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Un secolo di vita per don Giovanni, infaticabile sacerdote da 74 anni: grazie a lui Ferrazzano ha casa canonica e scuola materna

Domani - 6 settembre - Ferrazzano festeggerà i cento anni del vulcanico sacerdote che per 58 anni ha guidato la parrocchia dell'Assunta e negli ultimi tempi celebrava nella chiesa della Libera di Campobasso. Solo una brutta caduta poteva fermare don Giovanni Cerio, sacerdote che ha iniziato la sua formazione dai salesiani e ha lasciato tante opere concrete al paese: dalla scuola di via Roma all'edificio che ospita il Teatro del Loto. Il suo segreto? "Ho cercato sempre di essere un fratello per tutti. Ora i miei parrocchiani pregano affinchè torni a celebrare messa".

Non è mai stato un sacerdote qualsiasi. Piuttosto un punto di riferimento fondamentale per Ferrazzano, nel quale don Giovanni Cerio è stato parroco per 58 dei suoi 74 anni di sacerdozio. Domani (lunedì 6 settembre) festeggerà i suoi cento anni. Un traguardo a cui giunge con lucidità e con il solito piglio vulcanico e grintoso. Alle spalle una storia lunghissima che si snoda tra il Novecento e il Duemila, anni in cui è cambiato anche lo stesso approccio della Chiesa ai fedeli ma non l’amore con cui don Giovanni ha guidato la comunità ecclesiale ispirandosi all’esempio di San Giovanni Bosco. “Per me è stato un protettore assieme alla Madonna Maria Ausiliatrice”, racconta a Primonumero. “Voglio bene alla mamma di Gesù, che è la mamma di tutti, specialmente di noi sacerdoti”, dice con semplicità.

A Ferrazzano (dove tra l’altro abita tuttora) ha lasciato un segno forte, concreto, che sarà ricordato per sempre: ha fatto costruire, quando era parroco della chiesa dell’Assunta, la casa canonica. E poi grazie a lui è stato realizzato l’edificio che ospita attualmente il Teatro del Loto: don Giovanni ha pagato di tasca propria la costruzione del primo piano.

Teatro del Loto Ferrazzano

“I finanziamenti statali non bastavano e – spiega – mi sembrava brutto che in piazza Castello ci fosse un edificio con un piano solo. Quindi chiesi il permesso al vescovo di allora, monsignor Alberto Carinci, per realizzare il primo piano dell’immobile. Oggi c’è questo bell’edificio che ospita il Teatro del Loto”. In via Roma, sempre a Ferrazzano, don Giovanni è riuscito a far costruire la scuola materna. E ancora, racconta: “Nel 1962 ho fatto ristrutturare completamente la chiesa parrocchiale. Nel 2000, nell’Anno santo, l’ho fatta ritinteggiare. E’ una delle più belle chiese della nostra Diocesi”. Tante opere concrete e al servizio della sua comunità, quindi. Come se fosse una sorta di sindaco in paese anche se lui, ci tiene a dirlo, “non mi sono mai interessato della politica”.

Centro anziani Ferrazzano

Don Giovanni insomma non è un sacerdote qualsiasi e anche alla soglia dei cento anni ha continuato ad essere vicino ai fedeli celebrando messa nella chiesa della Libera di Campobasso. Solo un incidente poteva fermare il vulcanico prete: una caduta proprio davanti alla chiesa di piazza Municipio che ha provocato la rottura del femore lo scorso aprile. Oggi don Giovanni è sulla sedia a rotelle, si è affidato ad un fisioterapista per rimettersi in piedi e portare avanti il suo operato: continua a prodigarsi con grande lucidità e amore. E nella sua abitazione ha realizzato un piccolo altare dove alle 17 in punto, ogni giorno, celebra l’eucarestia: “Quando Gesù viene nella mia anima, prego affinchè tutti i giovani possano tornare ad amarlo e a seguirlo. Oggi il benessere li ha allontanati dalla Chiesa”.

don giovanni cerio

La sua missione è iniziata il 13 luglio 1947. “Da quel giorno – ci racconta con voce stentorea – la mia vita è sempre stata rivolta non solo a Dio Padre e allo Spirito Santo, ma in particolare al Figlio di Dio fattosi uomo: il Signore mi ha chiamato a servirlo anche come sacerdote e il sacerdote rappresenta ed è realmente il Cristo sulla terra. In questi 74 anni di sacerdozio quindi ho cercato di condurre, per quanto mi è stato possibile, anime ad amare Gesù. Questa è stata la mia grande missione da quando sono diventato sacerdote. Per 58 anni sono stato parroco di Ferrazzano e quindi ho dovuto svolgere tutto il bene spirituale dei cittadini di Ferrazzano”.

Lei è nato da una famiglia di contadini. Perchè ha deciso di prendere i voti?

“E’ stata una chiamata straordinaria. Era domenica, il parroco disse che a San Severo era stato aperto un Aspirantato salesiano e ci era andato già un ragazzo di Ferrazzano. Tornato a casa, dissi a mia madre che volevo andare anche io dai salesiani. In quel periodo frequentavo il secondo anno della scuola commerciale di Campobasso. Quindi mi affrettai per andare a San Severo e pochi giorni prima di Natale sono partito. Non ho voluto nemmeno trascorrere il Natale a casa per andare in questo istituto in cui sono stato per tre anni. I salesiani, fondati da San Giovanni Bosco, mi hanno attirato a vivere come facevano loro. Però, io ero figlio unico e ad un certo punto i miei genitori mi chiesero di tornare a Campobasso per frequentare il seminario diocesano di via Mazzini. E per far piacere loro ho fatto questa scelta. Lì ho preso la licenzia ginnasiale, poi ho frequentato il liceo a Benevento. Poi è scoppiata la guerra. Infine, ho frequentato gli ultimi anni al seminario regionale di Chieti. Quindi il 13 luglio del 1947 sono stato ordinato sacerdote nella cattedrale di Campobasso. La mia vocazione è nata dai salesiani. Anche per questo ricordo, quando ero parroco di Ferrazzano, ho chiesto al vescovo di quel tempo – monsignor Santoro – di intitolare la parrocchia costruita nel nuovo quartiere di Nuova Comunità”.

Qual è stato il suo rapporto con i fedeli?

“Io ho fatto sempre capire che il sacerdote rappresenta Cristo sulla terra. Quando si va dal sacerdote, è come se si parlasse con Dio stesso. Quindi ho sempre stabilito con tutti dei rapporti fraterni in modo tale che le persone potessero dire tutto quello che sentivano dentro di sè. E io tramite la Parola di Dio ho cercato di indicare la via buona per ciascuno. Ho cercato sempre di essere un padre spirituale, un fratello e un amico di tutti”.

Don Giovanni Cerio Ferrazzano 100 anni

C’è stato un momento in cui il Signore l’ha messa di fronte ad una prova difficile?

“Credo di non aver mai avuto grandi difficoltà nell’esercitare il mio ministero. Mentre ero parroco – e lo sono stato per 58 anni come ho già detto – io sono stato in Curia e ho un primato mondiale: sono stato in Curia per 63 anni di continuo e credo che nessun sacerdote lo sia stato. In Curia ho avuto rapporti con altri fedeli, con altri sacerdoti e con i vescovi perchè sono stato economo del seminario, Vicario generale (con monsignor Dini, ndr) e infine ho ricoperto l’incarico di economo diocesano. Nel 2010 sono andato via e come economo ha lasciato una buona somma alla Diocesi”.

Non ha lasciato la Chiesa però…

“Negli ultimi tempi, confessavo e celebravo nella chiesa della Libera per cinque giorni alla settimana. Fino a quando il 17 aprile purtroppo sono caduto. I fedeli pregano affinchè io possa tornare al più presto. Ogni tanto, per la confessione, qualcuno viene qui, a casa mia a Ferrazzano. Al mio posto c’è don Nicola Cavaliere. I fedeli sono contenti ma aspettano che io torni nella chiesa della Libera”.

E’ emozionato di festeggiare questi 100 anni?

“E’ un dono molto grande che mi ha fatto il Signore, specialmente per me sacerdote che ho portato per quanto possibile anime a Gesù”.

In tale occasione la piazza di Ferrazzano ospiterà una particolare cerimonia alla presenza del vescovo Giancarlo Bregantini, di monsignor Angelo Spina (vescovo di Ancona ed ex parroco di Bojano) e di monsignor Armando Dini (attualmente in pensione, ndr).

E’ una vera festa per Ferrazzano, suo paese natale. Ma è anche una gioia grande per tutta la diocesi, che in Don Giovanni vede e festeggia un prete che ha dato tempo e risorse per la crescita della terra del Molise“, ha scritto Bregantini in un messaggio inviato qualche giorno fa alle redazioni giornalistiche. “Ha sempre agito con fermezza e salute. Ed anche quando si è rotto il femore, sulla soglia della chiesa della Libera, in città, dove celebrava ogni giorno, assicurando anche il servizio delle confessioni, si è poi ripreso con passione ed energia vitale. Gli assicuriamo la nostra preghiera e vicinanza, con un grazie a chi lo assiste con cura mirabile“.