e vissuto. La prospettiva di cambiare ambiente è emozionante, l’ho sempre percepita così. Ovviamente quanto più si avvicina il momento fatidico – e per Edoardo quel momento è arrivato – più si avverte un senso di malinconia. Benchè io riconosca che sia una cosa quasi ‘fisiologica’, so anche che non sarà facile allontanarsi da un contesto familiare, dove ci sono tante persone che mi hanno sostenuto, che mi hanno fatto star bene”.

Sembra una nuova era che si apre, dopo un anno e mezzo di lezioni perlopiù in Dad e con la cupa ombra della pandemia onnipresente. Ora però le cose sono notevolmente cambiate ed Edoardo lo sa bene. Adesso l’ottimismo e la fiducia hanno impresso i loro ‘colori’ nella sua vita. “Spero, e credo, che saremo presto fuori da questa situazione, e già il fatto che ci venga permesso di frequentare le lezioni in presenza mi sembra un modo di avvicinarci alla risoluzione definitiva. Purtroppo non ci siamo liberati del tutto dallo spettro della didattica a distanza, ma io sono fiducioso”.

L’ultimo anno e mezzo, coinciso per Edoardo con la fine del percorso liceale, è stato – per lui come per moltissimi studenti e docenti italiani – oltremodo complesso. E qui il giovane studente ci tiene a dire la sua, e la sua è forse la ‘voce’ di tanti, non ascoltati in tutto questo tempo. “Io penso che la Dad sia stato un metodo che fin quando era una necessità ineludibile era giusto da utilizzare. Tuttavia quando questa modalità poteva essere bypassata doveva secondo me perseguirsi l’idea che la presenza era necessaria. E invece è un po’ passato il messaggio che tra le varie attività umane la scuola fosse quella più sacrificabile, e secondo me non è assolutamente così”. Il suo pensiero va non solo ai liceali e agli studenti dei vari istituti superiori ma anche e soprattutto ai discenti delle scuole inferiori: “Ci sono bambini e bambine per cui questo percorso è stato in un certo senso traumatico”. Nonostante le difficoltà incontrate e patite, Edoardo riconosce l’impegno dei professori, a partire dai suoi, nel tramutare questa ‘imposizione’ in una nuova opportunità. “Loro ce l’hanno messa tutta, li ho percepiti sempre molto attivi e propositivi, con la ferma volontà di voler continuare a trasmetterci qualcosa anche se nella mutata modalità didattica”.

 

Il peggio sembra alle spalle, si sono aperti nuovi squarci sul tempo a venire. Le valigie sul letto sono quasi pronte: presto Edoardo partirà per Pisa, accompagnato dai suoi genitori, orgogliosissimi del loro figlio. E poco dopo per lui si spalancheranno le porte del collegio. “Ho già conosciuto alcuni ragazzi selezionati come me, arrivano da tutt’Italia”.

Non sempre un giovane sotto i 20 anni sa qual è la strada che vuole prendere. Non così per Edoardo che dopo il percorso universitario ci confessa di voler proseguire gli studi come ricercatore nell’ambito della filologia latina e della letteratura italiana del ’900. “I miei autori preferiti? Catullo e Ovidio per quanto riguarda il mondo classico ma in assoluto le mie preferenze vanno a Moravia”. Guarda all’oggi Edoardo ma non perde di vista la stella di domani. “In Normale la competizione è molto forte, non ci spererei. Ma mi piacerebbe fare il dottorato anche in un’altra Università o, perché no, all’estero”.

La passione, si sa, le sue strade le trova sempre.